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Euro ai minimi storici, le imprese svizzere restano pessimiste

moneta da un euro accanto a moneta da un franco
La moneta unica europea ha toccato un minimo storico martedì. Keystone-SDA

Un'indagine UBS rivela una netta divergenza sul futuro dell'euro: mentre le aziende svizzere si aspettano un ulteriore apprezzamento del franco, gli esperti della stessa banca prevedono invece una ripresa della moneta unica sostenuta dalla ripresa economica tedesca.

Le aziende svizzere rimangono pessimiste nei confronti dell’euro: secondo uno studio periodico di UBS nel 2026 le imprese prevedono un ulteriore apprezzamento del franco rispetto alla moneta europea. Gli esperti della grande banca però hanno un’opinione contraria.

Il corso euro/franco ha toccato un nuovo minimo a 0,9124 nella notte tra martedì e mercoledì, il livello più basso di sempre, se si fa astrazione dal concitato giorno di abolizione della soglia minima nel 2015. Da parte sua il dollaro è sceso a un minimo pluriennale di 0,7605 franchi a fine gennaio.

Le 300 società interpellate nel tardo autunno scorso nell’ambito del tradizionale sondaggio annuale sul tema – che un tempo era condotto da Credit Suisse – si aspettano alla fine di quest’anno un tasso di cambio dell’euro ancora lievemente inferiore, pari a 0,91. Per il dollaro le previsioni sono di 0,78.

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UBS offre invece una prospettiva diversa. Gli economisti dell’istituto stimano che l’euro salirà a 0,95, sostenuto dall’aspettativa di una ripresa accelerata dell’economia tedesca nel 2026, che darebbe dinamismo alla valuta comunitaria. La banca avverte però che se il rilancio tedesco non si dovesse materializzare e i numerosi rischi geopolitici ed economici attuali dovessero concretizzarsi il franco potrebbe apprezzarsi ulteriormente, portando il corso a 0,90 centesimi.

Per quanto riguarda il dollaro, gli specialisti di UBS sottolineano che la sua debolezza colpisce solo una minoranza di imprese. Gli Stati Uniti rappresentano il mercato di esportazione principale solo per una parte delle ditte orientate all’export, mentre quelle importatrici beneficiano del franco forte. Tra le aziende colpite, metà ha risentito fortemente dell’apprezzamento del franco, situazione aggravata dall’aumento dei dazi americani. Nonostante ciò solo l’11% dichiara che esportare verso gli Usa non sarebbe più redditizio con un cambio di 75-79 centesimi; la soglia di criticità sale comunque al 50% delle imprese se la valuta statunitense scendesse nella fascia 70-75 centesimi.

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Sul fronte congiunturale, l’intesa doganale di metà novembre tra Berna e Washington ha portato a un leggero miglioramento delle prospettive, sebbene molte aziende si aspettino ancora una crescita economica debole nel 2026. UBS prevede una progressione del prodotto interno lordo (Pil) dello 0,9% per quest’anno, a causa della mancanza di impulsi dall’estero. Una ripresa verso il trend di lungo periodo è attesa nella seconda metà del 2026, trainata dal previsto recupero della Germania: nel 2027 il Pil dovrebbe salire dell’1,5%.

In questo contesto, né UBS né la maggioranza delle aziende intervistate si aspettano che la Banca nazionale svizzera (BNS) abbassi i tassi di interesse in territorio negativo. Secondo gli analisti della società guidata da Sergio Ermotti la BNS ricorrerebbe a tale strumento solo in caso di un crollo dell’economia elvetica accompagnato da un marcato apprezzamento del franco.

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