Nessuna prescrizione in caso di assassinio
Andando contro il parere della sua commissione preparatoria, il Consiglio Nazionale ha votato per rendere il reato di assassinio imprescrittibile.
Non ci dev’essere nessun termine di prescrizione per un assassinio. Dopo il Consiglio degli Stati, lunedì anche il Nazionale ha approvato, con 109 voti a 73, l’imprescrittibilità per questo crimine, contro il parere della sua commissione preparatoria. Il Partito liberale radicale (PLR, destra) ha cambiato posizione all’ultimo.
La modifica del Codice penale fa seguito a un’iniziativa del Canton San Gallo approvata dalle Camere nel 2021. Rispetto a questa, il progetto trattato oggi prende in considerazione solo l’assassinio – che oggi cade in prescrizione dopo 30 anni – e non tutti i “reati gravi” passibili di una pena detentiva “a vita”.
Durante il dibattito, l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) e il Centro hanno difeso l’imprescrittibilità di questo crimine, caratterizzato da una particolare assenza di scrupoli, ovvero se il movente, lo scopo o il metodo sono particolarmente odiosi. Tale imprescrittibilità esiste già in altri Paesi, come la Germania, ha rilevato Mauro Tuena (UDC).
Quest’ultimo ha ricordato che oggi si possono sfruttare i progressi tecnologici, ad esempio nel campo delle analisi del DNA, per chiarire i crimini anche dopo un lungo periodo di tempo. Ha poi aggiunto che i parenti delle vittime non dimenticano ciò che è accaduto, anche dopo diversi decenni.
L’omicidio è “di gran lunga il crimine più grave”, ha concordato Philipp Matthias Bregy (Centro), sostenendo che “non c’è motivo per cui debba cadere in prescrizione”. Al momento della votazione, l’UDC e il Centro hanno ricevuto il sostegno del PLR, malgrado Philippe Nantermod (PLR), a nome del suo partito, avesse rilevato che “l’imprescrittibilità non è la soluzione definitiva”.
La sinistra e il Partito Partito dei verdi liberali (PVL) volevano mantenere lo stato attuale delle cose, così come il Consiglio federale e la maggioranza della commissione. A nome di quest’ultima, Simone Gianini (PLR) ha affermato che “un’imprescrittibilità totale conferirebbe al ministero pubblico un obbligo investigativo illimitato nel tempo, soluzione ritenuta né opportuna né sostenibile dal profilo delle risorse, ma soprattutto problematica anche dal profilo delle aspettative dei famigliari delle vittime”.
Diversi oratori hanno dal canto loro sottolineato che le prove da sole non sono sufficienti per condannare una persona. Occorre considerare l’insieme degli elementi e comprendere la motivazione dell’autore, ha spiegato Beat Flach (PVL), anche lui a nome della commissione.
“Come si può condurre questo procedimento a distanza di decenni?”, si è chiesto Raphaël Mahaim (Verdi), ricordando che sarebbe necessario interrogare i testimoni, “se sono ancora vivi”. Ciò può portare a prove “inconsistenti e a resoconti incerti o vaghi”. Nel dibattito è inoltre stato più volte evocato il rischio di suscitare false speranze, o addirittura delusioni, nei familiari delle vittime.
Il plenum ha pure deciso di modificare i termini di prescrizione per una serie di altri reati: quello per l’omicidio dovrà per esempio essere portato da 15 a 30 anni.
Queste nuove scadenze si applicheranno solo agli atti che non sono ancora prescritti al momento dell’entrata in vigore, ha precisato Flach. È inutile rivedere tutti i termini di prescrizione, ha obiettato Christian Dandrès del Partito socialista (PS, sinistra). Meret Schneider (Verdi) ha ritenuto che quelli attuali, già molto lunghi, consentano di lavorare in modo efficace.
Nella votazione complessiva, il plenum ha approvato il progetto con 132 voti a 53. Il dossier torna agli Stati.
Il servizio del TG 20.00 della RSI del 2 marzo 2026:
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