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Nick Hayek: “Swatch non punta al lusso, ma al ceto medio globale”

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Il CEO di Swatch Nick Hayek. Keystone-SDA

Respingendo le critiche degli analisti, il CEO di Swatch Nick Hayek ha confermato la strategia di mantenere un portafoglio prodotti che copre tutte le fasce di prezzo, puntando alla crescita del ceto medio globale anziché concentrarsi solo sul lusso.

In un mercato orologiero che ultimamente premia i marchi del lusso Swatch ribadisce la propria identità industriale e multi-prodotto. Il CEO Nick Hayek, in un’intervista rilasciata all’agenzia AWP, respinge le critiche di analisti e di alcuni azionisti che spingerebbero per un riposizionamento strategico della società, escludendo categoricamente l’ipotesi di vendere i marchi di fascia più accessibile.

“La nostra strategia è chiarissima: focalizzazione sulla nostra attività di base, e cioè gli orologi svizzeri, e in tutti i segmenti”, afferma il presidente della direzione in margine alla conferenza stampa di bilancio odierna. Contrariamente ad alcuni concorrenti che in questo momento difficile stanno beneficiando della forza dei soli brand di alta gamma, Swatch intende mantenere una presenza capillare sul mercato. “Noi non punteremo unicamente su marchi di lusso come Omega e Breguet: Swatch è un gruppo industriale”.

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Interrogato sul differente approccio di Richemont, Hayek osserva: “Richemont è posizionato strategicamente in modo completamente diverso, opera nel lusso”. Cartier e Van Cleef & Arpels da soli generano l’80% del fatturato del gruppo ginevrino. “Noi abbiamo una strategia diversa”.

Secondo il manager, il vero potenziale di crescita risiede nel ceto medio globale. Hayek cita l’esempio dell’India: “Se solo il 10% degli indiani raggiungesse il ceto medio, parleremmo di 150 milioni di persone. Non possiamo permetterci di ignorare questi 150 milioni, di puntare solo sull’élite”. Da qui la decisione di sostenere con convinzione marchi come Swatch, Tissot e Longines, senza nemmeno ipotizzare una riduzione del portafoglio.

L’intervista ha toccato anche temi di governance interna. Hayek ha smentito l’esistenza di problemi, sottolineando come i cambi ai vertici dei marchi avvengano “senza grandi clamori”, segno che “il consiglio di amministrazione e la direzione generale agiscono in modo lungimirante, costruttivo e competente”. Alla domanda su un suo presunto stile regale e sulla paura che incuterebbe, ha risposto con ironia: “Se fosse così, ci sarebbero persone insoddisfatte e le informazioni filtrerebbero all’esterno”.

Riguardo alla sua successione, il manager ha confermato che si sta pianificando “con calma e in modo del tutto normale”. “Ho 71 anni: non state parlando con un cinquantenne”, ha scherzato, senza però svelare nomi di potenziali eredi.

Infine Hayek ha respinto le critiche sulla scarsa presenza femminile nel top management, citando la sorella Nayla Hayek, “una delle poche presidenti di un consiglio di amministrazione di un gruppo svizzero”. Ha poi elencato diverse figure femminili in ruoli chiave, tra cui Florence Ollivier-Lamarque nella direzione generale e le responsabili nazionali in Giappone, Taiwan, Corea, Belgio, Australia e Paesi Bassi, concludendo: “Abbiamo una maggioranza di donne nelle posizioni dirigenziali del gruppo”.

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