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Brucia la California, particelle in Svizzera

Il fatto che queste particelle californiane siano arrivate fino in Svizzera mostra che "la Terra non è così grande". Keystone / Etienne Laurent

Particelle di fumo provenienti dagli incendi in California sono presenti nell'aria in Svizzera da lunedì. Sono arrivate dall'Europa del nord attraverso un cosiddetto "jet stream", ovvero una corrente d'alta quota.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 settembre 2020 - 20:10

Si tratta di particelle PM2,5, per via del loro diametro inferiore a 2,5 micrometri, e sono più fini delle PM10, causate dai motori delle auto e dal riscaldamento delle case.

Accade di frequente che masse d'aria vengano spinte anche su lunghissime distanze, ma in questo caso, ciò che è eccezionale è la grande quantità di fumo e l'elevata concentrazione, "che non è buona per la salute, ma sarà un fenomeno passeggero", spiega il meteorologo Lionel Fontannaz.

La nube proveniente dagli Stati Uniti ha viaggiato per 8'000 chilometri e si trova a circa 5'000 metri di quota, ma è destinata lentamente a dissolversi. A causa di queste particelle, all'alba e al tramonto è possibile che in questi giorni il giallo e l'arancione risultino più intensi.

I roghi, un problema più frequente

Gli scienziati concordano nel dire che gli enormi incendi che stanno devastando la costa occidentale degli Stati Uniti, attraverso la California, l'Oregon e lo Stato di Washington, sono causati anche dal cambiamento climatico. Secondo alcuni esperti, anche in Europa si stanno creando le condizioni favorevoli all'innesco di roghi di vasta portata.

Lo dimostrano quelli degli ultimi anni che si sono verificati in Spagna, Portogallo e Grecia. "Il territorio non è più gestito con i metodi dell'agricoltura tradizionale. La biomassa, un tempo sfruttata, rimane sul terreno e si trasforma in combustibile. Questo fattore, unito ai numerosi periodi di siccità che si sono verificati, provoca incendi particolarmente violenti che si propagano rapidamente", ha spiegato l'ingegnere forestale e ricercatore, Marco Conedera, al programma La Matinale della radio romandaLink esterno.

"Nelle regioni meridionali dell'Europa e nella foresta boreale ci sono ecosistemi abituati a bruciare di tanto in tanto, ma i recenti incendi in Portogallo e in Grecia possono essere ricondotti all'attività umana", ha aggiunto il geografo dell'Università di Losanna, Christian Kull, prendendo l'esempio della piantumazione di eucalipti e pini (più inclini a bruciare) al posto dei pascoli.

Quanto al ruolo giocato dal riscaldamento globale, "non è possibile ricondurre un singolo rogo al cambiamento climatico - osserva Kull - ma le temperature più elevate e i frequenti periodi di siccità sono tra le cause".

tvsvizzera.it/fra con ATS e RSI

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