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La salute delle donne va affrontata meglio perché l’economia ne beneficerebbe

donna guarda attraverso un microscopio
L'industria farmaceutica non considera abbastanza le differenze biologiche tra i sessi. Keystone-SDA

Secondo uno studio, il modo in cui viene affrontata la salute delle donne è inadeguato e genera profonde disuguaglianze con gli uomini, con conseguenze importanti anche sull'economia nel suo complesso.

Uno studio pubblicato mercoledì dal Forum economico mondiale (WEF) e dalla società di consulenza McKinsey valuta a 9 miliardi di dollari (8 miliardi di franchi) l’apporto addizionale al prodotto interno lordo (PIL) elvetico che verrebbe generato se si affrontasse meglio la salute delle donne.

Le differenze biologiche tra i sessi non sono sufficientemente prese in considerazione dall’industria farmaceutica, con la conseguenza che si verificano lacune nel trattamento di malattie che colpiscono esclusivamente le donne, affermano gli esperti. Inoltre i farmaci sono meno efficaci per determinate patologie.

“Nel corso di questa ricerca abbiamo scoperto che più della metà degli studi clinici analizzati non faceva distinzione tra i sessi nelle coorti di pazienti a cui venivano somministrati trattamenti sperimentali. Inoltre ora sappiamo che per diverse malattie i medicinali standard sono meno efficaci sulle donne rispetto agli uomini: è il caso dell’asma”, spiega Anouk Petersen, direttrice associata del McKinsey Health Institute. “L’industria farmaceutica deve smettere di trattare le donne come se fossero uomini in miniatura”.

La salute femminile viene spesso affrontata dal punto di vista della riproduzione e alcuni disturbi vengono completamente trascurati. “L’endometriosi è un buon esempio. Sebbene questo problema di salute colpisca quasi 200 milioni di donne in tutto il mondo, abbiamo solo una ventina di preparati attualmente in fase di studio per fornire soluzioni, rispetto a quasi 600 candidati sviluppati per il diabete, che ha un impatto simile nelle donne”, osserva Petersen.

Identificate nove malattie in cui il divario è importante

Lo studio ha identificato nove malattie che, secondo le stime, sono responsabili di circa un terzo del divario di salute tra donne e uomini. Secondo gli autori della ricerca riducendo i loro effetti si potrebbe generare un PIL globale di 400 miliardi di dollari in più entro il 2040. Questa creazione di valore sarebbe ottenuta grazie a una migliore salute, a una maggiore partecipazione al mercato del lavoro, a un minor numero di morti premature e a una maggiore produttività.

Cinque di queste malattie hanno un impatto sulla longevità. Si tratta della cardiopatia ischemica, la principale causa di morte tra le donne in tutto il mondo; del cancro al collo dell’utero, quasi interamente prevenibile attraverso la vaccinazione, ma ancora responsabile di diverse centinaia di migliaia di decessi ogni anno; del cancro al seno, il tumore più comune tra le donne; e per finire dei disturbi legati all’ipertensione durante la gravidanza e l’emorragia post-partum.

Le altre quattro difficoltà mediche identificate non portano alla morte prematura, ma hanno un impatto significativo. Una migliore assistenza sarebbe necessaria durante la menopausa e la perimenopausa, che colpiscono più di 450 milioni di donne in tutto il mondo, nonché in relazione alla sindrome premestruale, che interessa tra il 20% e il 40% delle donne in età fertile: questo avrebbe un forte impatto sull’economia. Gli ultimi due disturbi individuati sono l’emicrania, che affligge circa il 21% delle donne, e l’endometriosi, che colpisce una donna su dieci tra i 15 e i 45 anni.

“L’aspettativa di vita delle donne è più alta di quella degli uomini, il che per molto tempo ha fatto credere che le donne godessero di una salute migliore. Oggi sappiamo che le donne vivono in cattiva salute circa il 25% in più rispetto agli uomini. Questi anni di cattiva salute si verificano nel periodo cruciale in cui sono professionalmente attive e ciò ha un impatto importante sulla loro capacità finanziaria e sulla possibilità di contribuire pienamente all’economia”, conclude Petersen.

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