Giorgia Meloni, “l’Angela Merkel italiana”
La stampa della Svizzera francese e tedesca evidenzia il record raggiunto venerdì dalla presidente del Consiglio, che ha superato il record di longevità di Silvio Berlusconi. Riflettori puntati anche sulle divisioni dell’opposizione in Italia, sul ruolo delle donne nella Resistenza e su un progetto di reinserimento delle e dei detenuti minorenni.
Una premier pragmatica ma con poche visioni
“L’Angela Merkel italiana”, “Il fenomeno Meloni” o ancora “L’eterna Giorgia Meloni”: la stampa della Svizzera tedesca e francese mette in risalto questa settimana il record di longevità della leader di Fratelli d’Italia. “Venerdì [4 settembre] la presidente del Consiglio taglierà un traguardo importante: con 1’413 giorni di mandato ininterrotto, diventerà il capo di Governo che ha ricoperto la carica più a lungo dalla fine della guerra in Italia”, scrive il corrispondente nella Penisola dei giornali del gruppo CH MediaCollegamento esterno.
Con questo primato, Giorgia Meloni supera il record detenuto da Silvio Berlusconi. Per CH Media, il segreto della sua durata politica risiede soprattutto nella capacità di tenere unita la coalizione e di resistere alle pressioni interne. Emblematica la sua replica all’ex Cavaliere dopo le elezioni del 2022: “Berlusconi ha dimenticato un punto nella sua lista: nemmeno io sono ricattabile”.
Il paragone più ricorrente è quello con Angela Merkel. Secondo CH Media, la premier italiana “è capace di gestire il potere, è rispettata sulla scena internazionale ed è capace di mantenere unite le coalizioni”. Ma alla cancelliera tedesca la accomunerebbe anche una certa riluttanza ad affrontare le grandi questioni strutturali del Paese.
Un’analisi analoga emerge in un’intervista concessa alla Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno dal politologo Giovanni Orsina. Pur definendo quello di Meloni “un Governo molto stabile”, l’esperto osserva che “se ci chiediamo quali siano state le grandi riforme introdotte da questo esecutivo, il bilancio è praticamente pari a zero”. A suo giudizio, il paradosso è che “forse questo Governo è rimasto in carica così a lungo proprio perché non ha realizzato riforme”.
Orsina definisce Meloni “una politica pragmatica”, una leader che “ha valori, ma non ha visioni”. “Se le si chiedesse ‘Cosa vuoi fare tra due anni?’, la sua risposta sarebbe: ‘Tra due anni? Meglio che mi chiedi cosa farò domani’. Sotto questo aspetto assomiglia ad Angela Merkel”, sottolinea il politologo. Come la leader tedesca, Meloni è una figura capace di occupare il centro della scena politica, di tenere unita la sua coalizione e di trasmettere un’immagine rassicurante. Parte del suo successo deriverebbe anche dal fatto di apparire “molto meno narcisista e molto meno egocentrica” rispetto ai leader che hanno dominato la politica italiana negli anni precedenti.
Anche la Radiotelevisione svizzera di lingua-tedesca SRFCollegamento esterno si interroga sui risultati concreti dei quattro anni di Governo Meloni. Nel reportage vengono raccolte testimonianze contrastanti. A Scampia, periferia di Napoli, lo scrittore Emanuele Cerullo osserva che “qui la gente semplicemente non viene ascoltata” e sostiene che, nonostante le nuove leggi sulla sicurezza, “a Scampia è cambiato ben poco”. Dall’altro lato, il professore Francesco Magni difende la linea del Governo in materia scolastica affermando che “le radici italiane, europee e cristiane devono tornare al centro dell’attenzione”.
Sul piano economico, il bilancio appare più sfumato. L’imprenditrice agricola Caterina Ricci osserva che “i conti spesso non tornano, la situazione è estremamente complessa”, mentre una coppia di madri lamenta che “l’accesso alle cliniche per la fertilità in Italia continua a esserci legalmente precluso”. La SRF ricorda inoltre che la natalità è scesa a un minimo storico proprio durante il Governo Meloni.
Nonostante le critiche, la stampa svizzera concorda su un punto: la premier resta politicamente forte. E se la coalizione arriverà integra alle prossime elezioni, Giorgia Meloni stabilirà un nuovo record: completare un’intera legislatura senza cambi di Governo, un risultato mai raggiunto nella storia della Repubblica italiana.
Ogni settimana proponiamo un riassunto dei temi che riguardano l’Italia di cui si è occupata la stampa della Svizzera tedesca e francese. Se vi interessa riceverla comodamente nella vostra casella di posta elettronica, potete abbonarvi alla nostra newsletter gratuita “La selezione della settimana”.
“Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io”
Mentre Giorgia Meloni si avvicina al record di longevità a Palazzo Chigi, l’opposizione italiana appare ancora lontana dal presentarsi come un’alternativa credibile. È questa la conclusione dell’analisi pubblicata dalla Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno, secondo cui la principale minaccia per il centrosinistra non proviene dalla destra al governo, bensì dalle divisioni interne al proprio schieramento.
Il quotidiano zurighese nota anzitutto una curiosa coincidenza: le due principali leader della politica italiana, Giorgia Meloni ed Elly Schlein, hanno contribuito a portare una certa stabilità in un sistema tradizionalmente instabile. Schlein, scrive la NZZ, ha ottenuto un risultato insolito per il Partito Democratico, che in passato “ha consumato i suoi segretari quasi con la stessa rapidità con cui la Repubblica italiana consumava i suoi Governi”.
La vera sfida per la segretaria democratica arriva però dall’interno del suo stesso schieramento. “Il suo rivale più pericoloso è Giuseppe Conte, due volte presidente del Consiglio e leader del Movimento 5 Stelle”, sottolinea il giornale. Durante l’estate, l’ex premier ha cercato di rafforzare il proprio profilo politico prendendo esplicitamente le distanze dalla cultura woke e criticando il sostegno militare all’Ucraina.
Secondo la NZZ, Conte sta conducendo “non una battaglia contro Meloni, ma contro Schlein”. La sua strategia mira a intercettare due tendenze profonde dell’elettorato italiano: “il tradizionale pacifismo e il radicato conservatorismo sociale”. In questo modo, il leader pentastellato cerca di impedire che il Partito Democratico possa rivendicare automaticamente la guida di una futura coalizione di centrosinistra.
Per il quotidiano elvetico, la situazione è resa ancora più urgente dal fatto che, “nonostante la vittoria di Meloni quattro anni fa sia stata dovuta soltanto alla frammentazione della sinistra, quest’ultima non è riuscita fino ad oggi a costruire un’alleanza nazionale”. Eppure, ricorda l’articolo, le coalizioni del cosiddetto campo largo funzionano spesso bene a livello regionale.
L’analisi della NZZ è piuttosto pessimistica sulle prospettive dell’opposizione. Citando lo scrittore Francesco Piccolo, il quotidiano zurighese osserva che le primarie invocate da Conte rischiano di alimentare una tendenza storica della sinistra italiana: “Non combattere contro i partiti dello schieramento avversario, ma contro quelli della propria coalizione”. Una dinamica che, si legge, continua a rappresentare la migliore garanzia per la tenuta politica del Governo Meloni.
“Senza le donne la Resistenza non sarebbe stata possibile”
A oltre 80 anni dalla Liberazione, il Tages-AnzeigerCollegamento esterno punta i riflettori su un capitolo a lungo trascurato della storia italiana: il ruolo delle donne nella Resistenza. In un approfondimento, il giornale zurighese ricorda come la lotta contro il fascismo e l’occupazione nazista non sia stata soltanto una vicenda maschile, ma anche femminile. “Senza le donne, semplicemente, nessuna resistenza sarebbe stata possibile: il loro contributo non fu soltanto prezioso, ma indispensabile”, sottolinea l’autrice dell’articolo.
Il quotidiano ricostruisce la vicenda di Carla Capponi, “una partigiana della prima ora, determinata, intelligente e coraggiosa”. Proveniente da una famiglia antifascista, partecipò all’attentato di via Rasella a Roma del 23 marzo 1944 contro un reparto tedesco e, nonostante le diffidenze dei compagni uomini, divenne una delle protagoniste della lotta armata.
La testata sottolinea come, anche all’interno del movimento partigiano, le donne fossero spesso relegate a ruoli secondari. “Perfino coloro che si impegnavano per un’Italia libera e più giusta ritenevano che il ruolo delle donne nella Resistenza consistesse semplicemente nel sostenere e proteggere i combattenti uomini”. Tuttavia, migliaia di loro scelsero volontariamente di partecipare alla lotta clandestina, trasportando armi e messaggi, nascondendo perseguitati e feriti o combattendo direttamente.
Secondo le stime dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (ANPI), circa 35’000 donne presero parte ai combattimenti, mentre altre 20’000 svolsero compiti essenziali di collegamento e supporto logistico. A queste si aggiunsero circa 70’000 aderenti ai Gruppi di difesa della donna, impegnate nella resistenza civile e nell’organizzazione sul territorio. Il riconoscimento del loro contributo, osserva il giornale, arrivò però con grande ritardo. Dopo il 1945 molte partigiane furono spinte a tornare nell’ombra e a conformarsi nuovamente ai ruoli tradizionali. Lo storico Santo Peli, citato dal Tages-Anzeiger, afferma che la Resistenza non riuscì a “sottrarsi ai tradizionali ruoli di genere”. Solo decenni più tardi il loro ruolo sarebbe stato pienamente rivalutato dagli storici e dall’opinione pubblica.
La storia di Carla Capponi, decorata con la Medaglia d’oro al valor militare e in seguito eletta in Parlamento, è oggi una delle poche ad essere ampiamente conosciuta. Quella di migliaia di altre donne della Resistenza, conclude il giornale, resta invece in gran parte dimenticata.
Camminare invece di marcire in cella
Quali sono le alternative al carcere minorile? Il portale svizzero francofono Heidi.newsCollegamento esterno dedica un reportage al progetto siciliano “Pronti Via!”, un’iniziativa che propone percorsi educativi immersi nella natura per adolescenti condannati dalla giustizia.
Lontani dalle celle, i giovani partecipanti trascorrono diversi mesi tra escursioni, campeggio, vela e attività collettive. L’obiettivo è favorire la responsabilizzazione e il reinserimento sociale attraverso l’esperienza diretta. Secondo Franco Taverna della Fondazione Exodus, promotrice del progetto, “la prigione e tutte le misure che consistono soltanto nel confinamento non funzionano, tanto meno con i bambini”. Il reportage segue alcuni ragazzi provenienti da contesti difficili, segnati da povertà, abbandono scolastico o piccola criminalità. Durante il percorso imparano a vivere senza telefono cellulare, a collaborare con gli altri e a confrontarsi con le proprie responsabilità. Uno di loro ammette: “Ho partecipato a delle rapine, ho fatto del male intorno a me.
L’iniziativa – rileva Heidi.news – si sviluppa in un contesto politico caratterizzato da un inasprimento delle misure contro la criminalità minorile. “Con il decreto Caivano 2023, il Governo ha adottato una linea molto più dura: già a partire dai 14 anni, il possesso di droga o il porto d’armi comportano l’arresto immediato”, sottolinea il portale.
La chiave del cambiamento non è la punizione, ma l’esempio. “Questi giovani non hanno bisogno di consigli banali, hanno bisogno di modelli”, afferma uno degli accompagnatori del progetto.
Oltre all’aspetto educativo, il programma presenta anche un vantaggio economico: una “carovana” di otto mesi costa circa 80’000 euro, una cifra nettamente inferiore rispetto a quella necessaria per la detenzione tradizionale. In un sistema penitenziario alle prese con il sovraffollamento, l’esperienza siciliana rappresenta un possibile modello alternativo.
Il progetto non è però una formula magica, sottolinea Heidi.news: “Su un gruppo iniziale di una quindicina di giovani, alcuni scappano o abbandonano molto presto, tornando immediatamente nelle mani della giustizia. Per coloro che resistono, però, l’impatto è innegabile”. L’esperienza resta in ogni caso impressa nella memoria: “Tutto lascia una traccia. Le cose buone come quelle cattive”, riassume Luca, uno dei partecipanti.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.