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UBS: “Questo non è un compromesso, non sono affrontate le cause del crollo di Credit Suisse”

UBS: "questo non è un compromesso, non affrontate cause crollo CS"
UBS: "questo non è un compromesso, non affrontate cause crollo CS" Keystone-SDA

In una dura reazione, UBS ha definito la decisione del Consiglio degli Stati sui requisiti di capitale un inasprimento eccessivo e dannoso, che non risolve le cause del crollo di Credit Suisse e ignora le preoccupazioni dell'economia.

UBS critica con fermezza la decisione di mercoledì del Consiglio degli Stati in materia di requisiti di capitale delle banche sistemiche. Se sarà confermata al termine dell’iter parlamentare in corso comporterebbe un ulteriore ed eccessivo inasprimento della legislazione elvetica in materia, già tra le più severe al mondo, argomenta l’istituto.

Quanto deciso dalla camera dei cantoni “non è un compromesso e non affronta le cause profonde del crollo di Credit Suisse” (CS), scrive UBS in un comunicato diffuso nel pomeriggio. Inoltre ignora “le serie preoccupazioni espresse dalla stragrande maggioranza dei partecipanti al processo di consultazione democratica”, che includeva tutti i rappresentanti dell’economia, le associazioni dei lavoratori interessate e la maggior parte dei cantoni. I partecipanti avevano chiaramente respinto “le proposte regolatorie estreme” del Consiglio federale, giudicandole dannose per l’economia elvetica. L’esito odierno ignora anche “il sostegno finanziario degli azionisti di UBS nel proteggere la reputazione della Svizzera attraverso l’acquisizione” di CS.

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Questo contenuto è stato pubblicato al In futuro, sulla scorta delle esperienze maturate col tracollo di Credit Suisse e per evitare un nuovo intervento dello Stato in caso di crisi, UBS dovrà garantire una copertura delle filiali estere per il 90% con capitale di base di prima classe (CET1).

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UBS afferma che, mentre il processo parlamentare continua, si concentrerà sulla protezione dei propri interessi a lungo termine. L’azienda promette inoltre che continuerà a contribuire con fatti e analisi per sostenere un processo decisionale informato e a sostenere una regolamentazione “veramente mirata, proporzionata e allineata a livello internazionale”.

Se la decisione del Consiglio degli Stati sarà confermata, UBS sarebbe tenuta a detenere circa 33 miliardi di dollari (27 miliardi di franchi) di capitale CET1 in più dall’acquisizione di Credit Suisse. In particolare, l’obbligo proposto di coprire le partecipazioni estere con il 90% di capitale CET1 richiederebbe a UBS di detenere circa 16 miliardi di dollari (13 miliardi di franchi) di capitale CET1 aggiuntivo. A questi si aggiungono circa 2 miliardi di dollari di capitale CET1 aggiuntivo richiesto a UBS a seguito delle misure a livello di ordinanza annunciate all’inizio di quest’anno.

La banca deve inoltre disporre di circa 15 miliardi di dollari di capitale CET1 precedentemente resi noti ai sensi delle normative esistenti dopo l’acquisizione di Credit Suisse. Parallelamente, una volta attuate, le modifiche a livello di ordinanza annunciate all’inizio di quest’anno eliminerebbero un importo stimato a 4 miliardi di dollari di capitale CET1 a livello consolidato del gruppo. Il costo annuale totale derivante dall’acquisizione ammonterebbe a circa 2,5 miliardi di dollari.

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