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Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

il presidente della Confederazione e ministro dell’economia Guy Parmelin ha annunciato venerdì il suo ritiro dal Consiglio federale. Questa decisione apre una nuova fase politica a Berna e dà rapidamente il via alla corsa per la sua successione.

Anche il resto dell’attualità svizzera di giornata è ampiamente dominato dall’economia. Venticinque anni dopo uno shock che aveva segnato tutto il Paese, i dibattiti sulle grandi imprese elvetiche restano più attuali che mai, mentre alcuni attori economici continuano la loro ascesa.

Buona lettura!

un uomo seduto tra due bandiere svizzere
Guy Parmelin ha annunciato la sua decisione alla stampa venerdì mattina al Centro media di Palazzo federale. Keystone / Peter Klaunzer

Atteso da qualche tempo, l’annuncio è arrivato questo venerdì: il consigliere federale Guy Parmelin lascerà il Governo svizzero il 31 dicembre 2026. Il presidente della Confederazione porrà così fine a undici anni trascorsi nel Consiglio federale. La sua partenza apre ufficialmente la corsa alla successione e costituisce uno dei principali eventi politici degli ultimi mesi dell’anno.

Guy Parmelin ha precisato che la sua decisione non è legata a motivi di salute. Dopo oltre un decennio in Governo, ritiene di essere giunto al termine di un ciclo politico. Il consigliere federale ha spiegato di non sentire più lo stesso “fuoco sacro” di quando ha iniziato e considera giunto il momento di cedere il testimone.

Il politico vodese era membro del Consiglio nazionale dal 2003 quando è stato eletto in Consiglio federale nel dicembre 2015. Ha diretto il Dipartimento della difesa, prima di assumere nel 2019 la guida del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca. Primo esponente romando dell’Unione democratica di centro (UDC) ad accedere all’Esecutivo federale, ha esercitato per due volte la presidenza della Confederazione.

Alla domanda di Swissinfo sul momento più difficile della sua carriera governativa, Guy Parmelin ha citato senza esitazioni la pandemia di Covid-19. Ha ricordato le chiusure decise per proteggere la salute pubblica, i timori di fallimento espressi da numerosi imprenditori e i negoziati condotti per mettere rapidamente in atto i prestiti Covid. Dice di conservare il ricordo degli incontri con persone che avevano “le lacrime agli occhi” durante quel periodo eccezionale.

L’attenzione si concentra ora sulla sua successione. Poiché il seggio spetta all’UDC, il principale partito del Paese dovrebbe mantenere la propria rappresentanza in Governo. La questione è ormai capire quali personalità si candideranno e se gli equilibri regionali e linguistici giocheranno un ruolo nella scelta del Parlamento. La successione di Parmelin si profila quindi come uno dei principali eventi politici del periodo di fine anno.

Le lettere del logo Swissair adagiate a terra
Le lettere del logo Swissair adagiate a terra dopo il grounding del 2 ottobre 2001. Questa immagine è diventata uno dei simboli del più grande trauma economico vissuto dalla Svizzera contemporanea. Steffen Schmidt / Keystone

A 25 anni dal grounding di Swissair, l’evento figura ancora tra i principali temi dell’attualità svizzera di questo venerdì. Questa semplice constatazione dice molto sull’entità dello shock provocato il 2 ottobre 2001, quando la compagnia aerea nazionale fu costretta a bloccare l’intera flotta per mancanza di liquidità. Migliaia di passeggeri e passeggere rimasero bloccati in tutto il mondo e la Svizzera assistette incredula al crollo di una delle sue aziende più emblematiche.

Per molte persone di nazionalità svizzera, questo episodio va ben oltre il settore dell’aviazione. Al culmine del suo successo, Swissair incarnava la qualità, l’affidabilità e il prestigio internazionale del Paese. Presente in tutti i continenti, rappresentava una vera e propria vetrina della Svizzera e godeva di uno status quasi mitico sia presso il grande pubblico sia tra il proprio personale.

I media elvetici hanno approfittato di questo anniversario per raccogliere i ricordi di ex collaboratrici e collaboratori della compagnia. Assistenti di volo, steward e piloti descrivono un misto di incomprensione, sgomento e smarrimento nel momento in cui gli aerei furono immobilizzati. Molti raccontano immagini che non hanno mai dimenticato, come gli aeromobili allineati sulla pista dell’aeroporto di Zurigo o i passeggeri bloccati ai quattro angoli del pianeta. Un quarto di secolo dopo, alcuni affermano di poter ancora raccontare quella giornata nei minimi dettagli.

Al di là del fallimento di una compagnia aerea, il grounding simboleggia ancora oggi la fine di un’epoca. Per molti svizzeri e svizzere, segnò il momento in cui un fiore all’occhiello nazionale, noto per la sua solidità, si rivelò vulnerabile. Venticinque anni dopo, pochi eventi economici continuano a occupare un posto così importante nella memoria collettiva del Paese.

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Partirà o non partirà? La minaccia di una delocalizzazione di UBS riaffiora regolarmente. Keystone / Gaetan Bally

Un importante azionista di UBS ritiene che la banca dovrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di lasciare la Svizzera. In una lettera indirizzata al consiglio di amministrazione, il gestore patrimoniale statunitense Artisan Partners sostiene che l’inasprimento dei requisiti in materia di capitale proprio rischia di penalizzare durevolmente la maggior banca del Paese.

Artisan Partners, che figura tra i principali investitori di UBS, ritiene che le nuove regole prospettate dopo il crollo di Credit Suisse siano eccessive e “punitive”. A suo avviso, obbligherebbero la banca a immobilizzare miliardi supplementari di capitale proprio, riducendone la redditività.

Questa presa di posizione arriva pochi giorni dopo il voto del Consiglio degli Stati a favore di un rafforzamento dei requisiti relativi ai fondi propri imposti a UBS. La misura, adottata nel quadro delle riforme nate dal tracollo di Credit Suisse, deve ancora essere esaminata dal Consiglio nazionale. UBS, tuttavia, non condivide questa analisi. La banca afferma di voler continuare a gestire le proprie attività globali dalla Svizzera e continua a sostenere una regolamentazione che considera più proporzionata e meglio allineata agli standard internazionali.

La sede dell’azienda Infomaniak
La sede dell’azienda Infomaniak a Ginevra. Keystone / Martial Trezzini

L’azienda ginevrina Infomaniak ha debuttato con successo alla Borsa svizzera, registrando risultati nettamente superiori alle aspettative. Il titolo dello specialista svizzero dell’hosting e del cloud ha segnato una netta progressione durante la sua prima giornata di contrattazioni, giovedì. Al suo massimo, la valutazione dell’azienda ha superato i 260 milioni di franchi, ben oltre le stime contenute nel prospetto di quotazione.

Fondata nel 1994, Infomaniak si è affermata come uno dei principali attori svizzeri del settore digitale. L’azienda, che sviluppa e gestisce i propri centri dati nella Confederazione, si presenta come un’alternativa europea ai giganti statunitensi del cloud e dei servizi digitali. Il suo fatturato ha superato i 54 milioni di franchi nel 2025 e la crescita è proseguita anche nel primo semestre del 2026.

Il successo di questa prima giornata di quotazione rappresenta anche un segnale positivo per l’economia digitale svizzera. In un mercato dominato dalle grandi piattaforme internazionali, gli investitori sembrano credere nel potenziale di un operatore locale che punta sul cloud sovrano, sull’indipendenza tecnologica e sull’hosting dei dati in Svizzera.

due giovani camminano tra le modine in un prato
Due giovani trasportano sacchi e mobili attraverso un prato nel quartiere Dreispitz di Zurigo Schwamendingen, il 30 settembre 2026. Lungo l’Überlandpark, entro il 2040 numerosi edifici di cooperative abitative saranno demoliti e sostituiti da nuove costruzioni. Keystone / Claudio Thoma

Foto del giorno

Dei giovani trasportano sacchi e mobili attraverso un prato nel quartiere Dreispitz di Zurigo Schwamendingen, il 30 settembre 2026. Lungo l’Überlandpark, entro il 2040 numerosi edifici di cooperative abitative saranno demoliti e sostituiti da nuove costruzioni.

Tradotto dal francese e verificato da lj

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