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Folla di persone con valige

Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

All'indomani della bocciatura da parte del popolo dell'iniziativa "No a una Svizzera da 10 milioni", i media elvetici analizzano il risultato, sottolineando in particolare un apparente paradosso.

E mentre a Evian, nella vicina Francia, prende il via il G7, Ginevra si appresta a ritornare protagonista della geopolitica internazionale.

Buona lettura!

Manifesto a favore dell'iniziativa UDC, panorama montano sullo sfondo
Traffico, criminalità e carenza di spazio sono problemi che potrebbero apparire lontani camminando nelle campagne svizzere, dove però l’iniziativa UDC ha fatto breccia. Keystone / Urs Flueeler

Sono state le regioni urbane a opporsi con più convinzione all’iniziativa dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) “No a una Svizzera da 10 milioni”. In altre parole, proprio quelle aree più toccate dai problemi, ad esempio la pressione demografica e la criminalità, che il campo del “sì” ha denunciato durante la campagna, imputandoli all’immigrazione.

È un dato “paradossale”, perlomeno a prima vista, scrivono i giornali del gruppo Tamedia: l’iniziativa ha riscosso maggiore successo proprio dove la Svizzera dispone ancora di più spazio ed è più sicura.

Secondo il politologo Simon Stückelberger, tuttavia, non è sorprendente. Un fattore importante è l’immagine che si ha della Svizzera e la direzione in cui si vorrebbe che si sviluppasse. Un Paese urbanizzato e densamente popolato contraddice l’immagine che molte persone residenti in campagna hanno della Confederazione. L’iniziativa, per molti votanti, non rappresentava quindi “uno strumento per risolvere problemi concreti di spazio davanti alla propria porta di casa, quanto piuttosto uno sfogo per la preoccupazione generale di fronte a una Svizzera in rapido cambiamento“,

Altre testate, come la NZZ, nei loro editoriali sottolineano invece che, nonostante il testo dell’UDC sia stato respinto dal 54,8% dell’elettorato, il risultato non deve essere letto come un sostegno all’Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’UE. Un’intesa che l’iniziativa chiedeva in ultima ratio di denunciare se ci si fosse avvicinati al limite di 10 milioni di abitanti.

“La votazione di domenica ha dimostrato che una parte significativa della popolazione valuta già criticamente la migrazione dall’UE nella sua forma attuale”. Un fattore che Governo e Parlamento non dovranno sottovalutare in vista del voto sui Bilaterali III che ridisegneranno i rapporti tra Berna e Bruxelles.

Gruppo di persone
Per molti svizzeri e svizzere residenti nel Regno Unito, che Swissinfo ha incontrato al congresso annuale a Londra, i dibattiti attorno all’iniziativa UDC sembravano un “déjà-vu”. Parola chiave: Brexit. Alexandra Andrist

Anche la diaspora elvetica ha votato contro l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni” e a favore dell’inasprimento delle condizioni di accesso al servizio civile. Se per quest’ultimo tema le percentuali corrispondono a quelle dell’elettorato residente in patria, il “no” all’iniziativa UDC è stato nettamente più secco.

Più del 70% degli svizzeri e delle svizzere all’estero che hanno votato si è opposto al progetto di porre un tetto massimo di 10 milioni alla popolazione svizzera, secondo le cifre fornite dall’Ufficio federale di statistica, contro il 54,8% della totalità dell’elettorato.

Anche se più netto di quanto prevedessero i sondaggi, il “no” della Quinta Svizzera non sorprende la politologa di gfs.bern Martina Mousson. È una categoria dell’elettorato generalmente orientata più a sinistra e che beneficia in modo più diretto dei buoni rapporti tra Berna e Bruxelles. Ricordiamo che la grande maggioranza della diaspora elvetica abita in un Paese confinante.

La tendenza a votare più a sinistra non si è però materializzata per l’altro tema, la modifica di legge che rende l’accesso al servizio civile più complicato (51,9% di “sì” per la Quinta Svizzera, 52,5% per la totalità dei votanti). Mousson ipotizza che le tensioni geopolitiche sono avvertite in modo ancora più intenso da coloro che abitano in altri Paesi europei e ritengono dunque che non sia il momento di indebolire l’esercito.

Donald Trump
Dopo l’annuncio, un Trump decisamente carico è salito a bordo dell’Air Force One per recarsi al G7. Copyright 2026 The Associated Press. All Rights Reserved.

Washington e Teheran hanno annunciato il raggiungimento di un accordo per mettere fine alla guerra in Medio Oriente su tutti i fronti. Il presidente statunitense Donald Trump ha comunicato che l’intesa verrà firmata venerdì 19 giugno a Ginevra. Dopodiché, lo stretto di Hormuz verrà riaperto.

L’accordo con gli Stati Uniti prevede “la fine immediata e definitiva della guerra e delle operazioni militari sui vari fronti, compreso il Libano“, ha dichiarato alla televisione di Stato il viceministro degli esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, confermando quanto annunciato poco prima dai mediatori pakistani.

Alla cerimonia a Ginevra dovrebbe partecipare il vicepresidente statunitense JD Vance, il quale ha definito “possibile” anche la presenza dell’inquilino della Casa Bianca. Non è ancora chiaro quali siano i contenuti dell’accordo. Resta, ad esempio, un grande punto interrogativo sul destino del programma nucleare iraniano, su cui i due Paesi finora non hanno mostrato nessuna volontà di compromesso, sottolinea Le Temps.

Tuttavia, scrive il giornale francofono, questa volta sembra davvero esserci “qualcosa di concreto”, a differenza delle oltre 40 volte in cui il presidente USA, negli ultimi tre mesi, aveva promesso che un’intesa era stata raggiunta per poi essere rapidamente smentito. In cinque giorni, però, possono accadere ancora molte cose, sottolinea su RSI l’analista di geopolitica Nicola Pedde, il quale mette in dubbio la disponibilità del Governo israeliano a sospendere gli attacchi in Libano.

Protesta, fiamme al centro dell'immagine
Secondo la polizia, erano in totale 20’000 le persone presenti alla manifestazione di ieri a Ginevra, 60’000 secondo il collettivo No G7. AFP

Prende il via in queste ore il G7 di Evian, in Francia, in un contesto di manifestazioni di protesta contro il summit organizzate a Ginevra. All’aeroporto della città elvetica sono atterrati oggi molti dei leader diretti al vertice, accolti dal presidente della Confederazione Guy Parmelin.

Parmelin ha potuto intrattenersi per qualche minuto con i vari capi di Stato, a cominciare dal presidente brasiliano Lula da Silva, invitato al G7 dall’omologo francese Emmanuel Macron. L’atterraggio dell’Air Force One del presidente statunitense Donald Trump è avvenuto attorno alle 16:00.   

Tutto il territorio ginevrino sarà sotto stretta sorveglianza fino al termine del summit, mercoledì, con poliziotti provenienti da tutti i cantoni e 4’000 soldati. I costi di sicurezza per la Svizzera sono stimati a 20 milioni di franchi. “Come ringraziamento” scrive SRF, “Macron ha invitato Parmelin alla cena di gala di martedì”. Per il consigliere federale sarà forse un’occasione di abbordare con Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen il tema delle dispute commerciali con gli Stati Uniti e l’UE.

Una grande manifestazione di protesta anti-G7 si è svolta ieri, insieme allo sciopero femminista che si tiene ogni 14 giugno, ed è cominciata in un ambiente festivo, riporta RTS. Tuttavia, è rapidamente degenerata in scontri tra forze dell’ordine e gruppi violenti, tra cui 600 membri dei “black block”. Pochi minuti dopo l’inizio del corteo, una macchina è stata data alle fiamme.

I danni sono stati relativamente minimi rispetto al numero di black block“, ha comunicato stamattina il portavoce della polizia ginevrina. In totale, 9 donne e 19 uomini sono stati fermati e tre arresti provvisori effettuati.

Manifestazione
Alexandra Wey / Keystone

Foto del giorno

Domenica in diverse città svizzere si sono tenute manifestazioni che hanno radunato migliaia di persone per protestare contro la discriminazione salariale, la violenza di genere e le molestie in occasione della giornata dedicata allo sciopero femminista. Nella foto, Zurigo.

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