Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
Martin Pfister, il nuovo responsabile del Dipartimento federale della difesa, ha ereditato un compito non impossibile, ma certamente delicato: riportare ordine e rilanciare numerosi progetti in difficoltà. Tuttavia, il bilancio presentato questo giovedì mostra che la strada è ancora lunga.
E se James Bond dovesse scegliere un Paese del cuore, probabilmente sarebbe la Svizzera: l'attualità di oggi mostra quanto liberamente sembrino muoversi dalle nostre parti i servizi segreti stranieri.
Buona lettura,
Diversi progetti dell’esercito sono in ritardo o sforano il budget previsto. Il Dipartimento federale della difesa (DDPS) ha presentato questo giovedì lo stato dei vari dossier, e il la situazione appare piuttosto critica.
Notevoli difficoltà continuano ad affliggere l’acquisto dei nuovi jet F35. I fondi destinati al progetto dovranno essere aumentati. Washington, infatti, rifiuta di garantire un prezzo fisso per l’acquisto dei velivoli. Inoltre, gli adeguamenti infrastrutturali necessari negli aerodromi militari costeranno molto più del previsto. I fondi destinati al progetto dovranno essere aumentati.
La situazione non è migliore per i sistemi di difesa aerea Patriot. Gli Stati Uniti hanno comunicato alla Svizzera di aver rivisto le loro priorità e che consegneranno prima all’Ucraina. La Confederazione dovrà quindi attendere: il DDPS riconosce di non avere informazioni sicure sulla data e sul volume delle consegne, e neppure su eventuali costi aggiuntivi legati ai ritardi.
Anche la sostituzione del sistema di sorveglianza dello spazio aereo Florako, ormai obsoleto, procede a rilento. Il DDPS indica che sono state avviate trattative con Thales, l’azienda francese incaricata dell’implementazione di un nuovo sistema. Verso la fine del 2025 è però emerso il rischio concreto di un deragliamento del progetto. Sono in corso discussioni con tutte le parti coinvolte per trovare soluzioni.
La Svizzera rimane terreno fertile per lo spionaggio, rivelano nuove inchieste giornalistiche. Le e i parlamentari svizzeri sono sempre più nel mirino, mentre la Cina eserciterebbe pressioni su membri delle comunità tibetana e uigura nella Confederazione per spingerlie a sorvegliare i propri connazionali.
“A volte sentivo dei crepitii al telefono. Mi è stato detto che poteva essere un indizio di intercettazioni”, racconta a RTS la consigliera agli Stati Franziska Roth (Partito socialista). “Si comincia con persone che stazionano davanti a casa tua, e non sai se abbiano buone intenzioni”, spiega Nik Gugger, deputato del Partito evangelico, che ha sporto denuncia contro ignoti. Mentre è in corso una revisione della Legge sulle attività informative, alcune voci chiedono una linea più dura.
Per l’ex ufficiale del KGB Sergej Jirnov, i sospetti sollevati dalle e dai parlamentari elvetici sono “perfettamente credibili”. Secondo Jirnov, le leggi svizzere che riguardano la Russia o i suoi cittadini e imprese presenti nella Confederazione possono interessare i servizi segreti del suo Paese d’origine. Ma osserva anche che “le spie russe in Svizzera cercano soprattutto di sorvegliare gli agenti segreti stranieri delle grandi potenze, come gli Stati Uniti, infiltrati nelle organizzazioni internazionali”.
Si parla anche di spionaggio cinese. SRF riferisce che organizzazioni tibetane e uigure chiedono alla Confederazione misure contro le pressioni esercitate da Pechino. La Cina cercherebbe infatti di convincere membri di queste comunità residenti in Svizzera a spiare i propri compatrioti, come aveva rivelato il Consiglio federale un anno fa.
Una recente decisione del Tribunale federale (TF) solleva interrogativi. Un lavoratore filippino, sfruttato per anni come domestico in uno chalet di lusso a Gstaad, nel canton Berna, rischia ora l’espulsione dalla Svizzera.
Il suo calvario inizia nel 2011, quando raggiunge la sorella per lavorare con lei per un ricco uomo d’affari saudita. In un’inchiesta del media germanofono Republik, racconta condizioni di lavoro durissime: reperibilità continua, quasi nessun riposo e un salario di appena 300 franchi al mese. La sorella denuncia inoltre di aver subito molestie sessuali. I due abitano nel seminterrato dell’edificio.
La situazione prosegue per cinque anni, finché l’uomo rivendica gli stipendi arretrati. Viene licenziato all’istante, perdendo impiego, alloggio e permesso di soggiorno. Il suo era infatti un permesso eccezionale, legato a un unico datore di lavoro: non poteva cambiare impiego né dimettersi senza perdere l’autorizzazione di restare nel Paese.
Il Tribunale federale ha stabilito che questo tipo di permesso, che lega il lavoratore esclusivamente al datore di lavoro, è contrario al Diritto federale. La Segreteria di Stato della migrazione ha quindi modificato la prassi, concedendo ai chi detiene un permesso di cambiare datore di lavoro. Tuttavia, ciò non basta per garantire al lavoratore filippino una proroga del permesso: il Tribunale ritiene che la sua integrazione resti insufficiente rispetto alla durata del soggiorno, soprattutto sul piano sociale e linguistico.
Una traduzione può cambiare il destino di un processo. La Corte di cassazione italiana ha appena annullato la condanna dello svizzero Stephan Schmidheiny a nove anni e mezzo di carcere nell’ambito del caso Eternit proprio per la mancata traduzione della sentenza.
Nell’aprile 2025, Schmidheiny era stato condannato a nove anni e mezzo di carcere dalla Corte d’appello di Torino per omicidio colposo, in relazione alla morte di 91 persone esposte all’amianto nelle fabbriche Eternit in Italia. In primo grado la pena comminata era stata di 12 anni.
Accogliendo il ricorso della difesa, la Corte di cassazione ha constatato che la sentenza di secondo grado era stata notificata in italiano, lingua che l’imprenditore non padroneggia, invece che in tedesco. Una violazione del diritto alla difesa che, secondo il Diritto processuale italiano, comporta la nullità della sentenza.
La Corte torinese dovrà tradurre la sentenza in una lingua conosciuta dall’uomo d’affari, dunque in tedesco, e notificarla all’imputato e alla sua difesa, precisa mercoledì l’agenzia italiana Ansa. Le parti avranno poi nuovamente la possibilità di presentare ricorso nel merito in Cassazione.
“Siamo amareggiati. I tempi si allungano e il rischio che molti altri casi cadano in prescrizione è elevato”, ha dichiarato mercoledì l’associazione “Sicurezza e Lavoro”, parte civile nel maxi‑processo Eternit.
Foto del giorno
Il secondo Carnevale più grande del Paese è iniziato giovedì prima dell’alba a Lucerna. Come vuole la tradizione, i membri della famiglia Fritschi, figure leggendarie del carnevale lucernese, sono stati accolti dalla folla poco prima dell’avvio dei festeggiamenti.
Tradotto con il supporto dell’IA/Zz
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