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Finanziamento misto della tredicesima AVS verso il voto finale

uomo anziano su una sdraio si gode il sole
Accordo sul finanziamento ma resta l’incognita del voto. Keystone / Michael Buholzer

Una soluzione mista tra aumento dei contributi salariali e dell’IVA è stata scelta dal Parlamento per finanziare la tredicesima AVS, ora al voto finale delle due Camere.

Il finanziamento della tredicesima AVS dovrà basarsi su una soluzione mista: un aumento delle deduzioni salariali e un incremento dell’IVA, come sempre chiesto dal Consiglio degli Stati. Lo ha deciso mercoledì – con 15 voti contro 11 – la Conferenza di conciliazione, chiamata a eliminare le ultime divergenze tra le due camere.

Tale proposta sarà ora votata singolarmente in ogni consiglio. Gli Stati lo faranno domani, mentre il Nazionale si pronuncerà mercoledì della settimana prossima. Qualora anche una sola camera dovesse rifiutare la proposta, l’intero dossier verrebbe affossato. La 13esima AVS verrebbe in tal caso versata – a partire dal prossimo dicembre – senza essere finanziata in modo specifico.

Concretamente, la soluzione elaborata dalla Conferenza di conciliazione prevede un aumento dei contributi salariali di 0,2 punti percentuali, anziché di 0,3 come proposto dai “senatori”, indicano i servizi del Parlamento. Si tratta di un compromesso che avvicina la posizione del Consiglio degli Stati a quella del Nazionale, che si è sempre opposto a un incremento delle trattenute salariali.

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uomo anziano con deambulatore fotografato di spalle

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Ancora scontro sul finanziamento AVS

Questo contenuto è stato pubblicato al Martedì la Camera del popolo ha nuovamente respinto la proposta dei “senatori”, che prevede un finanziamento misto della tredicesima AVS tramite IVA e contributi salariali, preferendo la via del solo aumento dell’IVA.

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La proposta contempla inoltre un aumento di 0,4 punti percentuali dell’aliquota ordinaria dell’IVA, portandola all’8,5%, in linea con quanto richiesto dalla Camera dei cantoni. Rimarrebbe invece invariata l’aliquota ridotta applicata ai beni e ai servizi di prima necessità, come i prodotti alimentari.

Diversa la posizione del Consiglio nazionale, che proponeva di finanziare la misura esclusivamente attraverso l’IVA. L’ultima ipotesi prevedeva un aumento di 0,5 punti percentuali dell’aliquota ordinaria, lasciando invariata quella sui beni di prima necessità.

Un’altra importante divergenza riguardava la durata del finanziamento supplementare. Per gli Stati le misure adottate non avrebbero dovuto avere una scadenza. Il modello sostenuto dal Nazionale prevedeva invece che l’aumento dell’IVA restasse in vigore solo fino al 2033. Entro quella data, il Parlamento avrebbe dovuto trovare una soluzione duratura per garantire il finanziamento dell’AVS nell’ambito della prossima grande riforma del primo pilastro, chiamata AVS2030.

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