L’adesione della Svizzera al Board of Peace di Trump “non è inevitabile”
Partecipando in qualità di osservatrice al "Board of Peace" di Donald Trump, la Svizzera ha espresso una posizione prudente, manifestando preoccupazione che l'iniziativa possa minare il ruolo dell'ONU e il multilateralismo.
La Svizzera ha partecipato giovedì come osservatrice al primo “Board of Peace”, convocato da Donald Trump a Washington. All’incontro, dedicato in particolare alla situazione nella Striscia di Gaza, ha preso parte l’ambasciatrice Monika Schmutz Kirgöz, che mantiene però un approccio prudente nei confronti dell’iniziativa del presidente statunitense.
“È stato molto interessante. Il focus era completamente su Gaza, motivo per cui abbiamo deciso di partecipare come osservatori”, ha spiegato al Radiogiornale della Radiotelevisione svizzera italiana RSICollegamento esterno la direttrice della Divisione Medio Oriente e Africa del Nord del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). L’ex ambasciatrice in Italia ha ricordato l’impegno umanitario elvetico: “Dal 7 ottobre 2023 abbiamo fatto molto per la popolazione civile palestinese, stanziando 150 milioni di franchi”.
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L’iniziativa lanciata da Donald Trump non è però priva di criticità. Il Board of Peace ha suscitato polemiche sia per i suoi statuti, sia per la decisione di Trump di autoproclamarsi presidente a vita dell’organismo. “All’inizio non era chiaro se l’obiettivo fosse concentrarsi sulla questione palestinese o dare vita a un nuovo foro con ambizioni globali”, ha osservato Schmutz Kirgöz.
Particolarmente sensibile è il rischio di sovrapposizioni con il sistema multilaterale. Trump ha infatti lasciato intendere che il Board of Peace potrebbe arrivare a esercitare un ruolo di supervisione sulle Nazioni Unite, con possibili ripercussioni sulla Ginevra internazionale. “Stiamo valutando attentamente se il Board of Peace possa creare concorrenza all’ONU, cosa che nessuno auspica, tantomeno noi che crediamo profondamente nelle Nazioni Unite e nel multilateralismo”, ha sottolineato la diplomatica.
La posizione svizzera sulla soluzione a due Stati rimane invariata. “Rimane l’obiettivo condiviso”, ha ribadito l’ambasciatrice, ricordando che circa metà dei membri del Board ha evocato questa prospettiva durante la riunione.
Quanto a una possibile adesione della Svizzera al nuovo organismo, Schmutz Kirgöz ha invitato alla cautela: “Non direi che sia inevitabile. Si tratta comunque di una decisione che spetta al nostro Parlamento e, in ultima istanza, anche alla popolazione svizzera”.
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