Il permafrost - suolo che resta ghiacciato per almeno due anni consecutivi - si sta scongelando sempre più velocemente nelle Alpi svizzere. Inoltre, la sua temperatura non è mai stata così alta come nell'anno idrologico 2024.
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Keystone-ATS
I cambiamenti osservati nel permafrost hanno avuto un impatto sulla stabilità dei pendii montani che sono ghiacciati tutto l’anno, mette in guardia in una nota diffusa martedì dell’Accademia svizzera di scienze naturali (SCNAT).
Perché si verifichi una frana o una caduta di massi come quella di Blatten devono però essere presenti anche condizioni geologiche e topografiche, spiega Jeannette Nötzli dell’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SLF) all’agenzia Keystone-ATS.
Complessivamente, il contenuto di ghiaccio nel permafrost è diminuito significativamente dal 2000, sottolinea la SCNAT, ricordando che è da 25 anni che la rete di monitoraggio Permos misura il fenomeno.
Nell’ultimo decennio, le temperature del permafrost a dieci metri di profondità sono aumentate in media di 0,8 gradi nei 23 siti di perforazione studiati da Permos.
Il riscaldamento è misurabile anche a 20 metri di profondità, anche se in modo meno pronunciato. Si può immaginare come il pane tolto dal congelatore, precisa Nötzli. “Quando lo si taglia, a volte ci si rende conto che, sebbene si sia già scongelato all’esterno, è ancora duro e congelato all’interno”. La situazione è simile con il permafrost.
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Il riscaldamento del permafrost prosegue a profondità sempre maggiori. Di conseguenza, anche lo strato che si scongela in estate e si ricongela in inverno sta diventando più spesso. Sullo Schilthorn, nelle Alpi Bernesi, per la prima volta in un sito studiato da Permos nell’inverno del 2024 lo strato di disgelo non si è più ghiacciato.
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