Stretta sulle banche tra consensi e cautele
In risposta alla crisi di Credit Suisse, il Consiglio federale ha presentato nuove norme che, pur essendo approvate da BNS e FINMA, inducono UBS a esprimere cautela riguardo a quelle che definisce richieste patrimoniali estreme.
La Banca nazionale svizzera (BNS) e l’autorità di vigilanza FINMA accolgono favorevolmente le misure proposte oggi dal Consiglio federale in materia di regolamentazione bancaria.
Esse sono decisive per porre rimedio ai punti deboli del dispositivo normativo messi in luce dalla crisi di Credit Suisse e rappresentano un passo importante per rafforzare ulteriormente la stabilità del sistema finanziario elvetico, afferma la BNS in un comunicato diffuso nel pomeriggio.
Il progetto prevede che le realtà di rilevanza sistemica e quelle di medie dimensioni debbano preparare sufficienti garanzie per avere accesso al sostegno di liquidità delle banche centrali. Affinché la BNS possa all’occorrenza erogare un sostegno, le banche devono essere in grado di trasferirle i propri attivi a titolo di garanzia.
La BNS prende atto positivamente anche di altri provvedimenti portati avanti dal Governo, in particolare quelli concernenti il piano di stabilizzazione e la capacità di liquidazione delle banche di rilevanza sistemica, le opzioni di intervento precoce della FINMA, nonché la collaborazione fra le autorità nella prevenzione e nel superamento di crisi finanziarie.
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Stretta del Consiglio federale sulle grandi banche elvetiche
A detta della BNS quelle rese note mercoledì sono misure essenziali – insieme a quelle annunciate già il 22 aprile – per migliorare la normativa “too big to fail” e irrobustire la resilienza del sistema finanziario elvetico.
Anche per la FINMA gli interventi dell’Esecutivo “rivestono un’importanza centrale per il rafforzamento della stabilità delle banche e della reputazione della piazza finanziaria svizzera”. Fra le misure figurano, ad esempio, la facoltà di comunicare pubblicamente in modo più attivo in merito ai procedimenti conclusi, l’introduzione di un regime di responsabilità dei dirigenti e il potere di infliggere multe, ricorda l’autorità in una nota.
UBS cauta
Dal canto suo, UBS accoglie con cautela le misure presentate dal Consiglio federale. Si dichiara favorevole a un ulteriore inasprimento della vigilanza, ma alza immediatamente una barriera contro quelle che definisce richieste patrimoniali estreme.
“UBS sostiene un ulteriore rafforzamento della regolamentazione bancaria elvetica, che già oggi è tra le più rigorose al mondo”, ha indicato il gruppo su richiesta dell’agenzia AWP. “Gli adeguamenti dovrebbero essere mirati, coordinati a livello internazionale e proporzionati, tenendo conto delle differenze relative alle dimensioni e alla complessità degli istituti operanti nella Confederazione”, sottolinea al contempo la società.
La banca esprime peraltro soddisfazione per le ulteriori consultazioni avviate dalla commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati in merito all’inasprimento delle disposizioni sui fondi propri già presentato in precedenza dal governo al parlamento. “UBS accoglie con favore il fatto che la commissione stia valutando alternative alla proposta estrema del Consiglio federale in merito alla copertura patrimoniale delle partecipazioni estere”.
L’impresa guidata da Sergio Ermotti sostiene le opzioni volte a sviluppare ulteriormente i piani di stabilizzazione delle banche e appoggia un rafforzamento degli strumenti AT1 (obbligazioni il cui valore può essere azzerato in caso di difficoltà della società, come avvenuto nel caso di Credit Suisse), purché siano coerenti con gli standard internazionali.
In borsa l’azione UBS a pochi minuti dalla chiusura delle negoziazioni era in lieve rialzo (+0,1% a 43,71 franchi), nell’ambito di un mercato che generalmente arretrava dell’1%. Dall’inizio di gennaio il corso è salito del 15% e ampiamente positive sono anche le performance sull’arco di dodici mesi (+38%) e di cinque anni (+179%).
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