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Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

per evitare che la Svizzera debba nuovamente attingere in modo così massiccio alle casse dello Stato in caso di un futuro fallimento bancario, UBS dovrà aumentare il suo capitale proprio. La proposta concreta della consigliera federale Karin Keller-Sutter che prende di mira in particolare le filiali all'estero non è stata accolta bene, e non solo dalla grande banca.

Cari saluti da Berna.

la consigliera federale karin keller sutter
La ministra dell’Economia Karin Keller-Sutter intende colmare una lacuna nella normativa “Too Big to Fail” introducendo requisiti patrimoniali più severi. Keystone / Peter Klaunzer

Il Consiglio federale intende rendere la grande banca UBS più resistente alle crisi attraverso norme più severe in materia di fondi propri. Il mondo politico è diviso: i partiti di destra mettono in guardia da interventi troppo drastici, mentre quelli di sinistra parlano di una misura che rappresenta il minimo indispensabile.

Stamattina presto, mentre ascoltavo distrattamente le notizie, ho sentito parlare continuamente di “figlie straniere” e mi ci è voluto un po’ per capire a cosa ci si riferisse: alle filiali estere di UBS.

Se prevarrà la linea della consigliera federale liberale radicale Karin Keller-Sutter, la grande banca dovrà accumulare nove miliardi di franchi di capitale proprio aggiuntivo, in modo da ridurre il rischio per i e le contribuenti in caso di una crisi, come quella che ha portato al tracollo di Credit Suisse. La ministra dell’economia è stata particolarmente inflessibile per quanto riguarda le filiali estere: queste dovranno essere interamente coperte da capitale proprio.

Nel 2023, Credit Suisse non è stata in grado di stabilizzarsi da sé poiché le sue partecipazioni estere non erano sufficientemente coperte con fondi propri di base di qualità primaria. Oltre all’acquisizione da parte di UBS, è stato necessario un intervento dello Stato per evitare una crisi finanziaria, ha ricordato Keller-Sutter.

La proposta non è ben accolta dai partiti borghesi. La “Lex UBS” si spinge troppo oltre, ha dichiarato alla Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF il consigliere nazionale dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) Thomas Aeschi. Anche dal suo stesso partito si levano voci secondo cui il “compromesso” di Keller-Sutter non sarebbe ancora quello giusto. UBS comunica che la proposta è estrema e che avrebbe conseguenze di vasta portata per l’economia svizzera. Per il Partito socialista (PS) e i Verdi, al contrario, la proposta rappresenta il “minimo assoluto” e temono che i partiti borghesi vogliano annacquarla, come afferma il co-presidente del PS Cédric Wermuth.

l'ambasciatrice statunitense Callista Gingrich e suo marito Newt
Da sei mesi in Svizzera: l’ambasciatrice statunitense Callista Gingrich e suo marito Newt. Keystone / Peter Klaunzer

Chi rappresenta davvero gli USA in Svizzera? A Berna cresce l’impressione che a dettare la linea non sia l’ambasciatrice Callista Gingrich, ma suo marito Newt, politico di grande esperienza.

Recentemente Donald Trump ha pubblicato sui suoi profili social una foto che mostrava una manifestazione davanti all’ambasciata statunitense a Berna, durante la quale venivano sventolate bandiere iraniane e rivolti ringraziamenti a Trump. Nel post, però, c’è un altro dettaglio interessante: “From Newt Gingrich”, ha aggiunto Trump.

Newt Gingrich è il marito dell’attuale ambasciatrice statunitense Callista Gingrich, di stanza in Svizzera da sei mesi. Tuttavia, come riportano oggi i giornali del gruppo Tamedia, sarebbe lui a dettare la linea, un fatto che a Berna susciterebbe irritazione.

Newt Gingrich è un politico di spicco repubblicano di lunga data, considerato un precursore dell’era Trump. Anche a Berna continuerebbe a comportarsi come un decisore politico. “Si comportava come se fosse lui l’ambasciatore. S’intrometteva sempre”, ha raccontato una fonte anonima dopo un colloquio con la coppia.

L’ambasciatrice Callista Gingrich, al contrario, mantiene un profilo piuttosto riservato; le interviste con chi lavora nei media sono possibili solo per iscritto. Mentre il marito prende posizione su temi politici, l’ambasciatrice mostra su Instagram immagini innocue d’incontri ufficiali e di viaggi in Svizzera. La questione della ripartizione dei ruoli rimane irrisolta.

allieva con velo
Attualmente, nelle scuole svizzere le allieve possono indossare il velo, mentre in molti Cantoni vige un divieto per le insegnanti. Keystone

Libertà di religione o neutralità? Il dibattito sul velo nelle scuole divide la politica e le persone direttamente interessate.

Le insegnanti dovrebbero poter indossare il velo in classe? Questa domanda anima il dibattito in Svizzera, con nuove iniziative a livello cantonale e nazionale che ne chiedono il divieto. Attualmente la situazione varia a seconda dei Cantoni, molti dei quali prevedono già una proibizione.

Non è così a Basilea, dove la Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF ha parlato con un’insegnante musulmana che lavora con il velo. Nella sua scuola non è mai stato un problema, afferma Achoaq Cherif. “Come insegnante vengo giudicata per le mie competenze, non per il mio abbigliamento”, dichiara.

La musulmana Jasmin El-Sonbati, invece, insegna senza velo. Ritiene che il corpo docente dovrebbe astenersi da simboli religiosi evidenti. Anche l’Associazione dei direttori didattici della Svizzera (VSLCH) va in questa direzione, affermando che è opportuno il riserbo. Le studentesse, al contrario, possono indossare il velo, poiché in questo caso vige la libertà di religione.

ragazza intaglia statua di legno di un orso
Grazie a queste statuette intagliate, Brienz riuscì a rilanciarsi economicamente. KEYSTONE/Peter Schneider

Da regione poverissima a centro nevralgico dell’intaglio ligneo: come la scultura ha liberato dalla povertà la regione di Brienz.

Se siete mai stati in Svizzera da turisti, avete riportato a casa come souvenir una mucca di legno intagliata? Anche per espatriate ed espatriati elvetici questi oggetti sono ricordi della patria molto amati. Chi ne possiede una, probabilmente sa anche dove è stata fabbricata: a Brienz.

La Berner Zeitung scrive oggi delle origini di questo artigianato, che un tempo dava da vivere a tutta Brienz. Nel XIX secolo, la regione dell’Oberland era la più povera del canton Berna, ma la situazione cambiò quando turiste e turisti inglesi scoprirono nelle Alpi una destinazione da sogno per le loro vacanze. Nelle fattorie s’iniziò a intagliare souvenir come cucchiai di legno.

Presto si svilupparono aziende specializzate che approfittavano della manodopera a basso costo. Si intagliava di tutto, dalle mucche agli schiaccianoci, fino agli chalet in miniatura. A cavallo tra Ottocento e Novecento, praticamente tutti e tutte intagliavano e molte persone vivevano di quest’attività, racconta il proprietario dell’azienda Jobin, che ancora oggi produce carillon intagliati. I souvenir di legno permisero alla regione di risollevarsi, ma le due guerre mondiali posero fine all’epoca d’oro dell’intaglio, che rimane però rimane ancora oggi parte dell’identità regionale.

entrata bains des paquis
Keystone / Martial Trezzini

Foto del giorno

Lo stabilimento balneare dei Bains de Pâquis di Ginevra ha una nuova porta chiamata “Bienvenue sanctuaire” (trad. santuario benvenuto). Non visibile nell’immagine: la forte bise che sta soffiando attualmente sulla Svizzera e che è il chiaro segno del fatto che la stagione balneare non è ancora iniziata.

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