Lefebvriani, il Vaticano decreta la scomunica
L'ordinazione di quattro vescovi contro la volontà del Papa ha provocato la scomunica automatica per i sei prelati lefebvriani coinvolti, un atto che il Vaticano considera scismatico e che invalida i sacramenti da loro amministrati.
Secondo le attese, il Vaticano ha decretato la scomunica nei confronti dei Lefebvriani dopo che mercoledì, durante una messa ad Ecône (canton Vallese), sono stati ordinati quattro vescovi contro il volere del Papa.
I vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X Alfonso de Galarreta e Bernard Fellay (rispettivamente consacrante principale e co-consacrante) e i vescovi neo-consacrati Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier sono incorsi “ipso facto” nella scomunica “latae sententiae” per aver compiuto “un atto di natura scismatica”, la “consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice”, si legge in un decreto firmato dal cardinale Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede.
Dopo che gli ultratradizionalisti avevano tirato dritto sulle consacrazioni dei nuovi vescovi, malgrado gli inviti di Leone XIV a fare marcia indietro, la ratifica della scomunica era solo questione di ore. Il termine tecnico “latae sententiae” significa infatti che la pena è automatica.
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Il provvedimento riguarda lo svizzero Schreiber, l’americano Goldade e i francesi Poinsinet de Sivry e Hanappier. A loro si aggiungono i celebranti de Galarreta e Fellay, che sono addirittura alla seconda scomunica.
Il 30 giugno del 1988 infatti, monsignor Marcel Lefebvre ordinò, contro il volere di Giovanni Paolo II, quattro vescovi. Due di questi erano proprio de Galarreta e Fellay, che vennero poi “perdonati” da Benedetto XVI nel 2009.
Il Dicastero per la Dottrina della Fede, nella scomunica ai sei vescovi lefebvriani, avverte che “per quanto concerne i fedeli laici, sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X” approvando dunque l’atto di disunione dottrinale che si è consumato ieri. In altri termini non verranno ‘puniti’ coloro che partecipano in maniera occasionale alle attività senza sposare in toto lo strappo con il Papa. “Le varie situazioni verranno giudicate caso per caso”, indica un documento del 1996 che viene richiamato nel provvedimento di oggi.
Sacramenti non validi
“Si avverte, infine, il santo Popolo di Dio che i ministri sacri della Fraternità Sacerdotale San Pio X amministrano illecitamente i sacramenti e che il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi”, afferma il Vaticano sottolineando che “la Chiesa, come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione”.
Il Vaticano spiega che “dai tempi di San Paolo VI fino agli ultimi colloqui, svoltisi recentemente presso questo Dicastero, i molteplici tentativi di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da mons. Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani. Tale situazione si è ulteriormente aggravata a causa delle recenti consacrazioni episcopali celebrate senza mandato pontificio, contro la volontà del Santo Padre, in aperta violazione del diritto canonico”. È per questi motivi che il Dicastero per la Dottrina della Fede, “nel fedele esercizio delle funzioni ad esso affidate, ritiene necessario rilevare che tale atto ha configurato il delitto di scisma, con le conseguenze canoniche per i ministri sacri e per i fedeli laici coinvolti”.
Il Dicastero guidato dal cardinale Victor Manuel Fernandez ricorda quanto era stato già dichiarato con il precedente scisma del 1988, ovvero che “tale disobbedienza, che porta con sé un rifiuto pratico del Primato romano, costituisce un atto scismatico”.
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