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Le procedure accelerate fanno calare le domande d’asilo dal Maghreb

persona sdraiata su un letto
La procedura accelerata è applicata per le persone provenienti da Marocco, Algeria, Tunisia e Libia. © Keystone / Michael Buholzer

Introdotte sei mesi fa al Centro federale di asilo di Zurigo, queste procedure hanno fatto calare del 62% il numero di richiedenti l'asilo provenienti dal Nord Africa.

La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha stilato venerdì un primo bilancio della procedura di 24 ore instaurata sei mesi fa al Centro federale d’asilo (CFA) per le domande depositate da persone provenienti dal Nord Africa ed esteso a fine aprile a tutte le altre regioni.

In un comunicatoCollegamento esterno, la SEM sottolinea che “le misure, volte a sgravare il sistema d’asilo, si dimostrano efficaci”.

In questi sei mesi il numero di persone richiedenti originarie di questa regione è diminuito del 62% nella struttura. A livello svizzero il calo è stato del 40% circa.

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Dallo scorso novembre al centro di Zurigo sono state depositate 413 domande d’asilo da parte di persone provenienti dall’Africa settentrionale. In 102 casi non si è entrati nel merito in quanto la competenza incombeva a un altro Stato europeo nel quadro del sistema Dublino, precisa la SEM.

In 185 casi la domanda è stata stralciata perché le persone richiedenti hanno lasciato il CFA o violato l’obbligo di collaborare, e per 98 di questi casi stralciati è stato inoltre disposto l’allontanamento in un altro Stato Dublino. In 31 casi la domanda è stata respinta. In nessun caso è stato concesso l’asilo. Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha esaminato 14 decisioni d’asilo pronunciate dalla SEM in seguito alla procedura di 24 ore e le ha confermate.

+ Come funziona il diritto d’asilo in Svizzera

Più collaborazione contro criminali

Da fine aprile queste procedure, estremamente celeri, sono applicate in tutte le regioni svizzere, ricorda la SEM, aggiungendo che Confederazione e Cantoni stanno inoltre collaborando ancora più strettamente per intraprendere azioni mirate “contro i pochi criminali plurirecidivi che si muovono su tutto il territorio”.

Lo stretto coordinamento tra le autorità coinvolte dovrebbe permettere di migliorare lo scambio di informazioni e di sfruttare in modo ottimale la totalità delle misure di diritto penale e in materia di stranieri, secondo la SEM. A tale scopo in tutte le regioni d’asilo vengono organizzate tavole rotonde con gli attori coinvolti. In Ticino si sono già svolti due colloqui di questo tipo, e il terzo è in programma.

A Neuchâtel, Turgovia, San Gallo, Obvaldo e Lucerna si sono tenute le prime tavole rotonde di questo tipo o si svolgeranno prossimamente, mentre negli altri Cantoni di ubicazione sono in fase di preparazione.

Eventuale picchetto nei week-end

In passato è spesso capitato che alcuni richiedenti si presentassero ai CFA durante il fine settimana per poi andarsene prima ancora che si potessero rilevare le loro impronte digitali e avviare formalmente la procedura d’asilo. Limitare l’accesso durante i week-end risulterebbe difficile in quanto deve essere comunque garantito l’accesso alle persone vulnerabili, sostiene la SEM, aggiungendo che sta valutando la possibilità di istituire un servizio di picchetto in alcuni CFA per continuare a concedere protezione alle persone vulnerabili.

I collaboratori che eventualmente garantirebbero questo servizio rileverebbero le impronte digitali e verificherebbero immediatamente dopo l’entrata se gli individui in questione sono autorizzati ad accedere alle strutture. Verrebbero respinte soprattutto le persone la cui domanda viene già evasa presso un altro CFA, la cui procedura d’asilo è conclusa oppure la cui domanda è stata stralciata negli ultimi cinque anni.

Prima della decisione in merito, la SEM verificherà, entro l’estate, quante persone, dopo l’introduzione della procedura di 24 ore, si presentano presso i CFA nel fine settimana per poi andarsene poco dopo. Qualora il fenomeno diminuisse fino a essere appena percettibile, si rinuncerebbe a introdurre ulteriori misure.

Lo sguardo critico dell’OSAR

L’Organizzazione svizzera d’aiuto ai rifugiati (OSAR), da parte sua, non vede molto di buon occhio la soluzione adottata dalla SEM.

Una settimana fa, durante il simposio sull’asilo organizzato a Berna, la direttrice dell’OSAR Miriam Behrens aveva sottolineato che prendere una decisione in così poco tempo solleva interrogativi circa l’equità della procedura.

“Lavorare a un ritmo così veloce richiede una grande competenza” per garantire una decisione finale equa, aveva dichiarato Miriam Behrens.

L’OSAR non chiude però del tutto le porte a questa soluzione. “Se una valutazione esterna dimostrerà che la promessa di Beat Jans [il consigliere federale responsabile dell’asilo, ndr] – ossia che la qualità del processo decisionale non ne risentirà – sarà confermata, allora non ci opporremo”, ha aggiunto Behrens.

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