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Mimmo Lucano e il modello di Riace

Mimmo Lucano, nel 2016 era stato inserito dalla rivista "Fortune" al 40esimo posto delle persone più influenti al mondo. Copyright 2021 The Associated Press. All Rights Reserved.

L'ex sindaco del comune calabrese, condannato in primo grado a 13 anni di carcere tra l'altro per associazione a delinquere, ha parlato del suo modello di accoglienza a Lugano dove gli è stato conferito un premio.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 novembre 2021 - 21:46
tvsvizzera.it/fra

"Sono sempre stato impegnato sul piano politico a inseguire il sogno dell’utopia sociale e dell’uguaglianza, pronto a difendere chi rivendica diritti umani". Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, condannato in primo grado di giudizio (ce ne sono altri due per la giustizia italiana, ndr)  a 13 anni e due mesi di reclusione per illeciti nella gestione dei migranti, si descrive così ai nostri microfoni.

Venerdì è stato ospite in Ticino della "Fondazione Main dans le main" la quale gli ha consegnato un premio per il suo impegno umanitario di 50'000 franchi nel corso di un incontro al Palacongressi di Lugano.

Lucano, nel 2016 era stato inserito dalla rivista "Fortune" al 40esimo posto delle persone più influenti al mondo, tra personaggi come Papa Francesco e Angela Merkel, proprio grazie al suo famoso "Modello Riace", modello di accoglienza di immigrati, basato sull’integrazione. Un esperimento che era stato guardato e studiato da tutto il mondo: il migrante non visto come un onere, ma come una possibilità per salvare mestieri recuperare case, rilanciare il lavoro.

La condanna in primo grado parla di associazione a delinquere, abuso di ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con matrimoni combinati. Il procuratore pubblico di Locri Luigi d’Alessio che aveva chiesto la metà degli anni di carcere aveva parlato in un’intervista di avere "lanciato una bomba in una favola".

Una favola in cui Lucano dice di aver creduto: “Riace è stata una favola se si vuole pensare che la soluzione rispetto al tema globale delle persone che sono in fuga dalle guerre non è stata quella un lager o del filo spinato ma di atteggiamenti di normalità e di umanità".

Ecco l'intervista:

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