Crans-Montana: confermata detenzione preventiva per Jacques Moretti
Il Tribunale delle misure coercitive del Vallese ha convalidato lunedì la detenzione preventiva di Jacques Moretti, gestore del bar "Le Constellation" di Crans-Montana, teatro della tragedia avvenuta la notte di Capodanno, nella quale hanno perso la vita 40 persone.
Il drammatico incendio di Crans-Montana continua a tenere col fiato sospeso la Svizzera, e le indagini procedono con un primo significativo sviluppo: il Tribunale delle misure coercitive ha disposto una custodia cautelare di tre mesi per Jacques Moretti. La decisione, che accoglie la richiesta del Ministero pubblico avanzata dopo l’interrogatorio dei coniugi Moretti, è motivata principalmente dal pericolo di fuga.
La corte ha specificato in una nota la sua disponibilità a revocare la detenzione preventiva qualora venissero adottate diverse misure subordinate richieste dal Ministero pubblico, tra cui il versamento di garanzie, considerate adeguate a contrastare il rischio di fuga. Tuttavia, data la necessità di un’istruttoria approfondita per la determinazione di tali garanzie, la privazione della libertà è stata ritenuta necessaria nel frattempo. I giudici hanno inoltre sottolineato che la detenzione preventiva ha una natura procedurale, mirata unicamente a garantire il corretto svolgimento dell’istruttoria, e che per Jacques Moretti vige la presunzione d’innocenza.
Micheline Calmy-Rey: “Errori commessi, la verità deve venire a galla”
Mentre la giustizia fa il suo corso, il dibattito sulle responsabilità e sulle conseguenze del disastro s’infiamma. Tra le voci più autorevoli che si sono levate, spicca quella di Micheline Calmy-Rey, già consigliera Federale (2003-2011), profondamente legata a Crans-Montana. Nata e cresciuta a Sion, e originaria proprio della località vallesana dove possiede uno chalet con le sorelle, Calmy-Rey si trovava sul posto al momento del dramma e vi è rimasta anche per i primi giorni del 2026.
Gli ultimi aggiornamenti su Crans-Montana nel TG 20.00 della RSI dell’11 gennaio 2026:
“È semplicemente terribile. La gente piange, questo peso si sente ovunque”, ha dichiarato Calmy-Rey al giornale svizzerotedesco Blick, esprimendo il suo profondo turbamento. L’80enne è convinta che questo evento segnerà un “prima e un dopo”. Ha manifestato un’enorme pena per le famiglie delle giovani vittime, evidenziando come a Crans-Montana “quasi tutti conoscono qualcuno che è stato colpito”. La località turistica, un tempo simbolo di spensieratezza, appare ora ai suoi occhi come un cimitero.
Calmy-Rey non ha esitato a chiedere chiarezza e giustizia: “Sono stati commessi degli errori e questo deve’essere dichiarato chiaramente. Le indagini devono ora essere svolte con attenzione e scrupolosità”. Per l’ex ministra degli Esteri, le scuse non sono sufficienti. “Bisogna porre fine ai piccoli affari e agli intrecci tra politica e interessi personali”. Ha inoltre sottolineato come la pressione dei media e degli avvocati delle famiglie sia “necessaria” per spingere le autorità vallesane a “fare la cosa giusta”, concludendo con fermezza che “la verità deve venire a galla”.
Altri sviluppi
La Svizzera in lutto
Mathias Reynard tra assistenza e critiche ai media
Anche il consigliere di Stato vallesano Mathias Reynard è intervenuto sulla questione, fornendo aggiornamenti sulla situazione dei feriti e difendendo l’operato delle autorità locali. Ha definito la situazione per i medici “complicata e difficile”, elogiando l’impegno del personale curante. Ha annunciato che, entro qualche settimana, alcuni feriti lasceranno i centri grandi ustioni per essere trasferiti, tra l’altro, negli ospedali vallesani, sottolineando la necessità di “prendersi cura anche del personale curante”. Per le famiglie e le persone colpite dal dramma, sarà attivata una linea telefonica d’aiuto e verranno concessi aiuti finanziari.
Riguardo alle responsabilità dell’incendio, Reynard ha ribadito che spetta alla giustizia stabilirle, ma ha aggiunto che “misure dovranno anche essere prese a tutti i livelli politici”. Il politico vallesano ha poi criticato l’atteggiamento di alcuni media svizzeri e internazionali, parlando di “arroganza di certe testate svizzerotedesche” in un contesto in cui il Canton Vallese e la giustizia vallesana sono sotto la lente d’ingrandimento.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.