Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
Non è una lista per Babbo Natale, ma è comunque una lista della spesa ben fornita quella che Martin Pfister ha presentato questo pomeriggio davanti ai media. Gli acquisti previsti dal ministro della Difesa ammontano a 3,4 miliardi di franchi: il prezzo del riarmo della Svizzera.
Dopo aver svelato i suoi desideri, resta la prova più delicata: trovare i finanziamenti. Il ministro vuole aumentare l'IVA, ma il rospo sarà difficile da far ingoiare al Parlamento, e ancor di più alla popolazione.
Buona lettura!
Il ministro della Difesa elvetico, Martin Pfister, ha presentato questo pomeriggio il suo programma d’armamento 2026, molto atteso nel contesto geopolitico attuale. Chiede un credito di 3,4 miliardi di franchi per rafforzare la difesa terra-aria, la protezione contro i mini-droni e le capacità nel cyberspazio.
“La guerra condotta dalla Russia contro l’Ucraina segna, nel campo della politica di sicurezza, una cesura le cui ripercussioni si fanno sentire anche in Svizzera”, ha sottolineato Martin Pfister in conferenza stampa. Ritiene quindi che l’esercito debba nuovamente essere orientato in modo più marcato alla difesa e proteggersi dalle minacce più probabili, ovvero gli attacchi a distanza e i conflitti ibridi.
La priorità è data alla difesa contro le minacce aeree. È prevista una dotazione di 1,8 miliardi di franchi per acquistare unità di fuoco supplementari e per sostituire i sistemi di difesa contro aerei a corto raggio. Anche la protezione contro gli attacchi di mini-droni e i cyberattacchi dev’essere potenziata.
Questo venerdì, il Consiglio federale ha anche sospeso le esportazioni di materiale bellico verso gli Stati Uniti a causa della partecipazione del Paese nel conflitto in Medio Oriente. Ha preso questa decisione in virtù del diritto di neutralità. Il Governo ricorda inoltre che da diversi anni non è autorizzata alcuna esportazione di materiale bellico verso Israele.
I delegati e le delegate del Consiglio degli svizzeri all’estero hanno intrapreso – a causa dell’attuale situazione mondiale – un viaggio a volte faticoso verso la Confederazione per partecipare allo scambio con i membri del parlamento federale e alla seduta del Consiglio degli svizzeri all’estero. Gli incontri si sono tenuti giovedì e venerdì a Berna.
Durante lo scambio con il gruppo parlamentare “Svizzeri all’estero”, erano all’ordine del giorno temi essenziali di politica estera: il pacchetto di accordi bilaterali tra la Svizzera e l’Unione Europea, e l’iniziativa dell’UDC “No a una Svizzera da 10 milioni!”. Molti delegati e delegate hanno sottolineato l’importanza di avere relazioni stabili con l’UE, in particolare per la mobilità e i diritti delle svizzere e degli svizzeri all’estero in Europa. Le possibili conseguenze per la diaspora, ad esempio in caso di abolizione della libera circolazione delle persone, sono state evocate, ma sono rimaste in gran parte aperte.
Venerdì, il Consiglio si è riunito al Kursaal di Berna per, tra le altre cose, definire gli orientamenti della legislatura 2025-2029. Il Consiglio degli svizzeri all’estero (CSE) è l’organo supremo dell’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE), ed è spesso qualificato come “Parlamento della Quinta Svizzera”. Rappresenta gli interessi di oltre 820’000 cittadine e cittadini elvetici che vivono fuori dai confini della Confederazione presso le autorità e l’opinione pubblica.
Il CSE e l’OSE hanno reagito con un sollievo palpabile al fatto che il Parlamento ha eliminato la maggior parte dei tagli che colpivano direttamente la comunità svizzera all’estero, previsti nel programma di sgravio di bilancio della Confederazione. In questo modo, i contributi federali a Swissinfo, all’OSE, così come i sostegni alle scuole svizzere sono ampiamente mantenuti. Per il Consiglio, si tratta di un segnale politico importante: le offerte destinate alle oltre 820’000 svizzere e svizzeri all’estero restano garantite.
Dopo la caduta della cabina di un’ovovia che ha causato un morto mercoledì a Engelberg (canton Nidvaldo), la stampa cerca di capire le circostanze del dramma. Questo venerdì è emerso che l’impianto in questione non era stato controllato durante l’ultima ispezione d’esercizio, mentre un esperto ritiene che violente raffiche di vento potrebbero essere all’origine dell’incidente.
Sul piano legale, ricorda il Blick, le società di impianti di risalita sono responsabili della sicurezza delle loro installazioni. L’Ufficio federale dei trasporti (UFT) realizza tuttavia un audit di sorveglianza almeno ogni cinque anni. Ma questi controlli non riguardano sistematicamente ogni impianto di risalita. Per gli impianti del Titlis, l’ultimo audit risale al 2024, ma non includeva quello coinvolto nell’incidente.
Il giornale s’interroga anche sulle possibili cause. Secondo uno specialista citato dal Blick, il morsetto – il dispositivo che collega la cabina al cavo – si sarebbe sganciato. Ritiene plausibile che una raffica abbia provocato un’oscillazione del veicolo, che avrebbe urtato un pilone prima di essere strappato dal cavo.
Il giorno dei fatti, nella regione avrebbero soffiato venti prossimi ai 90 km/h. L’UFT ricorda però che la norma europea in vigore prevede l’interruzione dell’esercizio a partire da 60 km/h. In Svizzera, una sorveglianza rafforzata deve essere messa in atto già a partire da 40 km/h, con una riduzione della velocità se necessario.
Anche le piscine sono oggi al centro dell’attualità. Da una parte Ginevra vuole vietare il burkini nelle sue piscine pubbliche, dall’altra, a Porrentruy, nel canton Giura, è stato concesso di reintrodurre restrizioni di accesso alla piscina comunale.
Il Gran Consiglio ginevrino ha adottato giovedì una legge che non cita direttamente il burkini, ma lo esclude di fatto, limitando le tenute da bagno ai modelli che arrivano sopra il ginocchio e lasciano le braccia scoperte. Il Consiglio di Stato denuncia una violazione della libertà individuale e avverte che la giustizia potrebbe essere chiamata a decidere.
Contraria a questa misura, la sinistra ha criticato una forma di strumentalizzazione xenofoba del corpo delle donne. “Non è un atto femminista legiferare sul corpo delle donne”, ha stimato un’eletta socialista. A destra, sono state evocate questioni d’igiene e di sicurezza a sostegno della misura, così come la volontà di non permettere la costrizione sulle donne nello spazio pubblico.
A Porrentruy, il Consiglio comunale ha approvato giovedì un nuovo regolamento che permette di limitare l’accesso alla sua piscina municipale. La misura mira a garantire la sicurezza e la tranquillità pubblica, ma è stata vivamente criticata per il suo carattere discriminatorio. L’estate scorsa, il divieto di accesso alla piscina per i residenti francesi aveva suscitato polemiche.
Foto del giorno
Il gruppo pop-rock lucernese Hecht si è imposto giovedì ai Swiss Music Awards, vincendo i premi per il miglior gruppo, il miglior concerto, il miglior artista in streaming, e quello di miglior canzone per “Mon amour”Collegamento esterno.
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