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Crans-Montana, “proteggetevi, gli algoritmi non lo faranno”

Fiori sul luogo della tragedia a Crans-Montana
Keystone / Michael Buholzer

"Prendetevi cura di voi e non esponetevi in modo non necessario a immagini traumatizzanti": è l'appello lanciato dallo psicologo Joël Billieux di fronte all'enorme quantità di contenuti legati alla tragedia di Crans-Montana che circolano sulle reti sociali.

“Siamo in una situazione inedita, perché i progressi nelle tecnologie di funzionamento delle piattaforme social sono stati molto rapidi negli ultimi uno-due anni”, spiega il professore di psicologia clinica all’università di Losanna in un’intervista alla radio romanda RTS.

“In eventi come il Bataclan” – la sala di spettacoli di Parigi teatro nel 2015 di un attacco terroristico che causò 90 morti – “la potenza degli algoritmi non era per nulla equivalente”, prosegue l’esperto dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per le questioni legate alle nuove tecnologie.

“Come avete potuto osservare molto bene in questi giorni, quando entrate in connessione con TikTok, Instragram o simili avete subito accesso, sulla base di quello che viene offerto all’insieme della popolazione, a video che concernono in modo molto forte il tragico incidente di Crans-Montana: e se interagite con questi contenuti sarete molto rapidamente assaliti in continuazione da contenuti simili”.

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“Quello che è nuovo è la frequenza e la quantità dell’esposizione potenziale”, osserva il 46enne. Esposizione che porta poi potenzialmente a pensieri negativi, stress e depressione. A suo avviso serve quindi un messaggio di prevenzione: “proteggetevi, perché il sistema non vi proteggerà”, mette in guardia lo specialista.

Secondo il ricercatore è umano che si mostri curiosità e che ci si voglia informare. “Forse si possono però usare accorgimenti per evitare il carattere più immersivo dei video, accorgimenti che sono magari semplici: per esempio togliere l’audio, guardare su schermi piccoli, favorire i canali di informazione più tradizionali, che offrono un filtro verso le immagini più violente”.

Per quanto riguarda l’atteggiamento da assumere come genitori, per Billieux palesare le proprie emozioni a bambini o adolescenti in relazione a fatti così terribili non è una cosa negativa: si mostra dell’empatia. Si tratta poi di parlare, di dialogare sul tema con i figli, dicendo che si può discutere di quanto visto con il papà, la mamma o con gli amici. “Ma bisogna essere espliciti sul fatto che tale genere di contenuti può fare del male: molti giovani peraltro lo sanno e riescono a proteggersi da soli”, conclude lo psicologo.

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