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persone bloccate ina eroporto

Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

La discussione sui rimpatri organizzati dalla Confederazione si riaccende ogni volta che si verifica una situazione eccezionale, come ora con il conflitto in Medio Oriente Non è una novità. Eppure, ogni volta tocca un nervo scoperto: dove inizia la responsabilità individuale e dove finisce?

A Berna, nel frattempo, il Parlamento ha preso decisioni importanti e sta discutendo di questioni fondamentali: l'abolizione della prescrizione per l’assassinio e l'eventuale applicazione del diritto della neutralità nel caso dell’attuale conflitto tra Iran e Stati Uniti/Israele.

Vi auguro una buona lettura.

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Nei giorni scorsi, il traffico aereo tra Europa e Asia ha subito una brusca interruzione, con la cancellazione di numerosi voli a causa dell’escalation di violenze in Medio e Vicino Oriente. Copyright 2026 The Associated Press. All Rights Reserved.

Migliaia di cittadine e cittadini svizzeri sono bloccati in Medio e Vicino Oriente – e in Svizzera si riapre, ancora una volta, un dibattito di principio. Dopo che la guerra in Iran ha paralizzato lo spazio aereo sopra la regione del Golfo, ci s’interroga sulla necessità e sulle modalità con cui la Confederazione dovrebbe rimpatriare i propri connazionali.

Un rimpatrio organizzato dalla Confederazione non è tuttavia previsto, come ha comunicato lunedì il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Il DFAE è in contatto con la compagnia aerea Swiss e con le cellule di crisi di Stati partner come Germania e Francia, per esaminare possibili passaggi su altri voli.

Altri Paesi hanno iniziato a evacuare i propri concittadini, come riporta la Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF. Mentre la Germania prepara il rimpatrio di bambini e bambine, persone malate e donne incinte, il Regno Unito sta valutando evacuazioni organizzate dallo Stato per centinaia di migliaia di persone presenti nella regione. L’Italia ha già fatto rientrare i primi connazionali via Oman e la Repubblica Ceca ha inviato aerei militari. Il contrasto con la prudenza elvetica domina i titoli dei giornali e alimenta nelle persone coinvolte la sensazione che altri Governi agiscano con più determinazione.

A Palazzo federale le opinioni divergono, secondo il Blick. La consigliera nazionale dei Verdi Sibel Arslan chiede che la Svizzera “esamini tutte le possibilità” per rimpatriare rapidamente i propri cittadini e cittadine. Roland Rino Büchel (UDC, destra conservatrice) si oppone, facendo appello alla responsabilità individuale e sottolineando la difficile attuazione dell’operazione a causa della chiusura degli spazi aerei . Elisabeth Schneider-Schneiter (PLR, destra) evidenzia come alla Confederazione manchino i mezzi logistici per un’azione simile; a suo dire, il sostegno consolare sul posto è fondamentale.

Nel frattempo, il traffico aereo riprende lentamente quota. Alcuni collegamenti da Dubai o Abu Dhabi sono indicati come regolari, ma molti altri restano cancellati.

sorvolo delle Forze aeree svizzere su Palazzo federale, 2016
Se fosse applicato il diritto della neutralità, lo spazio aereo svizzero sarebbe chiuso agli Stati Uniti. (Immagine simbolica: sorvolo delle Forze aeree svizzere su Palazzo federale, 2016). Keystone / Peter Schneider

In relazione alla guerra in Iran, il Governo svizzero si trova di fronte a una decisione difficile: il Consiglio federale deve applicare il diritto della neutralità? Ciò comporterebbe, ad esempio, restrizioni sui sorvoli e sull’esportazione di armi verso gli Stati Uniti. Per l’industria degli armamenti la posta in gioco sarebbe alta.

Per ora il Consiglio federale temporeggia. Determinanti sono la durata e l’intensità del conflitto, secondo il ministro degli Esteri Ignazio Cassis. Il diritto della neutralità è stato applicato l’ultima volta durante la guerra in Kosovo nel 1999 e in occasione dell’attacco all’Iraq nel 2003; in quei casi, la Svizzera vietò agli Stati Uniti il sorvolo militare del proprio territorio e limitò le esportazioni di materiale bellico verso Washington.

La questione delle esportazioni di materiale bellico crea nervosismo a Palazzo federale. Gli Stati Uniti sono il secondo cliente più importante per il materiale bellico svizzero, dopo la Germania. La SECO, secondo proprie dichiarazioni, si sta già mostrando prudente nell’esame delle richieste di esportazione in corso.

Il politologo Laurent Goetschel dichiara alla SRF: “Qualunque cosa faccia il Consiglio federale, ci saranno delle conseguenze”. Non applicare il diritto della neutralità indebolisce la neutralità stessa, mentre applicarlo attira critiche.

consiglio nazionale in seduta
Questa settimana al Consiglio nazionale si discute di molti temi: ieri la Camera del popolo si è pronunciata a favore dell’abolizione della prescrizione di 30 anni per l’assassinio. Keystone / Andreas Becker

Dopo il parere favorevole del Consiglio degli Stati, anche il Consiglio nazionale ha deciso ieri che in futuro l’assassinio diventerà imprescrittibile. In questo modo, gli autori del reato potranno essere chiamati a risponderne anche dopo decenni.

Seguendo la Camera dei Cantoni, anche la Camera del popolo ha approvato l’abolizione della prescrizione di 30 anni per l’assassinio. Una minoranza si è imposta, sostenuta dall’UDC (destra conservatrice) e appoggiata da PLR (destra) e Centro. La maggioranza della commissione giuridica, invece, voleva mantenere il termine e aveva proposto di aumentare a 30 anni la prescrizione per diversi altri reati gravi.

A innescare il dibattito è stata un’iniziativa cantonale di San Gallo, legata tra l’altro a un omicidio irrisolto del 1982. Chi è a favore dell’abolizione fa leva sui moderni metodi di indagine, come le analisi del DNA. Viene ritenuto difficilmente accettabile che i colpevoli restino impuniti solo per la scadenza dei termini. Chi si oppone, tuttavia, mette in guardia da false speranze, poiché con il tempo diventa più difficile reperire le prove.

Nessuno dei Paesi vicini alla Svizzera prevede la prescrizione per l’assassinio. In Svizzera, d’altronde, esistono già reati imprescrittibili, tra cui il genocidio, i crimini contro l’umanità e gli atti sessuali con fanciulli. Poiché il Consiglio nazionale ha modificato i termini di prescrizione anche per altri reati, il dossier torna ora al Consiglio degli Stati.

dupe persone (una coppia) di spalle davanti a uan distesa di acqua
: Sempre più svizzeri e svizzere in età avanzata si trasferiscono all’estero. KEYSTONE

In chiusura di questo bollettino, in questi tempi turbolenti, un argomento più leggero. È noto che un numero crescente di svizzere e svizzeri pianifica di trascorrere la pensione all’estero. Le destinazioni più popolari spaziano dall’Europa all’Asia, fino all’America centrale e meridionale.

Secondo il Blick, tra i Paesi più gettonati figurano Monaco, Portogallo, Emirati Arabi Uniti, Thailandia, Filippine, Panama, Costa Rica, Bahamas, Uruguay e Mauritius. Queste nazioni offrono un clima favorevole, un costo della vita talvolta più basso e vantaggi fiscali.

La Thailandia è particolarmente apprezzata dai pensionati europei, Panama e Costa Rica si distinguono per la facilità con cui si ottengono i permessi di soggiorno, mentre le Mauritius concedono a chi è in pensione un visto di soggiorno pluriennale.

Nel 2024, 125’602 persone di nazionalità svizzera hanno lasciato il Paese, molte delle quali alla ricerca di un costo della vita più basso e di modelli fiscali attraenti. Prima di trasferirsi all’estero, è consigliabile informarsi per tempo su permessi di soggiorno, coperture assicurative e obblighi fiscali, per potersi davvero godere la pensione senza preoccupazioni.

personale in sciopero
Michael Buholzer / Keystone

Foto del giorno

Per ottenere migliori condizioni di lavoro, questa mattina il personale alla guida dei trasporti pubblici di Winterthur ha incrociato le braccia per alcune ore. Alla base dello sciopero vi è un conflitto che covava da tempo sulle condizioni lavorative.

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