Pro e contro Fumare all'aperto, tra divieti e libertà individuali

Di Riccardo Franciolli
Cartello posto al aperto con l interdizione di fumare

Keystone / Patrick Straub

Dopo la decisione del comune di Milano, anche in Ticino è tornato d'attualità il dibattito sulla sensatezza o meno di imporre il divieto di fumare nei luoghi pubblici all'aperto. Bellinzona, la capitale ticinese, dovrebbe a breve vietare il fumo in diverse aree. La discussione oscilla tra chi ritiene che sia corretto proteggere la popolazione dal fumo passivo anche all'aperto e chi invece è convinto che non vadano toccate le libertà individuali. 

Comunque si affronti il tema, il fumo all’aperto fa discutere. "Nessuno mette in dubbio i danni provocati dal fumo – chiarisce la deputata liberale ticinese in Gran consiglio Giovanna Viscardi e candidata al municipio di Lugano – ma qui si parla di restrizione delle libertà individuali. E quando si toccano le nostre libertà, la giustificazione del divieto deve essere fondata".

"Quando si toccano le libertà individuali, la giustificazione del divieto deve essere fondata".

Giovanna Viscardi

Fine della citazione

Sul tema prende posizione anche la centrista Nadia Ghisolfi, pure lei deputata in Gran consiglio e candidata al municipio di Lugano, che si è vista respingere dal parlamento ticinese nel giugno 2019 ben tre mozioni riguardanti il fumo all’aperto. Nonostante queste bocciature, racconta Ghisolfi “Io continuo ad essere dell’idea che il tema sia attuale e che in determinate aree sia giusto mettere delle regole. Anche perché, chi non vuole respirare il fumo degli altri, deve essere libero di farlo”.

Le tre mozioni bocciate dal parlamento ticinese chiedevano l’introduzione del divieto del fumo alle fermate dei mezzi pubblici di trasporto, alle entrate dei locali chiusi accessibili al pubblico e nei parchi gioco e negli spazi a disposizione di attività dedicate ai minori.

Su quest'ultimo punto Giovanna Viscardi non può che essere d’accordo, però aggiunge “è peccato che per garantire il buon senso (non fumare in presenza di bambini) si debba ricorrere a strutture normative spesso complicate. Meglio in questo caso puntare sul buon senso e sulla prevenzione e sensibilizzazione”.

La netta stroncatura in parlamento, come ci racconta la stessa Ghisolfi, l'ha fatta desistere dal continuare per ora la battaglia: "i tempi non sono ancora maturi in Ticino. Non ho trovato nessuna disponibilità in Gran consiglio. Le mie mozioni sono state lette unicamente come un'ulteriore ingerenza dello Stato nelle libertà individuali”.

Pochi giorni prima che il Gran consiglio bocciasse le tre mozioni di Nadia Ghisolfi, Silvio Garattini, fondatore e a lungo direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, lanciava la propostaLink esterno di una legge regionale lombarda che limiti il fumo all'aperto, ad esempio nei parchi, fuori dai ristoranti o nelle stazioni. Con la nuova legge - pensava Garattini - la Lombardia avrebbe potuto fare da apripista per altre regioni, e far recepire alla fine questa esigenza dal Parlamento italiano.

Polemiche a Milano

Per ora non se ne è fatto nulla a livello regionale lombardo ma la discussione è tornata in auge grazie al Comune di MilanoLink esterno che meno di un mese fa ha bandito il fumo all'aria aperta in alcune zone della città, dalle fermate dei mezzi pubblici, ai parchi, fino agli stadi e strutture sportive e ai cimiteri. Il divieto meneghino entrerà gradualmente in vigore e solo dal primo gennaio 2025 sarà esteso a tutte le aree pubbliche all'aperto.

"La misura è soffocante, ingiusta, inutile e violerebbe i diritti della persona, imponendo un indebito controllo sull'individuo e opprimendo la libertà del cittadino".

Antonio Scurati

Fine della citazione

La decisione milanese ha scatenato una discussione, alimentata sulle pagine del Corriere della Sera dallo scrittore Antonio Scurati (vincitore nel 2019 del Premio Strega con il primo capitolo della biografia romanzata di Mussolini). Scurati, che intitola il suo contributo “Divieto ipocrita, fumerò all'aperto (senza disturbare)Link esterno” ritiene la misura soffocante, ingiusta, inutile e violerebbe i diritti della persona, imponendo un indebito controllo sull'individuo e opprimendo la libertà del cittadino.

Medici e ricercatori italiani esperti di tabagismo, tra cui lo stesso Silvio Garattini, hanno immediatamente replicato Link esternocon un contributo sempre sul Corriere della sera dove vengono citati i motivi medici per vietare il fumo anche all'aperto e aggiungono: “Sappiamo che quando si parla di prevenzione e promozione della salute i divieti non bastano. (...) Ma spesso sono necessari per il bene di tutti. E sulla libertà del singolo fumatore deve sempre prevalere il diritto alla salute pubblica”.

Il tema divide. Nadia Ghisolfi però non è per una proibizione totale del fumo all'aperto. "Come ho già detto – ricorda – in Ticino attualmente è difficile trovare una maggioranza per vietare di fumare all'aperto. Sul mercato continuano però a comparire nuovi tipi di sigarette elettroniche e ci vogliono regole che chiariscano quanto queste facciano male e quindi dove possano essere consumate”.

Sull'altro fronte anche Giovanna Viscardi non è totalmente contraria a delle restrizioni ma sottolinea come “la norma che si vuole introdurre deve essere proporzionata, utile per raggiungere un fine. Se si introduce un divieto – ricorda l’avvocato Giovanna Viscardi – spesso si toccano i diritti fondamentali dell’individuo. E dunque si deve considerare se valga davvero la pena imporre restrizioni e se davvero con queste restrizioni otteniamo ciò che vogliamo”.

L’esempio italiano

Il Ticino nel 2006, seguendo proprio il modello italiano entrato in vigore nel 2003, è stato il primo cantone in Svizzera a introdurre il divieto di fumo nei caffè e nei ristoranti. La popolazione appoggiò la misura con una schiacciante e inattesa maggioranza: 79.1% dei votanti. A livello nazionale questo divieto è stato introdotto nel 2010.

"Ritengo che in futuro la questione del fumo passivo nei luoghi pubblici all'aperto debba essere nuovamente affrontata e regolata a livello cantonale e non comunale”.

Nadia Ghisolfi

Fine della citazione

Ora sull'onda della decisione del comune di Milano, la discussione del fumo passivo nei luoghi pubblici all'aperto è dunque tornata d’attualità in Ticino. Per la deputata in Gran consiglio ticinese Giovanna Viscardi è meglio intervenire a livello comunale. “Il parco giochi è di proprietà del comune e dunque si possono introdurre restrizioni modificando regolamenti comunali e non si deve così intervenire a livello costituzionale, che è decisamente più complesso”.

E l’esempio arriva anche dalla capitale ticinese. Il sindaco Mario Branda ha infatti annunciato che prossimamente il Municipio di Bellinzona vieterà il fumo nei parchi, in risposta a una mozione Link esternopresentata in Consiglio comunale. La libertà di ciascuno non è mai assoluta – ha commentato il sindaco – perché termina dove comincia quella degli altri.

Risolvere la questione del fumo nei luoghi pubblici a livello comunale? È questa la soluzione? “Mi fa piacere – risponde Nadia Ghisolfi – che diversi Comuni si siano attivati singolarmente affinché nei loro parchi non si possa più fumare. Ritengo però che in futuro la questione del fumo passivo nei luoghi pubblici all’aperto debba essere affrontata e regolata a livello cantonale e non a livello comunale, per avere un’omogeneità della misura sul territorio".

Nadia Ghisolfi al termine della discussione apre un altro dibattito legato al fumo: gli alti costi causati dal tabagismo. "Continuiamo a lamentarci dei costi della salute che aumentano esponenzialmente. Le malattie legate al fumo, come sappiamo, sono una voce importante delle spese sanitarie. Ma facciamo poco o nulla per evitare di caricare il sistema. ". 


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