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La settimana in Svizzera

Esercenti asciugano il pavimento di un ristorante in rue Centrale a Losanna, dove martedì si è abbattuto un nubifragio con pochi precedenti. Keystone

Mentre la direzione di AutoPostale è travolta dallo scandalo sovvenzioni, un temporale da record si abbatte su Losanna. L'Onu bacchetta Berna per la prevista espulsione di una famiglia siriana e il ministro svizzero Cassis si dice pronto ad allentare le condizioni di libera circolazione con l'Ue. Riepilogo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 giugno 2018 - 10:00
tvsvizzera.it/ri

La settimana si è aperta con le sconcertanti rivelazioni di due giornali domenicali: due jihadisti libici, nel mirino dei servizi segreti italiani ma non indagati in Svizzera, avrebbero insediato in Ticino una base operativa per i loro affari, aprendo conti e società. 

Lo scandalo delle sovvenzioni indebitamente percepite dall'azienda di trasporto pubblico AutoPostale travolge l'ad della Posta svizzera Susanne Ruoff, che ha rassegnato le dimissioni. Lunedì, il cda ha poi esonerato l'intera direzione aziendale della controllata.

È sempre lunedì che le Nazioni Unite intimano alla Svizzera -non era mai accaduto prima- di sospendere il rinvio in Grecia di una famiglia d'origine siriana con 5 figli. Il provvedimento violerebbe 13 articoli della Convenzione dei diritti dell'infanzia.

Un temporale da record si è abbattuto martedì su Losanna, con 41 millimetri di precipitazioni in 10 minuti. Il nubifragio ha poi lasciato il posto a piogge continue, mentre i sottopassaggi si trasformavano in specchi d'acqua e le scalinate in cascate.

Non hanno fatto l'unanimità, mercoledì, le dichiarazioni del ministro degli esteri Cassis: è disposto ad allentare le misure compensatorie della Libera circolazione delle persone tra Svizzera e Ue, per trovare un'intesa con l'Unione sul cosiddetto accordo quadro istituzionale.

Venerdì, infine, si è concluso al Tribunale penale federale il processo nei confronti di tre dirigenti del Consiglio centrale islamico della Svizzera. Solo uno di essi è stato riconosciuto colpevole di propaganda jihadista e condannato a 20 mesi di detenzione, sospesi.


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