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Too Big to Fail, le reazioni di UBS: “Misure estreme, non si tiene conto delle preoccupazioni”

UBS: "misure estreme, non si tiene conto delle preoccupazioni"
UBS: "misure estreme, non si tiene conto delle preoccupazioni" Keystone-SDA

Le critiche di UBS e del settore finanziario contro le nuove norme sui fondi propri, definite estreme e dannose per la competitività, si scontrano con il favore delle autorità di vigilanza e della sinistra, che le considerano un passo essenziale per la sicurezza finanziaria.

La decisione di mercoledì del Consiglio federale sui fondi propri delle banche sistemiche hanno scatenato un’ondata di reazioni contrastanti in Svizzera.

UBS, cui il Governo richiede di coprire interamente le proprie partecipazioni in filiali estere con fondi propri di base di qualità primaria, ha definito le misure “estreme”, lamentando che non tengono conto delle preoccupazioni espresse durante la consultazione e avvertendo di “conseguenze considerevoli sull’economia svizzera” se adottate. L’istituto ha annunciato che fornirà ulteriori commenti in occasione della presentazione dei risultati del primo trimestre.

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Questo contenuto è stato pubblicato al Allo scopo di evitare un altro caso Credit Suisse, e un’eventuale destabilizzazione della piazza finanziaria, in futuro UBS dovrà coprire interamente le proprie partecipazioni in filiali estere con fondi propri di base di qualità primaria.

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L’Associazione svizzera dei banchieri (ASB) ha dal canto suo espresso forti critiche, accusando l’Esecutivo d’ignorare le osservazioni emerse in consultazione. L’ASB sostiene che le nuove disposizioni, che richiederanno l’approvazione parlamentare, indebolirebbero la piazza finanziaria, ostacolerebbero l’erogazione del credito e aumenterebbero i costi dei servizi finanziari per le imprese.

L’associazione ha però accolto positivamente l’abbandono delle proposte più estreme sulla valutazione dei software aziendali e l’esenzione della maggior parte delle banche non sistemiche da ulteriori inasprimenti. L’ASB ha invitato il parlamento a trovare un equilibrio tra stabilità finanziaria e competitività, sottolineando che un isolamento normativo non è nell’interesse del Paese.

Il servizio del TG 20.00 della RSI del 22 aprile 2026:

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Preoccupazione di Economiesuisse e USAM

Anche Economiesuisse e l’Unione svizzera delle arti e dei mestieri (USAM) condividono queste preoccupazioni, evidenziando un potenziale peggioramento dell’attrattiva della piazza economica e un aumento dei costi del credito che si ripercuoterebbe sulle PMI.

Di contro, la Banca nazionale svizzera (BNS) e l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) hanno accolto favorevolmente le misure, considerandole essenziali per colmare le lacune normative emerse dalla crisi di Credit Suisse.

Copertura filiali estere: partiti divisi, Cantoni rammaricati

La decisione del Consiglio federale ha generato reazioni polarizzate tra i partiti politici. Partito socialista (PS, sinistra) e Verdi ritengono che la copertura al 100% sia un passo nella giusta direzione, ma insufficiente, evidenziando il persistente rischio di concentrazione della nuova UBS e chiedendo una regolamentazione più ampia per prevenire future crisi. I Verdi, in particolare, suggeriscono misure concrete come multe salate e la responsabilizzazione dei manager.

Dall’altro lato, i Verdi liberali, il Partito liberale radicale (PLR, destra liberale), il Centro e l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) esprimono preoccupazioni riguardo all’eccessiva regolamentazione e al potenziale impatto negativo sulla competitività della piazza finanziaria svizzera.

I Verdi liberali, pur sostenendo una maggiore regolamentazione, considerano la copertura integrale eccessiva e chiedono misure proporzionate.

Il PLR sottolinea la necessità di ridurre i rischi per evitare salvataggi a spese della popolazione, ma allo stesso tempo desidera una piazza finanziaria forte e competitiva.

Il Centro vede la decisione come un passo nella giusta direzione, ma avrebbe preferito che tutte le disposizioni fossero emanate tramite ordinanza.

L’UDC, tramite il consigliere agli stati Hannes Germann, ritiene che il Consiglio federale stia esagerando con la copertura integrale, suggerendo un approccio graduale (es. 75% o 80%) e più tempo per l’implementazione, argomentando che UBS soddisfa già i requisiti di capitalizzazione internazionali e che un inasprimento eccessivo indebolirebbe la piazza finanziaria.

Anche i Cantoni di Zurigo, Ticino e Ginevra hanno espresso rammarico per la decisione del Consiglio federale, definendo l’approccio “massimalista” e lamentando che soluzioni più moderate siano state scartate.

In una nota congiunta, i tre Cantoni, dove le banche svizzere attive su scala internazionale svolgono un ruolo cruciale, avvertono che un potenziale indebolimento della redditività di UBS potrebbe avere effetti negativi sulle entrate fiscali. Ribadiscono la necessità di una regolamentazione proporzionata e coordinata a livello internazionale, e fanno sapere che parteciperanno attivamente ai dibattiti parlamentari sul tema.

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