Crans-Montana, prove di distensione tra Meloni e Parmelin
Il presidente della Confederazione Guy Parmelin e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni si sono incontrati lunedì a margine del vertice della Comunità politica europea (CPE) a Erevan, in Armenia.
“Al fine di evitare qualsiasi malinteso, la Svizzera non invierà più copie delle fatture alle famiglie delle vittime” di Crans-Montana.
Lo ha dichiarato su X il presidente della Confederazione Guy Parmelin, dopo l’incontro avuto lunedì con la premier italiana Giorgia Meloni, a margine del vertice della Comunità politica europea (CPE) a Erevan, in Armenia.
Échange au sujet de Crans-Montana avec la présidente du Conseil des ministres @GiorgiaMeloniCollegamento esterno en marge de l'#EPCYerevan2026Collegamento esterno. pic.twitter.com/Pt7PRtrFRvCollegamento esterno
— Guy Parmelin (@ParmelinG) May 4, 2026Collegamento esterno
Il colloquio si è incentrato, come riferisce anche una nota di Palazzo ChigiCollegamento esterno, sulla questione delle spese sanitarie in seguito all’incendio di Capodanno nel bar della località sciistica vallesana. Il dramma – ricordiamo – ha causato la morte di 41 persone e il ferimento di altre 116. Tra le vittime si contano anche sei cittadine e cittadini italiani, mentre altre 11 persone di nazionalità italiana sono rimaste ferite.
>>> La trasmissione della RSI 60 Minuti ha dedicato la sua puntata di lunedì 5 maggio alle incomprensioni venutesi a creare in questi mesi tra Svizzera e Italia. Tra gli ospiti, l’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, il consigliere nazionale Simone Gianini e l’ex procuratore pubblico ticinese Antonio Perugini:
Nessun onere per le famiglie
Giorgia Meloni – si legge nel comunicato – ha raccolto “l’impegno politico” di Parmelin affinché alle famiglie delle ragazze e dei ragazzi italiani colpiti dalla tragedia di Crans-Montana “non venga richiesto alcun onere relativo alle cure ospedaliere prestate in Svizzera”.
Negli scorsi giorni, dalla Svizzera erano state inviate delle fatture per il costo dei ricoveri ospedalieri ad alcune famiglie delle vittime, con l’esplicita menzione che queste non andavano pagate. La legge elvetica in materia prevede infatti una simile procedura per garantire la trasparenza, come avevamo menzionato in questo articolo:
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Alla ricerca di una soluzione per le spese mediche
Rimane invece aperta la questione di quale Paese si accollerà le spese mediche. Le norme attualmente in vigore prevedono che la Svizzera fatturi all’Italia i costi sanitari degli ospedali elvetici per i e le pazienti residenti in Italia e che l’Italia faccia altrettanto per quei e quelle pazienti svizzere che hanno potuto usufruire di cure al Niguarda di Milano.
>>> Per saperne di più sulla questione delle spese mediche:
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Questa prassi ha suscitato nei giorni scorsi forti critiche in Italia. La stessa Giorgia Meloni ha parlato di un’”ignobile richiesta” che se dovesse essere formalizzata verrà respinta al mittente dall’Italia.
Nel suo incontro a Erevan con la presidente del Consiglio, Guy Parmelin ha cercato di gettare acqua sul fuoco, facendo presente che il Consiglio federale esaminerà “la questione della fatturazione delle prestazioni ospedaliere tra gli Stati interessati, sulla base delle disposizioni legali vigenti”.
“Queste spese saranno coperte dall’aiuto alle vittime, nella misura in cui non sono coperte dalle assicurazioni”, ha proseguito il presidente della Confederazione.
Italia parte civile
Vi è poi un’altra questione in sospeso, di cui però Parmelin e Meloni lunedì non hanno fatto menzione, ovvero la richiesta dell’Italia, formalizzata mercoledì scorso, di costituirsi parte civile nel procedimento relativo alla tragedia.
“La decisione è motivata dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato italiano a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti”, aveva precisato Palazzo Chigi.
Le chance di successo sono però scarse, come avevamo spiegato nell’articolo qui sotto, e un eventuale rifiuto da parte delle autorità svizzere potrebbe ravvivare ulteriormente la tensione tra Berna e Roma.
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