covid-19 Molti operatori sanitari restano contrari al vaccino

Personale sanitario all ospedale di Yverdon (Vaud)
Keystone / Laurent Gillieron

Poco più della metà degli operatori sanitari in Ticino si è fatta vaccinare contro il Covid-19 ma una quota importante di loro continua ad opporsi alla somministrazione del farmaco.

Arianna, giovane infermiera impiegata da una decina di anni in una casa di riposo ticinese, era scettica sui nuovi vaccini contro il coronavirus e non ha voluto immunizzarsi, nonostante le sia stata data la possibilità da parte delle autorità. Una scelta non rara nel settore della salute dove molti professionisti rifiutano di farsi inoculare i farmaci commercializzati da circa un mese.

Il caso però ha voluto che Arianna si sia nel frattempo contagiata e tuttora abbia i classici sintomi del Covid-19. Una circostanza che le ha fatto cambiare idea e appena sarà clinicamente possibile si sottoporrà volontariamente alla vaccinazione. Il tema, ammette la giovane, è molto dibattuto tra i suoi colleghi, molti dei quali temono possibili effetti collaterali del preparato immunizzante.

Intanto il 60% degli operatori sanitari ticinesi si è detto disposto a farsi vaccinare e il 51-55% lo ha già fatto. E diverse persone, inizialmente refrattarie alla terapia preventiva, hanno successivamente aderito alla campagna di vaccinazione.

Ma restano sacche di contrari che invocano il diritto della libera scelta in materia, ritenendo sufficiente nel loro lavoro l'adozione delle prescrizioni sanitarie previste nei vari protocolli di settore. E la discussione è aperta, come riferiscono le testimonianze raccolte sul campo nel servizio del Quotidiano della RSI.

tvsvizzera/spal con RSI (Quotidiano del 26.1.2021)


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