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E se la Svizzera usasse i centri per i rimpatri italiani in Albania?

poliziotti
Poliziotti presidiano l'entrata del centro di Gjiader in Albania, il primo novembre 2025, in vista di una manifestazione che si terrà davanti alla struttura dove vengono detenute le persone in attesa di rimpatrio. Keystone-SDA

La Svizzera deve continuare a fare pressione sull'Italia affinché riprenda i casi di Dublino che le competono e negoziare con Roma per trasferire le persone richiedenti l’asilo respinte in Albania, dove il Governo Meloni ha istituito un centro per i rimpatri. Lo chiede una mozione approvata mercoledì dal Consiglio degli Stati. Ma dall’entrata in vigore venerdì scorso del Patto sulla migrazione e l’asilo, la misura dovrebbe essere superata.

“Trasferire in Albania i casi Dublino italiani”: è questo il titolo della mozioneCollegamento esterno presentata dal “senatore” del Partito liberale radicale (PLR, destra) Damian Müller e approvata mercoledì dal Consiglio degli Stati per 25 voti a 17.  

Il testo, che deve ancora passare al vaglio dell’altra camera del Parlamento federale, domanda di avviare negoziati con l’Italia affinché quest’ultima riprenda quelle persone richiedenti l’asilo di sua competenza in virtù del regolamento Dublino. Chiede anche di proporre a Roma di collocare queste persone nei centri che l’Italia gestisce in Albania.  

Infine, la mozione chiede di valutare la possibilità di concludere con l’Italia un accordo allo scopo di utilizzare questi centri anche per alloggiare le persone respinte dalla Svizzera in attesa di un rimpatrio, “dietro adeguato indennizzo finanziario”. Centri – precisa Müller nel suo atto parlamentare – utilizzati “ben al di sotto delle capacità previste”. 

Il servizio del TG 20.00 della RSI del 17 giugno 2026:

Contenuto esterno

Alla fine del 2022, Roma aveva bloccato i trasferimenti dalla Confederazione e dagli altri Stati che hanno aderito all’accordo di Dublino delle persone richiedenti l’asilo la cui domanda dovrebbe essere trattata dall’Italia.  

Stando a quanto riportato qualche giorno fa dal BlickCollegamento esterno, dalla fine del 2022 a fine aprile 2026 la Svizzera si è dovuta fare carico di 3’071 casi a causa della sospensione di questi trasferimenti.

persona prende impronte
Secondo l’accordo di Dublino, la competenza di esaminare una domanda d’asilo spetta allo Stato in cui è stata presentata la prima richiesta. Le impronte digitali delle persone che chiedono asilo vengono registrate nella banca dati europea Eurodac. Ti-Press

Cambiamento di rotta di Roma 

La vicenda è stata spesso al centro delle discussioni diplomatiche di questi anni, ma senza esito.  

Venerdì scorso vi è però stata una svolta, con l’entrata in vigore del nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo dell’UE. L’Italia ha infatti annunciato che tornerà a farsi carico delle persone richiedenti asilo dalla Svizzera e dagli altri Stati nel quadro dell’accordo di Dublino. 

Il cambiamento di rotta è legato al meccanismo di solidarietà previsto dal patto, che dovrebbe alleggerire il carico sugli Stati situati alle frontiere esterne dell’UE, che sono sottoposti a una forte pressione migratoria. Il patto vale in parte anche per la Svizzera in quanto membro degli accordi di Schengen e Dublino. 

Una mozione almeno in parte superata 

Proprio per questo, mercoledì durante il dibattito in aula alcuni “senatori” hanno chiesto a Damian Müller a ritirare la sua mozione in quanto non ha più ragion d’essere.  

“Il problema non sussiste più poiché l’Italia, grazie all’attuazione di questo meccanismo di solidarietà all’interno dell’UE, ha deciso di riprendere tutti i casi Dublino e di far funzionare il sistema Dublino, il che vale anche per la Svizzera”, ha affermato il consigliere agli Stati socialista Carlo Sommaruga, secondo cui la richiesta di sottoporre l’atto al voto ha per solo obiettivo di attaccare il responsabile del Dipartimento di giustizia e polizia, il socialista Beat Jans.

“La popolazione si aspetta soluzioni”

“Ciò che mi infastidisce sempre di più è che parliamo costantemente di strategie, concetti e anche di incarichi di verifica. La popolazione si aspetta qualcosa di diverso: risultati, concreti e soluzioni”, ha da parte sua affermato Damian Müller, facendo riferimento anche alla votazione dell’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”, respinta domenica ma con una proporzione di “sì” piuttosto consistente (45,2%). 

Per quanto concerne i primi due punti, l’esponente liberale radicale ha sottolineato di essere cosciente che i colloqui saranno complessi e potrebbero fallire, ma bisogna almeno provarci. Per quanto riguarda il terzo punto, ovvero usare questi centri per le persone respinte dalla Svizzera in attesa di rimpatrio, Müller ha ricordato che recentemente è stato raggiunto un accordo a livello del regolamento UE “volto a sviluppare ulteriormente la direttiva sul rimpatrio” e che prevede, tra l’altro, la creazione di centri di rimpatrio in Paesi terzi. 

“Nessuno chiede miracoli […] ma i cittadini hanno il diritto di aspettarsi che il Consiglio federale esplori attivamente le possibilità, cerchi partner e valuti nuove strade, invece di spiegare fin dall’inizio perché qualcosa potrebbe non funzionare”, ha concluso Müller. 

Presente in aula, il consigliere federale Beat Jans ha ribadito che l’Italia, dal 12 di giugno, considera prioritaria la ripresa graduale dei propri casi di Dublino dalla Svizzera. Per quanto attiene alla richiesta di trasferire i casi di Dublino in Albania, il ministro socialista ha fatto presente che non solo non sussistono le basi legali per farlo, ma nemmeno l’Italia usa il proprio centro in Albania per i casi Dublino, ma solo per le persone che intende allontanare dal proprio Paese. 

Quanto a un accordo con Roma per trasferire le persone che non hanno ottenuto l’asilo in Svizzera, il consigliere federale ha fatto notare che oltre a una base legale, sarebbe necessaria anche un’intesa trilaterale che includa l’Albania. Quest’ultimo Paese ha aperto un centro per l’Italia “per venire in aiuto a un Paese amico”, ha ricordato Jans, precisando che il ministro degli esteri albanese ha già dichiarato che l’intesa con Roma potrebbe anche non essere prorogata dopo il 2029. 

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