Speciale votazioni federali
Care lettrici e cari lettori,
questa domenica di votazione è stata carica di aspettative e ha portato anche delle sorprese: la popolazione è stata chiamata a esprimersi su quattro temi, uno dei quali toccava Swissinfo e tvsvizzera.it da vicino. L’iniziativa SSR, per la quale il “no” nell’ultimo sondaggio si attestava al 54%, è stata respinta da una fascia più ampia dell’elettorato.
Anche il sostegno al Fondo per il clima si è eroso in maniera importante rispetto al sondaggio del 25 febbraio. Secondo il consigliere agli Stati socialista Baptiste Hurni sarebbe anche colpa della frequenza crescente delle votazioni su iniziative ambientali e climatiche, che avrebbe generato una certa “stanchezza” tra la popolazione.
L'incertezza che prima del voto regnava sull'esito del referendum sull'imposizione individuale ha invece lasciato spazio a un "sì": in futuro, quindi, coppie sposate e non saranno tassate allo stesso modo.
Infine, il popolo ha espresso la netta volontà di preservare la disponibilità di denaro contante nel Paese, iscrivendola nella costituzione.
Nota bene: le percentuali non tengono conto dei risultati del Canton Friburgo, dove lo spoglio è ancora in corso (per ragioni ancora non comunicate mancano due Comuni).
Buona lettura!
Il canone radiotelevisivo non sarà abbassato a 200 franchi: l’iniziativa promossa da UDC, USAM e Giovani PLR è stata respinta con il 62% di “no”.
Dopo la bocciatura otto anni fa dell’iniziativa che prevedeva l’abolizione pura e semplice del canone, la popolazione svizzera ha confermato ancora una volta il suo attaccamento alla Società svizzera di radiotelevisione (SSR). Questo fine settimana, infatti, il progetto che voleva ridurre il canone dagli attuali 335 a 200 franchi è stato decisamente respinto dall’elettorato. Il risultato è più netto di quanto lasciavano presagire i sondaggi: la proporzione di “no” ha infatti raggiunto il 62%. Secondo il politologo dell’istituto gfs.bern Urs Bieri, ciò si spiega con il fatto che in ambito urbano la mobilitazione contro il testo è esplosa negli ultimi giorni.
Secondo il consigliere nazionale dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) Thomas Matter, tra i leader del comitato promotore dell’iniziativa, a tagliare l’erba sotto i piedi del progetto è stata soprattutto la decisione del Consiglio federale di ridurre di 35 franchi (da 335 a 300 entro il 2029) l’importo del canone. A suo avviso, questa misura ha tolto slancio all’iniziativa. L’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), membro del comitato promotore dell’iniziativa assieme all’UDC e ai Giovani liberali radicali (PLR, destra), si rammarica per il risultato uscito dalle urne. L’organizzazione che rappresenta gli interessi delle piccole e medie imprese non vuole però saperne di abbassare le braccia e, per bocca del suo direttore Urs Furrer, ha indicato di voler fare un nuovo tentativo per cercare almeno di abolire i contributi delle imprese. Il progetto in votazione questo fine settimana prevedeva infatti non solo la riduzione del canone per i nuclei famigliari, ma anche la sua soppressione per le aziende.
Di tutt’altro tenore, naturalmente, le reazioni nel campo dei contrari all’iniziativa, che sottolineano in particolare l’attestazione di fiducia da parte della popolazione nei confronti della SSR. “Si è trattato di un plebiscito non solo per il servizio pubblico, ma anche per un’informazione indipendente”, ha dichiarato la consigliere nazionale dei Verdi Delphine Klopfenstein. Il “sì” di domenica non rappresenta però “un assegno in bianco” per l’azienda di servizio pubblico, ha rilevato il consigliere agli Stati socialista Baptiste Hurni. Soddisfatta, naturalmente, del risultato netto la SSR: “Questa giornata è decisiva per il futuro della SSR. Siamo lieti che l’elettorato svizzero ci abbia nuovamente accordato la propria fiducia e siamo sollevati di essere riusciti a rendere visibile il valore aggiunto della SSR per tutta la Svizzera“, ha dichiarato il presidente del Consiglio di amministrazione dell’azienda, Jean-Michel Cina.
Con una decisione storica, il popolo svizzero ha approvato la Legge federale sull’imposizione individuale, segnando una svolta radicale nel sistema fiscale del Paese.
L’esito del voto, inizialmente incerto ma infine abbastanza netto (54,2% di “sì”) apre la strada a un cambiamento atteso da decenni, ponendo fine a un sistema che, a seconda della ripartizione dei redditi, poteva svantaggiare le coppie sposate rispetto a quelle non sposate.
Cosa cambia con la nuova legge? L’imposizione individuale mira a correggere la cosiddetta penalizzazione fiscale del matrimonio, un’ineguaglianza riconosciuta dal Tribunale federale già nel 1984 e che la politica cerca di risolvere da allora. Il cuore della riforma è il passaggio dall’imposizione congiunta a quella individuale per tutti, indipendentemente dallo stato civile. Ogni persona compilerà la propria dichiarazione dei redditi.
Secondo le stime dell’Amministrazione federale delle contribuzioni, la riforma comporterà minori entrate per circa 630 milioni di franchi all’anno per l’imposta federale diretta, di cui 500 a carico della Confederazione e 130 a carico dei Cantoni. Le ripercussioni finanziarie per i Cantoni e i Comuni dipenderanno da come questi adatteranno la loro legislazione fiscale.
Una chiara maggioranza del popolo svizzero ha detto “sì” al controprogetto per iscrivere la disponibilità di denaro contante nella Costituzione.
Dopo questa giornata, è ormai chiaro che gli svizzeri e le svizzere non sono disposti a rinunciare al denaro contante. Più del 73% dell’elettorato ha votato a favore del controprogetto diretto che mira ad ancorare il denaro contante e la sua disponibilità nella Costituzione.
In origine, la proposta era stata lanciata dal Movimento svizzero per la libertà (MLS), con l’obiettivo di obbligare la Confederazione ad assicurare l’approvvigionamento di monete e banconote. Ma è stato il testo alternativo del Governo e del Parlamento – che trasferisce la responsabilità alla Banca nazionale svizzera, senza vincolare direttamente la Confederazione e utilizza formulazioni giuridiche già comprovate – ad avere la meglio alle urne. L’iniziativa popolare è infatti stata respinta con il 54,7% dei voti.
Questo sarebbe il segno che il Consiglio federale sta ottenendo pieno sostegno del popolo, secondo Lukas Golder, codirettore dell’istituto demoscopico gfs.bern, che ha seguito le votazioni, “soprattutto con un controprogetto, che è uno strumento forte dell’esecutivo contro un’iniziativa”, ha sottolineato il politologo.
Richard Koller, il principale attivista all’origine dell’iniziativa, crede che questa giornata segni una vittoria anche per il comitato promotore. “Oggi non abbiamo vinto completamente, ma abbiamo compiuto un passo molto importante”, ha affermato Koller. Sia il comitato promotore che Governo e Parlamento concordano che il contante può rappresentare un’alternativa importante in caso di guasti informatici o problemi nei sistemi di pagamento digitali, e che può contribuire a limitare i costi delle transazioni elettroniche.
L’elettorato ha nettamente respinto l’iniziativa popolare che chiedeva di investire fino all’1% del Prodotto interno lordo della Svizzera per proteggere il clima e la natura. Una bocciatura che secondo il campo rosso-verde non chiude però il dibattito sulla politica climatica nazionale.
Il Partito socialista (PS) e i Verdi proponevano d’istituire un fondo per il clima, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili in Svizzera e favorire la transizione verso una società a basse emissioni di gas serra. Un’idea che non ha però fatto breccia nell’elettorato, che domenica ha chiaramente bocciato la loro iniziativaCollegamento esterno con il 70,7% dei voti. Anche la totalità dei Cantoni si è opposta.
Per il comitato interpartitico contrario all’iniziativa, il popolo svizzero privilegia “una politica climatica mirata e ben ponderata”. “Un fondo per il clima che avrebbe aggirato il freno all’indebitamento e inevitabilmente portato ad un aumento delle tasse non è la soluzione giusta per il nostro Paese”, si legge in un suo comunicato. La Svizzera investe già molto in una politica climatica molto efficace e basata sull’innovazione, l’efficienza e la contabilità economica, sottolinea il comitato. “Dobbiamo adattarci e decarbonizzare l’industria e le attività domestiche, ma a un ritmo sostenibile. Questo fondo per il clima era semplicemente delirante”, ha commentato il consigliere nazionale dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) Manfred Bühler.
Per il PS e i Verdi, con la bocciatura odierna è stata persa l’occasione di affrontare la crisi climatica in modo socialmente sostenibile e con investimenti mirati. Il consigliere agli Stati socialista Baptiste Hurni ha ammesso che il moltiplicarsi di votazioni su iniziative ambientali e climatiche ha provocato una certa “stanchezza” tra la popolazione. Tuttavia, nonostante il risultato alle urne, il dibattito sulla politica climatica continua. Il campo rosso-verde afferma di voler continuare a esercitare pressione sul Parlamento e sul Consiglio federale affinché la Svizzera rispetti i propri impegni e proceda nella protezione del clima.
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