Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
non accennano a spegnersi le polemiche sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica elvetica. La pubblicazione del primo rapporto di studio sulla materia, a metà settembre, ha provocato un'ondata di collettiva indignazione, e sta ora portando alla luce indagini giudiziarie. C'è da scommetterci, che le rivelazioni continueranno. Intanto, il fondo per il giornalismo d'inchiesta in Svizzera ha lanciato un bando per progetti che riguardino la religione. Verrà forse dal giornalismo, un contributo alla verità? È possibile, visto che il rapporto da poco pubblicato ha sottolineato che i circa 1'000 casi emersi sono solo "la punta dell'iceberg".
Buona lettura.
Arrivederci a Berna: conclusa l’ultima sessione della 51esima legislatura parlamentare.
Abbracci, risate e lacrime. I media hanno mostrato le immagini di deputati e deputate travolti dalla commozione per la fine di un’epoca nella loro vita. La conclusione della sessione d’autunno del Parlamento a Berna ha significato per 39 di loro, che non si ripresenteranno alle elezioni, l’ultimo giorno da rappresentanti federali del popolo.
La sessione conclusa oggi è infatti l’ultima prima delle elezioni del 22 ottobre, che ridisegneranno le Camere per la 52esima legislatura. Molteplici i temi affrontati nell’ultimo giorno di sessione a Palazzo federale. Dalle modifiche alla legge sulla pianificazione del territorio, ad un pacchetto di misure per le energie rinnovabili e l’approvvigionamento del Paese, fino ai costi del sistema sanitario. La prossima sessione sarà dal 4 all’11 dicembre, con il nuovo Parlamento che sarà stato deciso dalle urne.
- Come dire addio al Parlamento, l’elenco di chi non si ricandida e il servizio del Telegiornale della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI.
- I temi discussi nella sessione di autunno, da SWI swissinfo.ch.
Nuove indagini su casi di abusi sessuali scuotono la Chiesa cattolica svizzera.
Dopo la pubblicazione a metà settembre dei risultati del primo progetto pilota di ricerca sugli abusi sessuali in contesto ecclesiale, la Chiesa cattolica continua ad essere nell’occhio del ciclone. In seguito ad una segnalazione giunta alla Procura, il vicario generale della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, Bernard Sonney, si è autosospeso dalla sua funzione.
In una conferenza stampa tenuta da quattro persone laiche, che rappresentavano la diocesi delle tre città di lingua francese, si è appreso che Sonney è oggetto di una denuncia per abusi sessuali e che si è fatto da parte “per non interferire con l’inchiesta”. La diocesi ha inoltre annunciato di avere sospeso un sacerdote nel canton Neuchâtel per fatti avvenuti all’estero e segnalati da un vescovo straniero. Non sono stati forniti dettagli sul caso.
Il vicario generale Sonney non è l’unico dignitario cattolico di alto rango ad essere oggetto di un’inchiesta. A metà settembre monsignor Jean Scarcell, abate di St. Maurice nel Vallese e membro della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), ha annunciato di essere sotto indagine in Vaticano per presunti abusi sessuali. Anche lui ha interrotto la sua attività – per ora, fino alla conclusione della procedura.
- Il rapporto conclusivo del progetto pilota sugli abusi nella Chiesa cattolica in Svizzera, la versione completa in italianoCollegamento esterno.
- Reazioni, scuse e spiegazioni nell’articolo di Marija Milanovic per TVS tvsvizzera.it.
- Il ruolo della diocesi di Lugano, da SWI swissinfo.ch con interviste di RSI.
- L’approfondimento sulle iniziative previste per rispondere alla crisi, pubblicato sul sito catt.chCollegamento esterno, testata giornalistica del Centro Cattolico Media della Svizzera italiana.
Buone notizie per l’accesso ai documenti ufficiali in Svizzera.
Con una nota diffusa alla stampa, il Governo ha oggi comunicato che dal prossimo mese di novembre sarà agevolato l’accesso pubblico ai documenti ufficiali dell’Amministrazione federale. Lo prevedono alcune modifiche della legge sulla trasparenza (LTras) e della rispettiva ordinanza (OTras), che sono state approvate dal Consiglio federale.
Berna ha definito la novità “un cambiamento di paradigma“: la misura punta a semplificare la risposta alle richieste e ad attuare in maniera più coerente il diritto della cittadinanza di accedere a documenti di interesse pubblico. Finora, era previsto il pagamento di una cifra non precisata di denaro, nonostante nel 2022 fosse accaduto in soli 29 casi su 1180.
L’esecutivo ha tuttavia precisato che in casi particolari, gli archivi dello Stato potranno chiedere 100 franchi per ogni ora di lavoro necessario, laddove però ne servano più di otto per rispondere alla richiesta. In tal caso, chi ha depositato la domanda dovrà essere informato in anticipo, e per professionisti dei media è prevista una riduzione del 50%.
- La notizia sul portale tio.chCollegamento esterno.
- L’organizzazione no profit che aiuta chi lavora nei media ad utilizzare la Legge federale sulla trasparenzaCollegamento esterno nella pubblica amministrazione (in francese).
- La scheda sul sito dell’Incaricato federaleCollegamento esterno della protezione dei dati e della trasparenza, dedicata all’applicazione pratica della LTras.
Giù le mani, anzi i fucili, dai lupi svizzeri.
Si sono travestiti da lupo, anche se per amor di verità va precisato che i costumi sembravano piuttosto da orsacchiotti, o da non meglio identificate creature di fantasia destinate a far sognare l’infanzia. Il colorato comitato ha consegnato giovedì alla Cancelleria federale una petizione contro il progetto del Governo per l’abbattimento dei lupi.
Secondo le 47’000 persone che hanno firmato la petizione Campax, non sarebbero necessarie misure drastiche per intervenire sui branchi attualmente presenti nel Paese. La petizione intende porre dunque un freno alla decisione della Confederazione di stabilire un numero massimo per i grandi predatori indipendentemente dai danni commessi, ha scritto in un comunicato il Gruppo Lupo Svizzero (GLS).
I promotori si sono rivolti direttamente al consigliere federale Albert Rösti, a capo del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC), definendo il progetto del Governo un “massacro di lupi” in contrasto con il volere del Parlamento e del popolo. Alla consegna delle firme era presente anche un cane lupo, che si è appropriato di una maschera con il volto di Albert Rösti.
- La notiziaCollegamento esterno dal sito della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI.
- Il testo completo della petizioneCollegamento esterno sul sito di Campax.ch.
- Albert Rösti: “I lupi si stanno moltiplicando rapidamente“, da TVS tvsvizzera.it.
- La maggior parte dei lupi non sarebbero abbattuti legalmente, ha sostenuto di recente un’inchiesta del magazine Rundschau SRF ripresa da TVS svizzera.it.
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