L’ex sindaco di Crans-Montana Jean-Claude Savoy sceglie di non parlare
Pur assumendosi la responsabilità politica, l'ex sindaco di Chermignon si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio per il rogo del bar Le Constellation, in attesa di poter accedere al fascicolo d'inchiesta.
Il sindaco del Comune di Chermignon dal 2009 al 2016, Jean-Claude Savoy, si è presentato mercoledì a Sion per essere interrogato nell’ambito dell’inchiesta sull’incendio del bar Le Constellation. L’uomo ha scelto di non parlare, non avendo avuto accesso al dossier.
L’ex sindaco è arrivato al campus Energypolis, dove si svolgono le audizioni, in compagnia del suo avvocato. Come detto, ha scelto il silenzio davanti alle domande dei membri del Ministero pubblico incaricati del caso e di qualche decina di avvocati. Savoy ha preso la parola solo per spiegare le sue ragioni.
“Il mio cliente non ha risposto alle domande perché non ha avuto accesso al dossier”, ha precisato il suo legale Bryan Pitteloud. “In seguito intende partecipare attivamente all’inchiesta”.
Responsabilità politica
“La mia parte attiva in questo caso risale all’estate 2015. Siete in grado di rispondere a domande che datano di 130 mesi? Non è possibile”, ha detto poi Savoy ai media, aggiungendo che “mi assumo le responsabilità politiche che sono evidenti” e “risponderò una volta che avrò avuto accesso ai documenti”.
Nel 2015 l’allora sindaco aveva co-firmato un’autorizzazione d’esercizio per il bar Le Constellation, in seguito a lavori effettuati su incarico del nuovo gerente Jacques Moretti. Al momento della creazione del Comune di Crans-Montana, il primo gennaio 2017, non aveva proseguito la sua carriera politica.
Tutti gli imputati – attualmente 13 – devono rispondere delle stesse accuse, ossia omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo in relazione al rogo che nella notte di San Silvestro ha causato 41 morti e 115 feriti.
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