La televisione svizzera per l’Italia

Guy Parmelin lascia il Consiglio federale: l’addio a fine anno dopo un decennio a Berna

scgermi che mostrano guy parmelin
L'addio dopo un decennio a Palazzo federale. Keystone / Anthony Anex

L'annuncio delle dimissioni di Guy Parmelin chiude una carriera decennale nell'Esecutivo, durante la quale ha gestito dossier complessi come la pandemia e rafforzato il commercio estero svizzero, aprendo ora la corsa alla sua successione.

Il presidente della Confederazione e ministro dell’economia Guy Parmelin ha annunciato che lascerà l’Esecutivo federale alla fine dell’anno. Il 66enne vodese conclude così una carriera governativa durata un decennio, segnata da importanti accordi commerciali e dalla gestione di dossier complessi sia sul fronte interno che internazionale.

L’annuncio è arrivato venerdì mattina a Berna nel corso di una conferenza stampa. Guy Parmelin lascerà contemporaneamente la carica presidenziale — che ricopre per la seconda volta dal 1° gennaio scorso — e la direzione del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR). Si chiude un ciclo iniziato nel dicembre 2015, quando il parlamentare dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) fu eletto quale successore di Eveline Widmer-Schlumpf, restituendo al suo partito il secondo seggio in Governo.

“Il fuoco sacro non è più lo stesso”

Nessun problema di salute dietro la decisione di lasciare, ma una maturazione personale avvenuta durante la pausa estiva: “Ho riflettuto a lungo su quale fosse la scelta migliore per il Paese ed è cresciuta in me la convinzione che fosse il momento giusto di ritirarmi”, ha spiegato Parmelin. Durante l’incontro con i media, ricorrendo alla consueta franchezza, ha ammesso: “Il cimitero è pieno di persone che si credevano indispensabili. Semplicemente, il fuoco sacro non è più lo stesso”.

Per i prossimi mesi l’agenda resta comunque fitta fino al 31 dicembre: “Metterò ordine sulla mia scrivania e lavorerò fino all’ultimo giorno”, ha assicurato. Dal 1° gennaio, darà spazio alla sfera privata accanto alla moglie: “Dedicherò più tempo a mia moglie, che ha fatto molti sacrifici in questi anni. Non farò il giro del mondo, ma visiteremo la Svizzera insieme”.

Il TG speciale del 2 ottobre 2026:

Contenuto esterno

Non è mancata una battuta sul cerimoniale di Palazzo che presto si lascerà alle spalle: “Cosa mi mancherà di meno? Ho sempre avuto qualche difficoltà con il protocollo: a volte dimentico chi debba ricevere un ospite estero e con quale cerimoniale. Ma magari, quando sarò seduto sul sedile posteriore di un’auto, mi succederà di aspettare ancora qualcuno che mi apra la portiera”.

Pur lasciando una Svizzera solida, con finanze stabili e un tessuto imprenditoriale innovativo, Parmelin ha voluto lanciare un avvertimento chiaro: “Nulla è mai acquisito definitivamente. Il mondo e la geopolitica cambiano velocemente e dobbiamo adattarci. È finita l’epoca in cui bastava una telefonata per fissare un appuntamento con un dirigente estero”. Per il consigliere federale vodese, “se non ci adattiamo e se la Svizzera non prende le decisioni indispensabili per non farsi distanziare, rischiamo un brusco risveglio”.

Dalla difesa all’economia: l’ascesa del “gregario”

Agricoltore e viticoltore di formazione, originario di Bursins (canton Vaud), al suo ingresso a Palazzo federale il 1° gennaio 2016 Parmelin fu accolto con scetticismo e persino ironia per le sue competenze linguistiche. Nei primi tre anni alla testa del Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) affrontò dossier spinosi, dall’eredità della controversa organizzazione militare segreta P-26 al rilancio dell’acquisto dei nuovi aerei da combattimento dopo la bocciatura dei Gripen, riuscendo a ottenere un incremento del budget militare.

Il servizio del TG 12.30 della RSI del 2 ottobre 2026:

Contenuto esterno

Passato nel 2019 al DEFR — incarico che inizialmente sembrava non essere la sua prima scelta — il democentrista, etichettato in principio come figura di secondo piano, ha saputo scalare i consensi grazie a un approccio pragmatico, affabile e vicino alla cittadinanza. La sua autorevolezza istituzionale è stata sancita da due mandati presidenziali (nel 2021 e nel 2026), entrambi coronati da consensi plebiscitari in Parlamento: 188 voti (su 202) la prima volta e un risultato record di 203 preferenze su 210 per l’anno in corso.

Il profilo internazionale e la gestione delle crisi

Nel suo primo anno da presidente, in piena pandemia di Covid-19, Parmelin s’impose all’attenzione internazionale ospitando a Ginevra il vertice tra Joe Biden e Vladimir Putin a Villa La Grange. In quella circostanza diede prova di padronanza diplomatica, rivolgendosi ai leader nelle rispettive lingue.

Proprio l’emergenza sanitaria ha rappresentato uno dei passaggi più dolorosi della sua esperienza governativa: “È stato uno dei momenti più difficili in assoluto, quando abbiamo dovuto annunciare la chiusura di molte attività: ho visto imprenditori disperati con le lacrime agli occhi, che temevano il fallimento”, ha ricordato venerdì ai microfoni di Swissinfo. Un frangente che impose decisioni rapide e complesse per garantire liquidità al tessuto economico: “Abbiamo dovuto collaborare intensamente tra Dipartimenti — finanze, economia e sanità — per varare tempestivamente i crediti Covid. Ci furono negoziati duri, ma guardando al quadro internazionale credo che il Paese ne sia uscito a testa alta”.

Durante quella crisi seppe distinguersi per una linea orientata alla calma, alla fiducia verso la popolazione e alla collegialità di Governo, condannando fermamente le tensioni di piazza legate al certificato Covid. Una pacatezza ribadita anche nel 2022 di fronte ai timori per la crisi energetica: “Lo Stato non andrà a controllare nelle case se il riscaldamento supera i 19 gradi”, promise all’epoca.

Commercio estero: l’architetto del libero scambio

Il bilancio al timone del DEFR è caratterizzato soprattutto dalla strategia di diversificazione commerciale. Parmelin ha fortemente perseguito accordi fuori dall’orbita dell’Unione Europea (UE), dovendo spesso mediare tra le esigenze etico-ambientali della sinistra, la deregolamentazione chiesta dagli ambienti economici e la tutela voluta dal settore primario.

La firma dello storico accordo AELS con l’India nel marzo 2024, giunto al termine di 16 anni di negoziati.

La finalizzazione dell’accordo di libero scambio con il Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) e la vittoria nella votazione popolare sul trattato con l’Indonesia nel 2021.

L’aggiornamento dell’intesa con la Cina per l’abbattimento della maggior parte dei dazi doganali all’export.

Il dossier USA: raccogliendo il testimone da Karin Keller-Sutter, Parmelin ha firmato a Washington una dichiarazione d’intenti per alleggerire i dazi sulle merci elvetiche imposti dall’amministrazione Trump, garantendo ossigeno alle esportazioni svizzere in un quadro di forte incertezza globale.

Il nodo europeo e le spine interne

Nelle relazioni con Bruxelles la traiettoria di Parmelin è stata singolare. Se nel 2021, da presidente, ebbe l’ingrato compito di annunciare l’interruzione unilaterale dei negoziati per l’accordo quadro, nel marzo 2026 ha invece apposto la firma sull’intesa complessiva insieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Un atto di disciplina governativa che lo ha visto smarcarsi dalle rigide posizioni contrarie del suo stesso partito.

Meno lineari sono stati altri fronti: la politica agricola interna ha lasciato strascichi accesi (come le proteste contadine contro la burocrazia a inizio 2024), culminate in versioni di compromesso della Politica agricola dal 2022 e dal 2030. Più defilato è apparso invece su dossier come le sanzioni contro la Russia o la crescente emergenza legata alla carenza di alloggi e al rincaro dei canoni di locazione.

A chi tocca ora?

L’uscita a fine anno permetterà all’UDC di affrontare le prossime elezioni federali con forze fresche. Alla domanda su chi debba rimpiazzarlo e se il seggio debba restare a un rappresentante della Romandia, il presidente uscente ha preferito non sbilanciarsi: “Spetterà al mio partito e all’Assemblea federale decidere”.

La successione sarà sulle prime pagine dei media nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Dopo la sua partenza, Elisabeth Baume-Schneider potrebbe diventare l’unica consigliera federale originaria della Romandia. “La Svizzera romanda farà certamente di tutto per difendere i suoi due seggi. La solidarietà regionale prevale generalmente al di là delle divisioni partitiche”, ha dichiarato il politologo Sean Mueller, interrogato dall’agenzia Keystone-ATS.

La politologa dell’istituto di ricerca Sotomo Sarah Bütikofer, dal canto suo, si aspetta che l’UDC designi diversi candidati, che tuttavia non saranno tutti originari della Romandia. La probabilità che una donna entri in Consiglio federale sotto i colori dell’UDC è “più grande che mai, ma resta inferiore al 50%”, ha dichiarato.

La corsa alla successione riapre inevitabilmente anche la partita sui dipartimenti. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) è stato regolarmente snobbato negli ultimi anni: Karin Keller-Sutter lo ha lasciato a fine 2022 per passare alle Finanze, mentre Elisabeth Baume-Schneider lo ha ceduto dopo appena un anno per traslocare all’Interno. Resta ora da capire se il socialista basilese Beat Jans approfitterà del seggio vacante per chiedere il passaggio alla guida del prestigioso DEFR.

Le reazioni

L’UDC ha espresso profondo rammarico per la decisione e gratitudine per l’impegno pluriennale profuso dal consigliere federale. Contestualmente, ha rivendicato con fermezza la doppia presenza nell’Esecutivo in base alla formula magica: “In qualità di partito più forte del Paese, conformemente al principio della concordanza, l’UDC ha un diritto indiscutibile a due seggi in Consiglio federale”. Il partito proporrà una candidatura che difenda i suoi temi cardine: neutralità, nessun accordo vincolante con l’UE, freno all’immigrazione e tutela dell’ordine costituzionale.

Un omaggio caloroso è arrivato dal mondo agricolo per voce del presidente dell’Unione svizzera dei contadini (USC), Markus Ritter. Intervistato dall’agenzia AWP, il consigliere nazionale centrista ha evidenziato le doti di leadership dell’uscente: “Anche nelle situazioni più difficili ha mantenuto la calma e la visione d’insieme”. Ritter ha ricordato come il decennio di Parmelin sia coinciso con sfide straordinarie: dalla pandemia alla guerra in Ucraina, fino all’imprevedibilità dei dazi statunitensi e a gravi emergenze territoriali interne come l’incendio di Crans-Montana o la frana di Blatten.

Il Centro ha riconosciuto la pretesa democentrista al secondo seggio, ma ha precisato: “Dalla successione ci si aspetta la responsabilità di garantire un Consiglio federale che collabori in modo costruttivo, affinché si possano affrontare le sfide attuali e future del Paese”.

Contenuto esterno

Più misurato il PLR, che per voce del copresidente Benjamin Mühlemann ha ringraziato Parmelin per il servizio reso alla Confederazione. I liberali radicali hanno però posto subito un paletto territoriale: in considerazione della coesione nazionale e del carattere quadrilingue della Svizzera, il partito si aspetta esplicitamente che l’UDC presenti candidature provenienti dalla Svizzera latina.

Contenuto esterno

Articoli più popolari

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR