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“Collaborare” è il motto dei designer svizzeri al Fuorisalone milanese

Spazio espositivo
Agnese Bedini

Milano torna a essere la capitale mondiale del design e la Svizzera risponde presente con una mostra che esplora la collaborazione come motore di innovazione. Fino al 24 aprile 2026, la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia porta a Spaziovento, nel cuore del Brera Design District, sei progetti che raccontano il design come processo relazionale e sostenibile. 

Di fronte alle sfide di un mondo in rapida trasformazione, il design non può più permettersi di essere un atto solitario. È questa la premessa da cui muove Shared Matter, l’esposizione collettiva voluta da Pro HelvetiaCollegamento esterno, in collaborazione con Presenza Svizzera, per l’edizione 2026 della Milano Design Week.  

Un appuntamento che segna un’evoluzione significativa rispetto alle tre precedenti edizioni di “House of Switzerland Milano” (2023-2025), scegliendo un nuovo format e una nuova cornice: Spaziovento, un luogo concepito da designer per designer, la cui architettura si presta come tela bianca per esplorare la pluralità delle visioni elvetiche. 

Il Fuorisalone milaneseCollegamento esterno di quest’anno, animato dal tema “Essere Progetto”, invita a riflettere sul design non come forma finita, ma come processo in continuo divenire, capace di modellare le relazioni tra persone, oggetti e ambiente. Una visione che si sposa perfettamente con l’intento di Shared Matter, dove l’accento è posto sulle pratiche di design collaborativo. I progetti in mostra, infatti, non sono nati nel chiuso di uno studio, ma sono il frutto di viaggi di ricerca, residenze e partnership internazionali che hanno portato i creativi svizzeri a confrontarsi con artigiani e aziende in diverse parti del mondo. 

Il cambio di location verso il Brera Design District rappresenta una nuova sfida, ma anche un’opportunità strategica. “Abbiamo beneficiato di tre anni alla Casa degli Artisti con la House of Switzerland – spiega Cécile Vulliemin, responsabile della divisione Design & Interactive Media di Pro Helvetia – e abbiamo imparato molto su come attirare un pubblico specializzato dell’industria. Abbiamo costruito su queste basi. Ora siamo in uno spazio più piccolo a Brera, ma profondamente radicato nelle abitudini delle persone dell’industria del design che questa settimana vengono in Italia. Siamo presenti sulle loro mappe, e per questo passano di qui per incontrare i giovani designer svizzeri”. 

Venendo all’esposizione di quest’anno, Marie Mayoly, responsabile di Piattaforme internazionali e delegazioni per il design presso Pro Helvetia, sottolinea: “Shared Matter evidenzia come i designer operino attraverso contesti diversi mediante ricerca, scambio e collaborazione, riflettendo l’impegno costante di Pro Helvetia. La mostra richiama l’attenzione sui percorsi che stanno dietro a ciascun progetto, sottolineando che un sostegno significativo non riguarda soltanto i risultati finali, ma anche i processi che li modellano”. 

A rafforzare questo concetto interviene nuovamente Cécile Vulliemin, che ha ribadito la centralità del lavoro di squadra: 

“Senza collaborazione, il design non esiste. L’essenza stessa del lavoro del designer è la collaborazione, in tutte le sue fasi: dalla ricerca alla concettualizzazione, fino alla produzione di un progetto, a livello locale, sovralocale o internazionale. È questo che cerchiamo di raccontare qui, attraverso i progetti selezionati per Shared Matter”. 

Dialoghi materici oltre i confini

La selezione dei progetti, curata da una giuria internazionale composta dall’architetta Maddalena Casadei e dal direttore editoriale di DezeenCollegamento esterno Max Fraser, premia l’innovazione e la capacità di integrarsi in contesti culturali e produttivi complessi. Il risultato è un mosaico di soluzioni che spaziano dalla tecnologia musicale all’illuminazione sostenibile, fino alla riscoperta di tecniche tradizionali. 

La musica trova una nuova dimensione con Chord Machine AKT-0.1, uno strumento intuitivo sviluppato da Akuto Studio. Dopo un primo prototipo nato in un laboratorio di liuteria ad Atene, il progetto ha preso forma definitiva in Cina, dimostrando come il design possa reinterpretare le possibilità espressive degli accordi. 

Nel campo dell’illuminazione, lo studio iiode propone Re27, una lampadina LED che unisce sostenibilità e modularità della luce naturale, avvalendosi di una filiera corta europea basata sul riciclo. Un approccio scultoreo caratterizza invece la lampada da terra sviluppata da Panter&Tourron in stretta sinergia con l’azienda italiana From Lighting, arricchita da un’edizione limitata anodizzata in partnership con BWB Oberflächentechnik. 

La materia si fa poesia con Fleeting Landscapes di Noelani Rutz, una collezione di piastrelle realizzata insieme alla giapponese Tajimi Custom Tiles, capace di tradurre in forma tangibile e permanente le qualità effimere della neve. Proprio questo progetto è stato citato da Cécile Vulliemin come esempio virtuoso di come il design contemporaneo non sia più il gesto di un singolo individuo, ma di un collettivo: 

“Il designer, per sua natura, mette in relazione competenze, persone e processi per arrivare alla realizzazione di un progetto. Ne è un esempio Noelani Rutz, designer svizzera con sede a Zurigo, che ha collaborato con una manifattura di ceramica in Giappone. Ha seguito tutte le fasi di ricerca e di stampaggio, fino alla produzione di tre ceramiche presentate in mostra, rispettando un know-how artigianale tradizionale giapponese”. 

La ricerca di alternative sostenibili ai materiali inquinanti è al centro di Paper Glasses, progetto nato durante una residenza di Silvio Rebholz in Cina (presso la Róng Design Library), che propone bicchieri biodegradabili in carta stampata 3D come sostituti della plastica monouso. Infine, l’intreccio di culture e tradizioni prende vita in Sapin-Sapin, un tappeto multifunzionale creato da Vera Roggli insieme alla designer filippina Julia Villamonte, ispirato alle tecniche di tessitura dei rispettivi Paesi d’origine. 

Una scenografia che guida la scoperta

A incorniciare questi sei racconti progettuali è la scenografia ideata dal duo svizzero Gini Moynier (Amandine Gini e Victor Moynier), noto per il suo approccio che integra dinamiche sociali e ambientali nel processo creativo. In collaborazione con il graphic designer Nicolas Bernklau e con il supporto della danese Blēo, lo spazio è strutturato attraverso un intervento grafico monocromatico che accompagna il visitatore lungo le diverse fasi della pratica progettuale, dalla sperimentazione iniziale all’attuazione pratica. 

L’esperienza si estende poi in un’installazione all’aperto, sedie e tavolini, sviluppata con il brand giapponese Karimoku New Standard, pensata come un ambiente conviviale per favorire lo scambio informale e gli incontri professionali. 

Con Shared Matter, la presenza svizzera al Fuorisalone 2026 non si limita a esibire oggetti finiti, ma offre una riflessione profonda sul ruolo del designer oggi: non più solo creatore di forme, ma mediatore di relazioni, esploratore di materiali e promotore di un dialogo globale che ha il coraggio di guardare oltre i propri confini. 

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