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Le lobbies pagano un terzo del salario dei parlamentari

La sala del Consiglio nazionale durante la sessione.
I parlamentari svizzeri sono conosciuti per essere politici di milizia. Il Parlamento elventico si riunisce tre settimane quattro volte all'anno. Nel resto del tempo i politici praticano la loro professione. Keystone / Alessandro Della Valle

Oltre un terzo delle attività extraparlamentari dei consiglieri nazionali e agli stati (che sono politici di milizia) è pagato da imprese o associazioni. I deputati borghesi hanno decisamente più mandati rimunerati rispetto alla sinistra,

Sono dati che emergono da un’analisi di LobbywatchCollegamento esterno, pubblicata lunedì. La piattaforma per la trasparenza ha valutato per la prima volta il numero di mandati retribuiti in Parlamento, i partiti che ne approfittano e i rami che coinvolgono più politici per difendere i propri interessi.

È giunta così alla conclusione che il 37% degli impegni esterni dei parlamentari è indennizzato, ma la quota sale fino al 47% nell’UDC (partito populista di destra) e al 46% per gli esponenti del Centro (nuova denominazione del Parito popolare democratico di isipirazione cattolica). Quelli del PLR (parito liberale) sono nella media (38%), mentre i Verdi liberali si fermano al 33%. Socialisti (25%) e Verdi (23%) sono quelli che più spesso si impegnano gratis.

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Anche se si fa la somma il Centro, malgrado disponga di soli 45 rappresentanti, figura ai vertici con 245 mandati pagati, contro i 186 dei 62 democentristi. Tra i singoli deputati, primeggia la Ruth Humbel del Centro con 21, davanti al liberale-radicale Peter Schilliger (18). Albert Rösti, candidato al Consiglio federale, è terzo.

Imprese e associazioni del settore dell’energia rimunerano con maggiore frequenza i politici per posti nei consigli d’amministrazione o altri organi: succede nel 60% dei casi. Seguono economia e agricoltura (56%), trasporti (46%) e sanità (45%). Molto più in basso il settore ambientale (18%) e la cultura (8%).

L’analisi ha mostrato anche una disparità fra uomini e donne: queste ultime, che sono più presenti solo in ambiti come quelli culturale e della sicurezza sociale, sono pagate per il 29% dei loro incarichi, mentre i colleghi maschi il 39% delle volte.

Poca trasparenza

La conclusione di Lobbywatch è che esiste uno squilibrio massiccio a livello di mezzi finanziari fra i vari ambiti della politica federale, ma che non è però possibile fornire cifre esatte, poiché mancano disposizioni sulla trasparenza che permettano di stabilire gli importi precisi. “Le regole esistenti non sono sufficienti, serve chiarezza sulle cifre delle indennità”, ha sottolineato il copresidente della piattaforma Thomas Angeli, citato nella nota. Dall’inizio della legislatura in corso, i membri delle due Camere devono indicare quali sono i loro legami d’interesse rimunerati e volontari.

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