UBS, per i tagli di posti di lavoro non c’è fretta
Presentando i risultati trimestrali dell'istituto, il Ceo Sergio Ermotti ha indicato che i circa 3'000 licenziamenti annunciati in Svizzera a seguito dell'acquisizione di Credit Suisse non sono imminenti.
Nei prossimi mesi e trimestri la banca avrà bisogno di molte – e in alcuni casi di maggiori – risorse rispetto al passato per gestire l’integrazione, ha spiegato martedì Ermotti in una conferenza telefonica a commento dei risultati trimestrali.
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Dopo l’acquisizione di Credit Suisse la banca ha annunciato un totale di 3’000 licenziamenti in Svizzera: 1’000 dovuti all’integrazione di CS Svizzera nel gruppo bancario, mentre altri 2’000 riguarderanno ulteriori aree di attività con sede nella Confederazione. Questi piani non sono cambiati, ha precisato Ermotti. La maggior parte delle rescissioni dei rapporti di lavoro avverrà però alla fine del 2024, nel 2025 e nel 2026.
UBS non vuole comunque ancora annunciare ufficialmente l’entità dei tagli occupazionali globali entro il 2026. Secondo recenti stime dei media, l’istituto prevede di avere un totale di 85’000 dipendenti alla fine dell’integrazione. A fine marzo 2024, l’organico era di 111’549 posizioni a tempo pieno, di cui circa il 30% in Svizzera. Prima dell’acquisizione, alla fine del 2022, gli impieghi erano circa 123’000, considerando insieme UBS e CS.
La ristrutturazione dovrebbe essere avviata solo dopo la fusione delle entità giuridiche UBS SA e Credit Suisse SA alla fine del corrente mese di maggio e la successiva integrazione delle due banche.
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