Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
sabato, durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca, l’ambasciatore svizzero Ralf Heckner ha dovuto mettersi al riparo sotto un tavolo a Washington. Sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco, l’attentatore è stato arrestato. Oggi l’ambasciatore racconta come ha vissuto quei minuti drammatici.
Vi auguro una buona lettura,
Sabato, durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca a Washington, sono stati esplosi diversi colpi d’arma da fuoco, a pochi metri dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Quella che sembra una scena da thriller è stata vissuta in prima persona dall’ambasciatore svizzero Ralf Heckner, rifugiatosi come altri presenti sotto un tavolo.
L’ambasciatore Ralf Heckner, a soli dieci metri da Donald Trump, è rimasto sorprendentemente calmo. In un’intervista alle testate di CH Media ha dichiarato che la sua esperienza come gestore di crisi in Kenya lo ha aiutato: aveva individuato in anticipo le uscite di emergenza e sapeva esattamente dove fuggire, mentre gli addetti alla sicurezza saltavano sopra i tavoli.
Nonostante l’attentato, un “after-party” previsto in seguito presso la residenza svizzera non è stato annullato, ma si è svolto con misure di sicurezza rafforzate. Secondo Heckner, gli ospiti hanno comunque apprezzato la serata alla residenza, anche se l’atmosfera, dopo le scene drammatiche all’Hotel Hilton, comprensibilmente non era particolarmente festosa.
Heckner sottolinea nell’intervista che il presidente statunitense Donald Trump ha adottato toni insolitamente concilianti e ha condannato la violenza politica. Per l’ambasciatore, questo è stato il messaggio di de-escalation giusto al momento opportuno, che non ha ulteriormente inasprito una situazione già tesa in un Paese caratterizzato attualmente da profonde divisioni.
Rivoluzione digitale o incubo burocratico? Il nuovo sistema informatico delle casse di disoccupazione svizzere, Asal 2.0, avrebbe dovuto accelerare le procedure. Ma a quattro mesi dall’implementazione regna ancora il caos, e i responsabili dei dossier tornano a carta e penna.
Invece dell’efficienza digitale, le casse di disoccupazione svizzere vivono un ritorno all’età della pietra, scrive Der Bund. Il nuovo sistema della società SAP riconosce solo determinati casi standard pre-programmati e, se un caso non corrisponde al modello, le comunicazioni non possono essere generate digitalmente. Il personale è quindi costretto a ritornare a scrivere a mano le lettere alle persone disoccupate. Per poter chiudere digitalmente il processo, occorre creare “lettere fittizie” e scansionare quanto scritto a mano.
La speranza di risparmi si è trasformata nel suo contrario. La complessità del programma Asal 2.0 porta alla necessità di aumentare l’organico invece che a ridurlo. In cantoni come Sciaffusa o Lucerna il personale è già stato aumentato fino al 27%. Alcuni collaboratori hanno inoltre lasciato il posto di lavoro a causa dell’inefficienza del nuovo sistema.
Gli esperti prevedono a livello svizzero centinaia di nuove assunzioni, poiché la stabilizzazione del sistema potrebbe richiedere oltre un anno. La Confederazione riferisce di interruzioni del sistema durate giorni, che hanno bloccato migliaia di dossier.
Mentre la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) ufficialmente minimizza, alcune persone addette ai lavori mettono in guardia da un collasso in caso di una crisi. Se il numero dei disoccupati dovesse aumentare bruscamente, si sarebbe “inermi”. Il sistema non consente soluzioni tampone e ciò potrebbe mettere a rischio il pagamento delle indennità.
Da oggi a giovedì il Consiglio nazionale si riunisce in una sessione speciale per trattare diversi dossier che si sono accumulati. Si discute anche di ingiustizie storiche e dello strumento parlamentare della “dichiarazione”.
Le dichiarazioni parlamentari sono popolari in Consiglio nazionale, anche se restano giuridicamente non vincolanti. Secondo il mio collega Balz Rigendinger, la Camera del popolo ricorre spesso a questo strumento in ambito di politica estera, che dovrebbe essere determinata in primo luogo dal Consiglio federale. C’è però chi teme una svalutazione dello strumento se queste dichiarazioni dovessero moltiplicarsi.
Una di queste dichiarazioni è stata adottata oggi dal Nazionale in merito al riconoscimento della persecuzione di Jenisch e Sinti come crimine contro l’umanità. Fino al 1973, nell’ambito di un’iniziativa chiamata “Bambini della strada”, circa 2’000 bambini furono sottratti alle loro famiglie. Il gesto mira ora a sancire la responsabilità storica della Svizzera.
Per ridurre le pendenze, durante questa sessione speciale è in vigore per la prima volta un divieto di nuovi interventi parlamentari. Il loro numero è aumentato del 70% in 15 anni. Resta da vedere se la misura servirà: gli scettici si aspettano che le e gli eletti federali metteranno da parte solo temporaneamente gli atti già preparati e li presenteranno nella sessione successiva, creando così nuovamente un ingorgo.
Dal tappeto rosso di Cannes al Tribunale penale federale: il caso Karimova mostra come una “principessa” uzbeka avrebbe utilizzato la Svizzera come cassaforte per tangenti. A Bellinzona ora è in gioco ben più che la sua reputazione.
Al Tribunale penale federale (TPI) di Bellinzona si avvia oggi uno dei più importanti processi per riciclaggio di denaro della storia svizzera. L’imputata principale è la figlia dell’ex presidente uzbeko Islom Karimov, Gulnara Karimova, la quale avrebbe utilizzato 30 conti bancari elvetici per nascondere centinaia di milioni di franchi di tangenti. Il fatto che anche la banca privata ginevrina Lombard Odier sia imputata rende il processo molto rilevante per l’intera piazza finanziaria svizzera in materia di obblighi di diligenza.
Prima di entrare nel vivo della questione, ci sono alcuni ostacoli giuridici da superare. Karimova, infatti, è detenuta in Uzbekistan dal 2014 e non può comparire in aula. La Corte deve quindi decidere innanzitutto se un procedimento in contumacia sia ammissibile.
La restituzione dei fondi segue un percorso insolito. Poiché, ricorda Transparency International, l’Uzbekistan resta un Paese fortemente corrotto, il denaro rientra in patria tramite un fondo dell’ONU che, con esso, finanzia progetti mirati contro la mortalità infantile.
Foto del giorno
Cosa ci sarà mai da vedere? Ad Appenzello, alcune persone hanno seguito dalla terrazza di un ristorante la parata in vista della Landsgemeinde, la tradizionale votazione per alzata di mano che sopravvive solo in alcuni cantoni.
Tradotto con il supporto dell’IA/Zz
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