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"L'accordo quadro con L'UE deve essere rinegoziato"

Il consigliere federale Guy Parmelin è convinto, l'accordo quadro con l'Unione europea va adattato. Nel frattempo un sondaggio del gruppo zurighese Tamedia conferma: 26% della popolazione svizzera boccerebbe l'accordo mentre il 41% sarebbe favorevole a un nuovo accordo, rinegoziato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 maggio 2019 - 08:50
tvsvizzera.it/fra con RSI
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L'accordo quadro con Bruxelles non ha chance di essere approvato alle urne. Ne è convinto il consigliere federale Guy Parmelin che in un’intervista rilasciata al SonntagsBlick ha spiegato: la Svizzera deve rinegoziare con l'Unione Europea perché il testo, così com'è, non raggiunge la maggioranza. Un'opinione condivisa anche dal presidente della Confederazione Ueli Maurer e suffragata dall’ultimo sondaggio sulla questione pubblicato domenica da Matin Dimanche e SonntagsZeitung. 

A marzo invece un’indagine svolta da gfs.bern su mandato dell’associazione mantello dell’industria farmaceutica, concludeva che il 60% degli svizzeri sosteneva, più o meno fortemente, l’intesa istituzionale.

Bruxelles non vuole però rinegoziare

Il capo del Dipartimento federale dell'economia, pochi giorni dopo che il principale portavoce della Commissione europea ha ribadito che l'UE e gli Stati membri non sono disposti a riaprire le trattative, si è detto certo della necessità di avanzare una controfferta a Bruxelles. Facciamola "poi vedremo cosa è possibile; è il nostro lavoro”, ha affermato il democentrista vodese spiegando che: "quando un trattato non è adatto, deve essere adattato".

Sondaggio

Il sondaggio è stato realizzato per Tamedia da LeeWas che tra il 17 e il 19 maggio ha interpellato 14'670 persone. A fronte di un 20% che vorrebbe veder firmata in tempi brevi l'intesa così come posta in consultazione dal Consiglio federale, c’è un 26% dei cittadini che pensa che l'attuale progetto vada respinto una volta per tutte. Il 41% ritiene invece necessaria una rinegoziazione. In particolare per migliorare la protezione salariale e mitigare gli effetti dell’applicazione della direttiva sulla cittadinanza dell'UE (si teme di dover pagare maggiori prestazioni sociali per gli europei residenti nella Confederazione).


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