31 miliardi per la difesa, il Governo svizzero pensa a un aumento dell’IVA
Per finanziare con 31 miliardi di franchi supplementari il rafforzamento della sicurezza svizzera, reso necessario dal peggioramento del contesto geopolitico, il Consiglio federale propone un aumento temporaneo dell'IVA che richiederà una votazione popolare.
A causa del peggioramento della situazione geopolitica, la Svizzera ha bisogno di circa 31 miliardi di franchi supplementari da destinare entro il 2038 al rafforzamento della sicurezza. Per finanziare questo fabbisogno, il Consiglio federale pensa a un aumento temporaneo – 10 anni – dell’IVA di 0,8 punti percentuali a partire dal 2028.
Quale responsabile del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, ha affermato davanti ai media Martin Pfister, i miei servizi dovranno elaborare entro la fine di marzo un progetto da porre in consultazione. Il messaggio, ha specificato, dovrebbe essere trasmesso al parlamento in autunno.
Necessaria una votazione popolare
Poiché un aumento dell’IVA comporta una modifica della Costituzione federale, ha precisato il consigliere federale del Centro, la votazione popolare potrebbe svolgersi nell’estate 2027 e l’aumento dell’IVA entrare in vigore il 1° gennaio 2028. Bisognerà poi anche elaborare una legge per il fondo destinato alla sicurezza la cui base legale dovrà entrare in vigore contemporaneamente all’incremento dell’IVA.
Il servizio del TG 20.00 della RSI del 28 gennaio 2026:
Il fondo, verrà alimentato dalle entrate supplementari derivanti dall’IVA – da 2,5 a 3,6 miliardi all’anno a seconda dell’evoluzione del PIL – nonché da un contributo proveniente dal budget ordinario dell’esercito. Per coprire picchi nei pagamenti per acquisti necessari in via prioritaria, questo fondo potrà indebitarsi con mutui della Tesoreria federale. Ma alla scadenza del termine per l’aumento dell’IVA, i debiti dovranno essere stati interamente restituiti, ha sottolineato Pfister.
Mantenere il bilancio in equilibrio
Le future entrate generate dall’aumento dell’IVA, ha aggiunto Pfister, saranno quindi vincolate al rafforzamento della sicurezza e della difesa e utilizzate in via prioritaria per finanziare uscite per l’armamento dell’esercito. Un terzo verrebbe utilizzato per cofinanziare la crescita prevista delle uscite per l’esercito all’1% del PIL, fatto che comporterà uno sgravio per il restante bilancio della Confederazione.
Con questo utilizzo delle entrate e con il pacchetto di sgravio 2027 si gettano le basi affinché il bilancio della Confederazione continui a essere in equilibrio e rispettoso del freno all’indebitamento, a condizione che il pacchetto di sgravio 2027 sia attuato nel modo più completo possibile, ha sottolineato il “ministro” del Centro.
Minore potere d’acquisto, ma più sicurezza
Pfister non ha fatto mistero della portata di questa decisione, ossia un incremento dell’imposta sul valore aggiunto, benché temporaneo. Ciò significa per i cittadini “meno soldi a disposizione, ossia un indebolimento del potere d’acquisto”.
Tuttavia, ha specificato, la sicurezza è la base imprescindibile per preservare le nostre regole democratiche, la libertà, la prosperità e le basi economiche del nostro Paese, nonché l’integrità personale di ognuno.
Difesa, situazione preoccupante
Al momento, alla luce della tensioni geopolitiche in Europa che ci interessano direttamente, ha sottolineato il “ministro” di Zugo, la difesa del Paese soffre di “lacune critiche” dovute ai risparmi dei decenni precedenti.
Basti pensare, che solo un terzo delle persone astrette al servizio militare può essere equipaggiata di tutto punto, ha sottolineato Pfister. Insomma, attualmente il Paese non può difendersi efficacemente contro le minacce ibride – spionaggio o cyberattacchi – per non parlare di attacchi veri e propri provenienti da oltre frontiera.
Misure a breve termine…
A breve termine, abbiamo quindi ridefinito le priorità circa la pianificazione degli armamenti nel quadro del budget ordinario. Ciò consentirà di colmare più rapidamente le lacune più urgenti nella difesa da minacce probabili. Verrà quindi anticipato e inserito nei messaggi sull’esercito 2026 e 2027 l’acquisto di nuovi sistemi di difesa terra-aria a corta gittata e sistemi per la difesa da minidroni o sistemi supplementari di difesa terra-aria a media gittata, ha spiegato Pfister. Prioritari anche gli investimenti nell’informatica, nella ciberprotezione e nell’esplorazione di segnali elettromagnetici e nella difesa in questo ambito, ha aggiunto.
In questo modo, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili sarà possibile migliorare la protezione dalle minacce più probabili entro gli anni 2030, ha dichiarato il “ministro” della difesa. Ma tale protezione però non è ancora completa.
…ma non ancora sufficienti
Per questo si è deciso di ricorrere a un aumento dell’IVA, anche perché il previsto aumento dell’1% del PIL per l’esercito da realizzarsi entro il 2032 non basterà. Il margine di manovra è insufficiente. Bisogna poi considerare, ha detto Pfister, il rincaro degli armamenti dovuto alla forte domanda e del fatto che, per la fornitura di nuovi sistemi di difesa, è talvolta necessario attendere anni.
Senza l’adeguamento delle risorse finanziarie alla nuova realtà in materia di prezzi, lo sviluppo delle capacità verrebbe ridimensionato, ha spiegato. In termini concreti, ciò significherebbe essere in grado di proteggere meno infrastrutture critiche e centri urbani.
Questo fabbisogno supplementare non si limita soltanto agli investimenti per l’armamento. Per garantire una protezione completa del nostro Paese, anche gli uffici federali civili che svolgono compiti rilevanti in materia di sicurezza devono sviluppare e ampliare le loro capacità.
Senza i servizi delle attività informative, l’allerta civile, la sicurezza interna (polizia e protezione dei confini), la comunicazione di sicurezza o capacità resilienti per la gestione delle crisi, l’efficacia della protezione militare rimane limitata.
Bocciature a destra e a sinistra
Il Partito socialista (PS, sinistra) vede in maniera scettica la proposta del Governo: fornire ancora più miliardi all’esercito non è responsabile, in particolare se il denaro viene investito in modo sbagliato. I socialisti, nella loro presa di posizione, fanno l’esempio del rincaro degli ormai noti F-35. “Sono scettico nei confronti dei piani del consigliere federale” Martin Pfister, ha detto il co-presidente del PS Cédric Wermuth. Secondo i socialisti è evidente che solo uno stop all’acquisto dei costosi F-35 libererebbe il posto per alternative europee. Un miglioramento della sicurezza è possibile anche senza un aumento dei miliardi dell’esercito.
Simile la posizione dei Verdi: “Anziché porre fine all’esplosione dei costi dell’F-35 e abbandonare immediatamente questo progetto ad alto rischio, il Consiglio federale intende gettare miliardi di franchi provenienti dall’IVA nel buco nero dell’F-35. Si tratta di una decisione irresponsabile e antisociale, che rende la Svizzera dipendente dalla benevolenza degli Stati Uniti in campo militare”, ha detto il consigliere nazionale Balthasar Glättli, citato in una nota. Per queste ragioni, secondo gli ecologisti, la mossa del governo è “assolutamente inaccettabile”.
Una sonora bocciatura arriva anche da destra. L’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) respinge qualunque aumento dell’imposta sul valore aggiunto. Se il Consiglio federale vuole veramente agire, deve rimediare “alla situazione caotica nel settore dell’asilo” e finanziare così l’esercito svizzero, affermano i democentristi. Una cosa, si legge nella presa di posizione del aprtito, è comunque chiara: l’esercito ha bisogno di mezzi sufficienti per svolgere la propria missione, equipaggiarsi e formare le proprie truppe. “Il nostro Paese dev’essere in grado di difendersi”.
Anche il Partito liberale radicale (PLR, destra) pone l’accento sul fatto che non si debba pesare sui contribuenti. Nell’attuale contesto mondiale “è ovvio che l’esercito debba essere adeguatamente equipaggiato”, si legge in una nota. Imporre nuove tasse è però la strada sbagliata. Secondo i liberali-radicali, una via da seguire è piuttosto quella della mozione del loro consigliere agli Stati Josef Dittli, che propone la vendita da parte della Confederazione di azioni Swisscom, conservando però una minoranza di blocco per preservare il suo diritto di veto. Inoltre, una parte degli utili annuali della Banca nazionale dovrebbe essere utilizzata per il riarmo urgente dell’esercito.
Più possibilista la posizione del Centro – il partito del consigliere federale Martin Pfister, responsabile della Difesa – che loda il fatto che su un tale tema la parola finale spetterebbe alla popolazione, con una procedura democratica. Sicuramente, sottolinea il partito, sono necessari maggiori fondi per l’esercito, che dispone in parte di sistemi ormai datati. Secondo il Centro è positivo anche il fatto che l’aumento dell’IVA sia previsto solo in maniera provvisoria, in modo che il finanziamento dell’esercito non avvenga sulle spalle delle nuove generazioni.
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