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Candele e messaggi di cordoglio

Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

la tragedia che ha segnato l'inizio dell'anno in Svizzera, l'incendio nel locale Le Constellation di Crans-Montana, resta l'argomento principale trattato dai media elvetici. A prevalere continuano a essere lo shock e il cordoglio per le vittime, ma si discute anche delle questioni in sospeso, quali le responsabilità e le conseguenze di questo terribile evento.

Vi parleremo poi di come è stata accolta in Svizzera dalle autorità e dalla comunità venezuelana la notizia della cattura di Nicolas Maduro.

Buona lettura,

folla attorno a un mucchio di mazzi di fiori e candele
Domenica, centinaia di persone hanno reso omaggio a Crans-Montana alle vittime dell’incendio. Keystone / Jean-Christophe Bott

Le 40 persone, tra cui 20 minorenni, decedute nell’incendio avvenuto nella notte di Capodanno nel locale Le Constellation a Crans-Montana, in Vallese, sono state identificate.

Ventidue delle persone morte, di un’età compresa tra i 16 e i 39 anni, sono svizzere, otto francesi e sei italiane. Le altre sono di nazionalità portoghese, belga, turca e romena. Nel rogo sono rimaste ferite 119 persone, 35 delle quali sono state ricoverate all’estero, in Italia, in Belgio, in Germania e in Francia. Anche loro sono state tutte identificate.

Domenica centinaia di persone, tra cui molti rappresentanti delle autorità, hanno partecipato alla messa in onore delle vittime nella località turistica e un giorno di lutto nazionale è stato dichiarato per venerdì 9 gennaio. Alla prevista cerimonia di commemorazione sarà presente anche il presidente francese Emmanuel Macron, ha annunciato l’Eliseo.

Data la giovane età di molte delle vittime, numerose scuole sono toccate direttamente o indirettamente dal lutto. Un meccanismo di sostegno psicologico è stato attivato alla ripresa delle lezioni negli istituti scolastici del Vallese e del vicino Canton Vaud.

Bandiera svizzera a mezz'asta accanto a statua
Le bandiere sventolano a mezz’asta in tutto il Paese. Nella foto, Palazzo federale a Berna. Keystone / Anthony Anex

Le indagini hanno finora potuto appurare che il rogo di Crans-Montana è stato innescato da alcune candele pirotecniche che hanno dato fuoco al soffitto del locale. Nei confronti della coppia che lo gestisce è stata avviata un’inchiesta penale per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo.

L’indagine ora si concentrerà sui lavori di ristrutturazione realizzati dai due in passato, sui materiali utilizzati, sulla conformità delle uscite di sicurezza e sui dispositivi antincendio. Non è ancora chiaro se delle procedure saranno intraprese anche nei confronti dell’amministrazione comunale, che nel frattempo ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile.

Dopo gli interrogativi apparsi sulla stampa a proposito del fatto che i gerenti del bar non sono stati arrestati, il Ministero pubblico vallesano ha spiegato in un comunicato che non sussistono le condizioni per una detenzione, non essendoci sospetto che i due vogliano sottrarsi all’inchiesta e a una eventuale sanzione.

Dobbiamo chiederci cosa è andato storto e dove, e dobbiamo intervenire. Anche la giustizia deve fare la sua parte. Lo dobbiamo alle vittime e ai loro parenti”, ha affermato in un’intervista alle reti della SSR il presidente della Confederazione Guy Parmelin, secondo cui ci sarà un prima e un dopo Crans-Montana. 

“Fino a questo dramma ho sempre sentito dire che nelle prescrizioni antincendio siamo troppo burocratici, troppo complicati e che si possono semplificare senza rinunciare alla sicurezza. Ora occorre tenere conto di quanto è successo per evitare che vengano fatti dei cambiamenti che, fra un anno o due, si rivelino sbagliati”, ha aggiunto il consigliere federale.

In tutta la Svizzera, diversi Comuni hanno preso disposizioni per evitare incidenti simili. Le autorità di Losanna, ad esempio, hanno inviato una lettera ai 600 locali della città per chiedere una verifica dei loro protocolli di sicurezza.

Nicolas Maduro con fascia dai colori venezuelani applaude
Il presidente venezuelano Nicolás Maduro in una foto del 2023. Keystone/EPA/Miguel Gutierrez

La cattura del presidente del Venezuela Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti e l’attacco di questi ultimi nel Paese sudamericano ha provocato vive reazioni anche in Svizzera. Nel frattempo, il Consiglio federale ha deciso di congelare eventuali capitali depositati nella Confederazione da Maduro e da persone a lui vicine.

Il responsabile della comunicazione del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), Nicolas Bideau, ha invitato alla distensione, alla moderazione e al rispetto del diritto internazionale “che comprende anche il rispetto del divieto di ricorso alla forza e dell’integrità territoriale degli Stati sovrani“.  Domenica, circa 200 persone hanno manifestato a Berna contro l’intervento statunitense chiedendo l’immediata “condanna di questa aggressione contraria al diritto internazionale”.

Lunedì, il Consiglio federale ha deciso di congelare con effetto immediato, a titolo precauzionale, eventuali averi depositati in Svizzera del presidente venezuelano e da altre persone a lui legate. Con questa misura, il Governo intende prevenire un possibile deflusso di questi valori patrimoniali, si legge in una nota. Si tratta di un’aggiunta alle sanzioni contro il Venezuela, in vigore già dal 2018.

In Svizzera vivono circa 1’500 persone di nazionalità venezuelana, molte delle quali sono in esilio dopo essere fuggite dal regime di Nicolas Maduro. Il Tages-Anzeiger ha incontrato alcune di loro. In seno alla comunità emergono sentimenti contrastanti legati soprattutto alla preoccupazione su cosa succederà nel Paese, ma in un sondaggio non rappresentativo condotto dal giornale nelle regioni di Zurigo e Basilea, nessuno rimpiange l’intervento statunitense e la caduta del regime di Maduro.

“Non mi piace Trump, non mi piacciono le sue politiche migratorie e doganali, ma sono contenta che abbia fatto uscire dal Paese quest’uomo”, dice la venezuelana di Winterthur Ingrid Valbuena parlando di Maduro, del quale non pronuncia mai il nome. È stato un “regalo di Natale in ritardo”, aggiunge.

Aula scolastica vuota
Molte scuole sono in difficoltà per la mancanza di alunne e alunni. Keystone / Jean-Christophe Bott

Il calo della natalità è un fenomeno che interessa da vicino la Svizzera e ha come conseguenza una problematica di cui parla oggi il Blick: la chiusura di scuole e asili nei piccoli villaggi.

Negli ultimi anni, molte scuole di piccoli comuni hanno chiuso i battenti o annunciato l’intenzione di farlo. Nel solo canton Zurigo, dal 2020 sono scomparsi 18 asili.

Con una media di 1,29 figli per donna, la Svizzera registra il tasso di fecondità più basso dall’inizio dei rilevamenti, ricorda il Blick. In futuro questa tendenza demografica provocherà sfide importanti per il sistema scolastico. Entro il 2034, infatti, saranno 52’000 gli allievi e allieve in meno nelle scuole elementari.

La scomparsa delle scuole ha conseguenze anche per l’insieme delle attività sociali ed economiche che si sviluppano attorno ad esse. L’assenza della possibilità di mandare i propri figli a scuola vicino a casa, inoltre, accentua il problema dello spopolamento dei piccoli villaggi, spingendo le famiglie a partire altrove e non invogliandone di nuove a trasferirvisi.

Riccio trasporta cucciolo
Pro Natura / Ronald Stiefelhagen

Foto del giorno

Il riccio europeo (Erinaceus europaeus) è stato nominato animale dell’anno 2026 da Pro Natura. La decisione è “un appello in favore di giardini, aree verdi, cimiteri e parchi allestiti e curati in modo da offrire ambienti accoglienti anche per il riccio”, si legge sul sito dell’organizzazione svizzera per la tutela dell’ambiente.

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