Frontalieri disoccupati, la Svizzera dovrà pagare? Il dossier arriva in Parlamento
Bruxelles ha dato il via libera definitivo alla riforma che trasferisce allo Stato dell'ultimo impiego il pagamento della disoccupazione dei frontalieri. Per la Svizzera si apre così un dossier politicamente sensibile: un eventuale recepimento delle nuove regole europee potrebbe comportare costi supplementari per centinaia di milioni di franchi. Proprio per evitare questo scenario, una mozione del consigliere nazionale Lorenzo Quadri chiede di escludere fin d'ora qualsiasi adeguamento alle nuove norme.
A Berna, il dibattito è già iniziato. Rispondendo a una mozione del consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega), il Consiglio federale ha ribadito di non vedere al momento la necessità di escludere preventivamente un futuro recepimento delle nuove norme europee. Il Governo sottolinea inoltre che qualsiasi modifica dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone richiederebbe uno specifico negoziato con l’Unione europea e l’approvazione delle procedure interne svizzere.
Secondo le stimeCollegamento esterno della Segreteria di Stato dell’economia (SECO), il passaggio al nuovo sistema potrebbe costare alla Svizzera fra 500 e 800 milioni di franchi supplementari all’anno, poiché Berna si troverebbe a versare direttamente le indennità ai frontalieri disoccupati.
>>Qui il dossierCollegamento esterno della SECO sul regolamento n. 883/2004 che fa parte dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) tra la Svizzera e l’Unione europea.
La mozione di Quadri
Con la sua mozioneCollegamento esterno, Lorenzo Quadri chiede che il Consiglio federale comunichi all’Unione europea che la Svizzera non intende farsi carico del pagamento della disoccupazione dei frontalieri né recepire le nuove disposizioni.
Secondo il deputato ticinese, la Confederazione sarebbe particolarmente esposta. Con circa 410’000 lavoratori frontalieri impiegati sul proprio territorio (dati USTCollegamento esterno), la Svizzera è infatti il Paese europeo con il maggior numero di titolari di permesso G. Per Quadri è quindi necessario definire sin d’ora una posizione chiara nei confronti della riforma.
Nella motivazione della mozione vengono inoltre richiamate possibili conseguenze amministrative per i cantoni di frontiera, in particolare per il Ticino, dove gli Uffici regionali di collocamento potrebbero essere chiamati a gestire un numero sensibilmente più elevato di frontalieri disoccupati.
La risposta del Consiglio federale
Nel suo parere del 2 settembre 2026, il Consiglio federale invita il Parlamento a respingere la mozione. Secondo il Governo, è ancora prematuro assumere una decisione definitiva sull’eventuale recepimento delle nuove norme europee.
L’esecutivo ricorda che la Svizzera partecipa al coordinamento europeo dei sistemi di sicurezza sociale attraverso l’Accordo sulla libera circolazione delle persone e che ogni modifica richiederebbe un adeguamento dell’Allegato II dell’Accordo, nell’ambito del Comitato misto Svizzera-UE. In altre parole, le nuove regole non si applicherebbero automaticamente alla Confederazione.
Il Governo sottolinea inoltre che saranno valutate tutte le opzioni e che un eventuale recepimento potrà avvenire soltanto al termine delle procedure di approvazione previste dall’ordinamento svizzero.
Cosa cambierebbe per i frontalieri
La questione riguarda la revisione del Regolamento europeo 883/2004Collegamento esterno sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.
La riforma europea prevede che sia il Paese dell’ultimo impiego a versare l’indennità di disoccupazione. In futuro, dunque, un frontaliere residente oltreconfine e rimasto senza lavoro in Svizzera potrebbe ricevere le prestazioni del sistema svizzero. Le nuove norme stabiliscono inoltre che il lavoratore debba rivolgersi ai servizi per l’impiego dello Stato in cui ha lavorato e aver esercitato un’attività per almeno 22 settimane consecutive per rientrare nel nuovo regime.
Per Bruxelles, la modifica risponde all’esigenza di avvicinare il luogo in cui il lavoratore versa i contributi a quello che eroga le prestazioni. L’idea è che lo Stato dell’ultimo impiego, oltre ad avere incassato i contributi, sia il più indicato per accompagnare il disoccupato nella ricerca di una nuova occupazione, visto che è nel suo mercato del lavoro che il lavoratore ha maturato esperienza e legami professionali. La soglia delle 22 settimane consecutive mira a garantire che tale legame sia effettivo.
Secondo chi sostiene la riforma, il nuovo modello permetterebbe di allineare il pagamento delle prestazioni al sistema presso il quale il lavoratore ha effettivamente versato i contributi. I critici, invece, temono un trasferimento dei costi verso i Paesi che impiegano un elevato numero di persone frontaliere, tra cui la Svizzera e il Lussemburgo.
Come funziona oggi
Il sistema attuale si fonda sul principio europeo secondo cui la persona disoccupata deve essere seguita dai servizi per l’impiego del Paese in cui risiede. Oggi, un frontaliere che perde il lavoro in Svizzera non riceve l’indennità di disoccupazione svizzera. Pur avendo versato i contributi oltreconfine, deve rivolgersi ai servizi per l’impiego del proprio Paese di residenza e percepisce un’indennità calcolata secondo le regole nazionali. Per un lavoratore residente in Italia, ad esempio, il riferimento è l’INPS e il sistema della NASpI – Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego –, l’indennità di disoccupazione prevista per i lavoratori dipendenti.
L’assicurazione contro la disoccupazione svizzera versa il 70% del guadagno assicurato – ossia il salario di riferimento utilizzato per calcolare l’indennità spettante al lavoratore –, percentuale che sale all’80% in presenza di figli o in particolari condizioni. Il guadagno assicurato è coperto fino a 12’350 franchi al mese. Con un salario assicurato di 6’000 franchi, l’indennità mensile ammonta quindi a circa 4’200 franchi. La durata può raggiungere le 400 indennità giornaliere, pari a poco più di 18 mesi.
La NASpI italiana è calcolata sulla retribuzione imponibile media degli ultimi quattro anni: fino a una certa soglia corrisponde al 75% della retribuzione, mentre per la quota eccedente si aggiunge il 25%, entro un tetto massimo di 1.584,70 euro lordi al mese nel 2026 (circa 1’470 franchi al cambio corrente). La prestazione può essere erogata per un massimo di 24 mesi e il suo importo si riduce del 3% al mese a partire dal sesto mese di fruizione.
Al massimale, l’indennità svizzera può raggiungere circa 8’650 franchi al mese, che diventano 9’880 all’80%. Per un frontaliere con uno stipendio elevato, il passaggio al sistema svizzero potrebbe quindi valere fino a sei volte l’importo della NASpI. In sintesi, per molti frontalieri – soprattutto per quelli con salari medio-alti – la riforma si tradurrebbe in prestazioni sensibilmente più elevate; per la Confederazione, invece, in un costo non indifferente.
È proprio questo il punto più controverso del sistema attuale: i contributi vengono versati in Svizzera, mentre le prestazioni sono determinate dal Paese di residenza, con importi che possono essere molto diversi da quelli previsti dall’assicurazione contro la disoccupazione elvetica.
Perché la riforma preoccupa Berna
Per la Svizzera, il sistema attuale presenta un vantaggio finanziario tutt’altro che marginale. La Confederazione incassa i contributi versati da frontalieri e datori di lavoro, ma non eroga direttamente le indennità di disoccupazione. Agli Stati di residenza versa invece un rimborso limitato, generalmente equivalente a tre o cinque mesi di prestazioni.
Nel 2025, questi rimborsi hanno raggiunto i 292,3 milioni di franchi. Nello stesso periodo, i frontalieri hanno versato 601,6 milioni di franchi all’Assicurazione contro la disoccupazione svizzera.
L’iter politico europeo è concluso
Quando il tema era tornato d’attualità, nella primavera del 2026, l’Unione europea aveva raggiunto soltanto un accordo politico sulla riforma.
Da allora, il dossier ha però compiuto ulteriori passi. Il 29 aprile, i rappresentanti dei 27 Stati membri hanno approvato la riforma al termine di circa dieci anni di discussioni.
L’8 luglio è poi arrivato anche il via libera del Parlamento europeo, con 511 voti favorevoli, 87 contrari e 61 astensioni. Infine, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la proposta il 28 settembre 2026. Il regolamento entrerà in vigore soltanto dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE.
La decisione spetta a Berna
Anche dopo la pubblicazione ufficiale europea, la Svizzera non sarà direttamente toccata. Non avendo partecipato al voto, la Confederazione dovrà decidere se e in che modo recepire la revisione nell’ambito dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone. Per questo, oggi nessuno può dire se e quando un frontaliere disoccupato in Ticino potrebbe effettivamente ricevere l’indennità svizzera. La SECO si limita a precisare che la revisione non si applica direttamente alla Svizzera e che un eventuale recepimento potrà avvenire soltanto al termine della procedura interna, referendum compreso.
La mozione di Lorenzo Quadri è ora nelle mani del Parlamento. Dopo il parere negativo del Consiglio federale, spetterà alle Camere federali decidere se chiedere formalmente al Governo di escludere già ora l’adozione delle nuove regole europee sulla disoccupazione dei frontalieri.
Con il via libera definitivo dell’UE, la questione non è più se la riforma sarà approvata a Bruxelles, ma se e a quali condizioni la Svizzera deciderà un giorno di adottarla.
Già nei primi anni successivi all’entrata in vigore della libera circolazione delle persone il Parlamento federale si interrogava sulle regole applicabili ai frontalieri in materia di disoccupazione. Inizialmente le discussioni riguardavano soprattutto il trattamento dei lavoratori svizzeri residenti all’estero o il ruolo degli Uffici regionali di collocamento. Dal 2017 il focus si è però spostato sulla possibile riforma delle norme europee che attribuirebbe alla Svizzera il pagamento delle indennità ai frontalieri disoccupati.
Ecco le principali tappe parlamentari del dossier:
2006 – I frontalieri svizzeri in Italia sono penalizzati?
Interpellanza 06.3353Collegamento esterno, “Assicurazione disoccupazione. Discriminazione dei frontalieri svizzeri in Italia”. Autore: Filippo Lombardi (PPD).
Lombardi denuncia una disparità di trattamento nei confronti dei frontalieri svizzeri residenti in Italia. Pur versando contributi all’assicurazione disoccupazione svizzera, questi lavoratori ricevono le prestazioni secondo il sistema italiano, meno favorevole rispetto a quello applicato ai frontalieri italiani.
Il Consiglio federale conferma sostanzialmente l’esistenza del problema e riconosce che la situazione descritta corrisponde alla realtà.
2012 – Gli URC devono occuparsi anche dei frontalieri?
Interpellanza 12.3407Collegamento esterno, “Collocamento dei frontalieri. Abrogare la direttiva SECO”. Autore: Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi).
Quadri critica una direttiva della SECO che impone agli Uffici regionali di collocamento di accettare anche l’iscrizione dei frontalieri. Secondo il deputato ciò comporterebbe costi aggiuntivi e un rischio di concorrenza tra frontalieri e residenti nella ricerca di un impiego.
Il Governo ricorda che la misura deriva dagli obblighi assunti dalla Svizzera nell’ambito dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone e delle norme europee sul coordinamento della sicurezza sociale.
2016 – Quanto costa alla Svizzera la disoccupazione dei frontalieri?
Interpellanza 16.3450Collegamento esterno, “Assicurazione contro la disoccupazione. Indennità versate all’estero”. Autore: Verena Herzog (UDC).
L’interpellanza prende spunto dalla notizia che nel 2015 la Svizzera ha versato quasi 200 milioni di franchi all’estero per la disoccupazione. Chiede dettagli sui costi, sui Paesi beneficiari e sull’evoluzione della spesa.
Il Governo spiega che i frontalieri percepiscono normalmente la disoccupazione nel Paese di residenza, mentre la Svizzera versa agli Stati interessati una compensazione finanziaria prevista dagli accordi internazionali.
2017 – La Svizzera rischia di dover pagare tutta la disoccupazione dei frontalieri?
Interpellanza 17.3033Collegamento esterno, “La Svizzera dovrà pagare la disoccupazione dei frontalieri? Cosa sta facendo il Consiglio federale per evitarlo?”. Autore: Lorenzo Quadri.
La Commissione europea propone che sia lo Stato dell’ultimo impiego, e non più quello di residenza, a versare l’indennità di disoccupazione. Quadri parla di costi potenzialmente enormi per la Svizzera e di conseguenze particolarmente pesanti per il Ticino.
Il Consiglio federale precisa che si tratta ancora di una proposta europea e che il processo decisionale nell’UE non è concluso. La Svizzera segue il dossier ma non è chiamata ad adottare automaticamente le nuove regole.
2019 – L’UDC chiede una linea dura contro la riforma UE
Mozione 19.3032Collegamento esterno, “No all’indennità di disoccupazione per i frontalieri UE da parte della Svizzera”. Autore: Gruppo UDC.
L’UDC chiede al Consiglio federale di comunicare chiaramente a Bruxelles che la Svizzera non intende accettare il trasferimento dell’onere finanziario della disoccupazione dei frontalieri. Secondo i promotori, la riforma potrebbe costare centinaia di milioni di franchi all’anno.
Il Governo ribadisce che un eventuale cambiamento richiederebbe una modifica dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone e non potrebbe essere imposto unilateralmente alla Svizzera.
2019 – Il legame con l’accordo quadro istituzionale
Interpellanza 19.3016Collegamento esterno, “Indennità di disoccupazione per i frontalieri e accordo quadro istituzionale”. Autore: Jean-Luc Addor (UDC).
Addor chiede se il futuro accordo istituzionale con l’UE possa limitare la capacità della Svizzera di opporsi a una modifica delle regole sulla disoccupazione dei frontalieri.
Il Consiglio federale risponde che anche nell’ambito dell’accordo istituzionale l’adozione di nuovi atti europei non sarebbe automatica e richiederebbe procedure specifiche.
2026 – Il tema torna d’attualità
Mozione 26.3569Collegamento esterno, “La Svizzera non deve versare la disoccupazione ai frontalieri”. Autore: Lorenzo Quadri.
Dopo nuove discussioni in seno all’UE sulla riforma del regolamento 883/2004, Quadri torna alla carica chiedendo che la Svizzera dichiari fin d’ora di non voler assumere il pagamento della disoccupazione dei frontalieri. Il testo cita costi potenziali compresi tra alcune centinaia di milioni e un miliardo di franchi all’anno.
Il Consiglio federale invita a respingere la mozione. Ricorda che qualsiasi modifica dovrebbe passare dal Comitato misto Svizzera-UE e da una procedura di approvazione interna. Nessun automatismo è previsto.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.