La televisione svizzera per l’Italia

La nazionale italiana, “un club di veterani”

Ranieri, Mancini e Malagò
Keystone-SDA

Il tira e molla sulla nuova direzione tecnica della nazionale di calcio italiana è ampiamente commentato questa settimana anche dai media elvetici. In primo piano anche un ambasciatore fuori dagli schemi, il mercato del lavoro e il caporalato nelle campagne del sud Italia.

Nazionale italiana, un rinnovamento rinviato

Lo spettacolo ricco di colpi di scena per la nomina del nuovo commissario tecnico della nazionale italiana non è passato inosservato a nord delle Alpi. “La ricerca di un nuovo allenatore per la squadra azzurra si è svolta in modo caotico e si è conclusa in modo molto italiano”, riassume la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno (NZZ). 

Dopo la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, in Italia si era diffusa la convinzione che non bastasse cambiare allenatore, ma che fosse necessario un vero e proprio nuovo inizio. La nomina di Giovanni Malagò alla presidenza della Federazione e quella di Paolo Maldini come direttore tecnico sembravano andare proprio in questa direzione. Maldini si era messo alla ricerca del “Superman” capace di rilanciare il calcio italiano, puntando prima su Carlo Ancelotti e poi su Pep Guardiola, ricorda la NZZ. Ma entrambi hanno declinato l’offerta.

Fallita la pista dei grandi nomi, è emersa la candidatura di Andrea Pirlo. L’ex campione del mondo del 2006 sembrava vicinissimo all’incarico, ma la sua collaborazione come ambasciatore del marchio Fonbet, importante piattaforma russa di scommesse sportive, ha fatto esplodere le polemiche. La SüdostschweizCollegamento esterno osserva che la sua nomina è diventata “una questione politica di primo piano”, incompatibile con la posizione dell’Italia a sostegno dell’Ucraina dopo l’invasione russa.

La caduta di Pirlo ha provocato un effetto domino. Maldini ha lasciato il proprio incarico e Malagò ha ripreso direttamente in mano la questione. Nel giro di poche ore è arrivata la soluzione: il ritorno di Roberto Mancini, tecnico che aveva guidato l’Italia al titolo europeo nel 2021, affiancato da Claudio Ranieri come direttore tecnico.

È proprio questa conclusione ad aver suscitato molte critiche. Per il portale WatsonCollegamento esterno, anziché avviare il rinnovamento richiesto dopo l’ennesimo fallimento sportivo, la federazione italiana si è affidata a un “club di veterani”, con un’età media di 68 anni tra Malagò, Mancini e Ranieri. Il portale svizzero sottolinea inoltre come la scelta sia maturata all’interno di consolidate reti di amicizia e relazioni personali tra il mondo dello sport, della politica e dell’economia. Sia Watson sia la NZZ insistono sul ruolo del prestigioso Circolo Canottieri Aniene di Roma, frequentato da Malagò, Mancini e Ranieri. La stampa italiana, rileva la NZZ, parla addirittura della vittoria dell’“Aniene” su “Milanello”, simbolo dello scontro tra le reti romane vicine a Malagò e quelle costruite da Maldini attorno all’AC Milan.

Il ritorno di Mancini divide inoltre l’opinione pubblica. Da un lato pesa ancora l’abbandono improvviso della nazionale nel 2023 per accettare il ricco incarico alla guida dell’Arabia Saudita. Dall’altro restano vive le immagini del trionfo europeo di Wembley. Come scrive la Neue Zürcher Zeitung, il nuovo commissario tecnico dovrà convincere gli italiani che questo ritorno rappresenta “non soltanto una seconda possibilità, ma il completamento di una storia interrotta”.

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uomo su una nave
A Venezia Tilman Fertitta è stato accolto anche da numerosi manifestanti. Keystone-SDA

La “diplomazia costiera” dell’ambasciatore USA in Italia

L’eccentrico ambasciatore statunitense in Italia suscita interesse anche nella Confederazione. Come potrebbe essere altrimenti, del resto, visto che il miliardario Tilman Fertitta, texano con radici siciliane, non ha nulla del classico diplomatico. “Avrebbe potuto sistemarsi comodamente a Roma, a Villa Taverna, ai Parioli […], ma a Tilman Fertitta piace fare le cose a modo suo”, scrive la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno. L’ambasciatore statunitense preferisce infatti vivere a bordo del suo yacht, il Boardwalk, un mostro del mare lungo 117 metri con due eliporti, e spostarsi in elicottero quando deve raggiungere la capitale.

In occasione dei 250 anni degli Stati Uniti, il diplomatico ha lanciato una Coastal Diplomacy – una diplomazia costiera – che consiste nel visitare le principali città costiere italiane. L’iniziativa sembra funzionare sul piano delle relazioni istituzionali: sindaci, governatori e imprenditori accettano regolarmente i suoi inviti a bordo. Non ovunque, però, l’accoglienza è calorosa, sottolinea la NZZ. A Venezia e Trieste alcuni attivisti e attiviste hanno contestato pubblicamente sia Fertitta sia l’amministrazione Trump. La sinistra italiana ha inoltre chiesto chiarimenti sui costi e sulle misure di sicurezza legate agli spostamenti dello yacht.

Il ruolo dell’ambasciatore statunitense va però ben oltre la diplomazia dell’immagine. La rivista online Journal21.chCollegamento esterno ricorda che Fertitta è anche al centro di una crescente tensione tra Stati Uniti e Italia sul tema del personale medico cubano impiegato in Calabria. Da anni la regione soffre una grave carenza di personale sanitario e oggi oltre 300 professionisti cubani lavorano negli ospedali locali. Per le autorità regionali sono diventati indispensabili. L’amministrazione Trump considera invece queste missioni mediche uno strumento di finanziamento del regime cubano e sta facendo pressione su diversi Paesi affinché interrompano la collaborazione. Journal21.ch scrive che Fertitta “si presenta regolarmente a Roma per chiedere l’espulsione dei cubani”. La richiesta, tuttavia, si scontra con la realtà del sistema sanitario calabrese. Il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha assunto una posizione molto netta. “Dobbiamo mantenere aperti gli ospedali e intendo fare in modo che i medici cubani possano continuare a lavorare”, afferma, citato dalla rivista svizzera. Lo stesso Occhiuto sottolinea di non agire per simpatia politica verso il governo dell’Avana, ma perché “al momento non c’è nessuno che possa sostituire i cubani”.

persone che raccolgono arance
Lavoratori immigrati nella regione di Rosarno. Keystone-SDA

La triste realtà dietro agli ortaggi che arrivano sulle tavole svizzere ed europee

Alcuni media svizzeri si interessano questa settimana anche al “calvario dei lavoratori immigrati sfruttati dalla ‘Ndrangheta” in Calabria, come scrive la Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTSCollegamento esterno, riproponendo un servizio andato in onda sulla RSI. Il reportage parte dal drammatico episodio avvenuto all’inizio di giugno ad Amendolara, quando tre pachistani e un afghano sono stati selvaggiamente uccisi dopo essersi ribellati alle condizioni di sfruttamento e aver chiesto salari migliori.

Nelle pianure di Sibari e di Gioia Tauro e nella regione di Crotone, “il più grande proprietario terriero è la ‘Ndrangheta”, rileva la RTS, citando fonti locali. Anche quando i lavoratori risultano formalmente in regola, i contratti vengono spesso falsificati: le ore effettivamente lavorate sono superiori a quelle dichiarate e una parte dei salari non è corrisposta.

Al centro dell’attenzione vi è anche la baraccopoli di San Ferdinando, che “assomiglia a una bidonville di Nuova Delhi, pur trovandosi nel cuore dell’Europa”, scrive il BlickCollegamento esterno. Qui vivono centinaia di lavoratori stagionali africani che raccolgono agrumi, kiwi e olive destinati anche al mercato svizzero. Le condizioni di vita sono terribili. La RTS parla di un “ghetto” circondato dai rifiuti, dove sono diffuse malattie come scabbia e tubercolosi e dove i braccianti lavorano con temperature vicine ai 40 gradi. Il Blick racconta invece di tende precarie, servizi insufficienti e lavoratori che, nei periodi senza impiego, faticano persino a procurarsi il cibo. Entrambi i reportage sottolineano però anche una contraddizione evidente. “Senza questa manodopera straniera, l’intera regione crollerebbe”, afferma il sindaco di San Ferdinando Luca Gaetano, citato dal Blick. Un giudizio condiviso da diversi agricoltori della zona, secondo i quali molte aziende non potrebbero sopravvivere senza i migranti.

persone che manifestano
Manifestazione di rider a Milano il 15 luglio 2026. Keystone-SDA

Un mercato del lavoro in crescita, ma dei salari che stagnano

L’Italia registra livelli di occupazione mai raggiunti prima, ma per molte persone il posto di lavoro non basta più a garantire un tenore di vita dignitoso. È il paradosso evidenziato da Le TempsCollegamento esterno, che dedica un approfondimento alla distanza crescente tra i buoni risultati del mercato del lavoro e la realtà dei salari.

Il Governo Meloni rivendica il calo della disoccupazione al 5%, il livello più basso dall’inizio delle rilevazioni nel 2004. Tuttavia, dietro il dato positivo si nasconde una situazione più sfumata. “C’è lavoro ma, purtroppo, gli stipendi non sono adeguati alle ore lavorate”, racconta a Le Temps Stefano, un giardiniere dell’area milanese che con uno stipendio tra i 1’500 e i 1’600 euro al mese fatica a coprire affitto e spese quotidiane. “Tutto è aumentato: i prodotti alimentari e il costo della vita in generale”, aggiunge.

Il quotidiano ginevrino rileva come i salari reali italiani restino tra i più bassi delle grandi economie dell’OCSE. Nonostante il rallentamento dell’inflazione, il potere d’acquisto continua a diminuire e le retribuzioni sono ancora inferiori ai livelli del 2021.

A ridimensionare l’entusiasmo per il calo della disoccupazione è anche Andrea Bassanini, responsabile del rapporto OCSE sull’occupazione. “Bisogna eliminare il mito secondo cui in Italia c’è sempre più lavoro”, afferma. La riduzione della disoccupazione è infatti legata anche all’invecchiamento della popolazione e alla partenza di molti giovani qualificati. “Se si guardano i dati assoluti, il numero degli occupati non è aumentato nell’ultimo anno”, osserva l’esperto, citato da Le Temps.

Un altro fattore determinante è la diffusione del lavoro part-time e dei contratti con poche ore settimanali, particolarmente frequenti nel turismo, nella ristorazione e nella grande distribuzione. “Il lavoro aumenta, ma non il numero di ore lavorate”, spiega al giornale Samuele Gatto della CGIL di Milano.

Il risultato è un mercato del lavoro che crea occupazione senza generare necessariamente maggiore benessere. Lo testimonia anche Ornella, portinaia con un contratto al 50%, che guadagna circa 800 euro al mese. “Tutto aumenta ma il salario non cambia mai”, denuncia sulle colonne di Le Temps. Una situazione che alimenta il malcontento di molti lavoratori italiani nonostante i dati record sull’occupazione.

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