Caso Eternit, la Cassazione annulla la sentenza di Schmidheiny
A causa della mancata traduzione della sentenza d'appello, la Corte Suprema ha annullato la condanna dell'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny nel processo Eternit "bis" per le morti legate all'amianto.
La Corte Suprema italiana ha annullato per mancata traduzione la sentenza emessa il 17 aprile 2025 dalla Corte d’Appello di Torino nei confronti di Stephan Schmidheiny. Lo svizzero era stato condannato a 9 anni e 6 mesi nel processo Eternit “bis”, legato ai decessi dovuti all’amianto in Italia.
La Corte Suprema di Cassazione, accogliendo il ricorso della difesa, ha rilevato che la sentenza emessa in secondo grado non era stata notificata all’imprenditore svizzero in una lingua a lui comprensibile. Secondo il diritto processuale italiano, ciò costituisce una violazione del diritto alla difesa e comporta la nullità della sentenza.
I giudici piemontesi dovranno tradurre questa sentenza in una lingua conosciuta dall’uomo d’affari, in questo caso il tedesco, e notificarla all’imputato e alla sua difesa, precisa mercoledì l’agenzia italiana ansa. Le parti avranno poi nuovamente la possibilità di presentare ricorso nel merito davanti alla Corte Suprema.
Omicidio colposo
Il processo era scaturito dalla morte di 91 persone in seguito alla loro esposizione all’amianto negli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato (Piemonte). Faceva seguito alla vasta inchiesta su Eternit aperta dalla Procura di Torino nel 2004.
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In primo grado, a Schmidheiny erano stati inflitti 12 anni di carcere. La Procura generale aveva chiesto una condanna per omicidio volontario, ma i giudici d’appello hanno ritenuto l’omicidio colposo.
“Siamo amareggiati. I tempi si allungano e c’è il forte rischio che molti altri casi cadano in prescrizione”, ha reagito mercoledì l’associazione “Sicurezza e Lavoro”, una delle parti civili nel maxi-processo Eternit.
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