Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
come aveva previsto ieri il mio collega, stanno emergendo divergenze in tutto l'arco politico sulla proposta del Dipartimento federale della difesa di aumentare l'IVA. La difesa dev’essere rafforzata, ma chi dovrebbe pagarne il conto? Una questione senza tempo nel panorama politico svizzero.
Sempre in tema di finanze, e per tastare il polso all'economia: il settore orologiero svizzero continua a essere in difficoltà, mentre le esportazioni elvetiche hanno raggiunto livelli record nel 2025 e gli affitti continuano a salire.
Saluti soleggiati da Berna.
I partiti politici svizzeri sono quasi unanimi sulla proposta di aumentare l’imposta sul valore aggiunto (IVA) di 0,8 punti percentuali, anche se le loro obiezioni (e alternative) sono molto diverse.
Il bollettino di ieri riguardava la decisione del Governo federale di commissionare un progetto da porre in consultazione entro la fine di marzo, che prevede un aumento temporaneo dell’IVA per 10 anni a partire dal 2028. Ora anche i partiti hanno reso note le loro posizioni.
Il ministro della difesa sembra avere il sostegno del suo partito, il Centro. Il presidente del partito, Philipp Matthias Bregy, ha dichiarato al Tages Anzeiger che un aumento dell’IVA sarebbe preferibile a un maggior debito pubblico. La vicepresidente del Centro, Yvonne Bürgin, ha tuttavia sottolineato che i beni di prima necessità, come cibo e medicinali, non dovrebbero essere toccati.
L’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), il Partito socialista (PS) e il Partito liberale radicale (PLR, destra) si oppongono tutti a un aumento dell’IVA, ma per ragioni molto diverse. L’UDC dubita che l’aumento rimarrebbe “temporaneo”, citando come esempio l’imposta federale introdotta nel 1940. Propone invece tagli alla spesa per l’asilo, all’aiuto allo sviluppo e al personale federale.
Il PS concentra le proprie critiche sulla dipendenza a lungo termine della Svizzera dal settore della difesa statunitense. Il PLR, dal canto suo, auspica un’azione più ampia che non si limiti al solo finanziamento della difesa. “La Svizzera deve finalmente reagire. Le linee ferroviarie vengono sabotate in Polonia, i droni sorvolano Monaco di Baviera e Putin sta diventando sempre più aggressivo”, ha dichiarato il parlamentare liberale radicale Heinz Theiler durante la conferenza stampa di ieri.
Rimane un punto di consenso: la Svizzera deve proteggersi meglio dalle future minacce alla sicurezza. Il modo in cui finanziare tale protezione è però tutt’altro che definito.
Dai dazi punitivi a un surplus commerciale a favore di Washington, fino al record delle esportazioni svizzere nel 2025: una saga economica.
Durante un incontro bilaterale con la delegazione statunitense al Forum economico mondiale (WEF) la scorsa settimana, il ministro dell’economia Guy Parmelin, che quest’anno detiene anche la presidenza di turno della Confederazione, ha annunciato un surplus commerciale di 8,8 miliardi di dollari (quasi 7 miliardi di franchi) a favore degli Stati Uniti.
Nonostante i dazi statunitensi, le esportazioni svizzere non hanno mostrato segni di rallentamento. L’Ufficio federale della dogana ha comunicato ieri che nel 2025 le esportazioni totali sono aumentate dell’1,4%, raggiungendo la cifra record di 287 miliardi di franchi. Anche le esportazioni verso gli Stati Uniti sono cresciute, con un aumento del 3,9% rispetto al 2024.
Ciò che probabilmente dispiacerà al presidente statunitense Trump, tuttavia, è il calo del 5,7% delle importazioni svizzere dagli Stati Uniti.
La crescita delle esportazioni è stata trainata principalmente dai prodotti farmaceutici e chimici, che hanno rappresentato il 53% di tutte le esportazioni elvetiche nel 2025.
Le esportazioni di orologi elvetici, tuttavia, sono calate dell’1,7%, una notizia che deluderà gli appassionati e le appassionate. “La politica commerciale statunitense ha pesato molto sulle esportazioni del settore verso il suo più grande mercato, segnando la fine della crescita costante osservata negli ultimi anni”, ha dichiarato la federazione dell’industria orologiera svizzera in un comunicato stampa. La Cina rimane la preoccupazione maggiore, con esportazioni diminuite di oltre un terzo negli ultimi due anni e nessuna ripresa prevista per il 2026.
Strada e ferrovia: un’unione improbabile. Per la prima volta, il Governo svizzero intende raggruppare ferrovia, strada e trasporti urbani in un’unica proposta. Si sta anche ventilando l’ipotesi di un supplemento IVA per contribuire a finanziare il pacchetto.
Il ministro dei trasporti svizzero Albert Rösti ha presentato ieri in conferenza stampa i piani, che includono il miglioramento dei collegamenti ferroviari nella Svizzera romanda, cadenze ogni 15 minuti tra Berna e Zurigo e servizi regionali più affidabili.
Sulle strade, il Governo vuole dare priorità ai progetti che possono essere realizzati rapidamente. Più di 30 progetti autostradali dovrebbero essere abbandonati. Per ridurre la congestione, le autorità intendono invece affidarsi a misure operative, come l’apertura temporanea delle corsie di emergenza al traffico regolare.
Le reazioni da tutto il Paese sono per lo più positive, con le regioni orientali e centrali soddisfatte dei progetti che verranno realizzati. Fabian Peter, direttore dei lavori pubblici del Canton Lucerna, ha dichiarato che è stata “una buona giornata per la Svizzera centrale”. Tuttavia, le autorità cantonali bernesi si rammaricano per la mancanza di un impegno a costruire la circonvallazione di Berna Est nei prossimi decenni.
Per finanziare gli ammodernamenti ferroviari, il Governo propone di prolungare oltre il 2030 il supplemento IVA che sostiene il Fondo per l’infrastruttura ferroviaria (FIF). Questo potrebbe generare altri 8 miliardi di franchi entro il 2045, portando il budget totale per l’espansione ferroviaria a 24 miliardi.
Una consultazione pubblica dovrebbe iniziare a giugno.
Posizione, posizione, posizione: le tre regole d’oro del settore immobiliare. Ma l’aumento dei costi in Svizzera costringe chi è in affitto a guardare altrove.
Preferireste la vita in montagna, in riva al lago, in centro città o, come più di 800’000 cittadine e cittadini svizzeri, forse all’estero? Per molte persone, il codice postale dei sogni semplicemente non corrisponde al saldo disponibile in banca.
Qual è il costo medio di un affitto sulla “costa d’oro” di Zurigo? Watson ha raccolto i dati che mostrano le località più e meno care della Svizzera per quanto riguarda gli affitti.
Secondo i dati, l’affitto medio per un appartamento di tre locali (due camere da letto e un soggiorno) varia da 890 franchi a Bonfol (canton Giura) a più di 4’750 franchi ad Agra (canton Ticino).
Ci sono anche differenze significative tra i principali centri urbani: un appartamento di quattro locali costa poco meno di 2’100 franchi nei centri di Aarau e Thun, ma quasi 5’000 franchi nel centro di Zurigo.
Come nota Watson, “l’aumento del costo degli alloggi in Svizzera sembra inarrestabile“. In tutto il Paese gli affitti sono cresciuti del 2,3% nel 2025, dopo aver già registrato aumenti del 3,2% nel 2024 e del 4,7% nel 2023. In alcuni cantoni, gli affitti sono balzati fino al 10%.
Uno sviluppo interessante notato da Watson è che in molte città e villaggi svizzeri non è apparso un solo annuncio di affitto nel 2025 –f un altro sintomo della carenza di alloggi di cui la Svizzera soffre da diversi anni.
Personalmente, ogni tanto gioco alla lotteria nella speranza di assicurarmi un giorno la mia villa sul lago.
Foto del giorno
Una prospettiva fotografica unica: i membri del Consiglio federale durante la seconda seduta ufficiale del Governo del 2026, tenutasi mercoledì 28 gennaio a Palazzo federale, a Berna.
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