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Come si diventa (e come si diventerà) svizzeri

Le novità sulla Legge di cittadinanza, il successo dei corsi preparatori, e il ritratto di Enrico e Olivia, due naturalizzandi in Ticino

Da sempre, in Svizzera, la concessione della nazionalità fa discutere vivacemente e scorrere fiumi d'inchiostro.

Nel 2018, entrerà in vigore la nuova Legge di cittadinanza cambierà e da poco è terminata la procedura di consultazione in Ticino, un cantone che -nell'ultimo anno- ha visto calare bruscamente il numero delle naturalizzazioni.

Intanto, nel Paese le domande sono tornate a crescere, oltre 40mila. Ovvero il 25% in più, dopo anni di costante discesa del numero di persone che chiedono un passaporto rossocrociato.

Com'è -e come cambierà- il processo per diventare svizzeri? Cosa si impara a un corso per naturalizzandi? Sono alcune delle domande a cui cerchiamo di rispondere con questo approfondimento [video sopra].

Incontreremo Enrico e Olivia, i cui "eventi più significativi" della vita sono accaduti nel nostro Paese, e che hanno presentato richiesta di cittadinanza nel comune di Massagno nel 2015.

Rivedremo uno spezzone del film "I fabbricasvizzeri" (1978), dove in modo un po' grottesco si descrive il cammino per diventare cittadini, un cammino che inizia "dal basso" e passa un triplice vaglio: comunale, cantonale e federale.

Illustreremo i capisaldi della nuova Legge: la conoscenza della lingua, la frequenza di un corso di formazione e il superamento di un test. Non una formalità: a Berna, dove questo esame esiste dal 2014, il 20% non lo supera.

A Lugano, intanto, il numero di allievi del corso di cittadinanza che si tiene dal 2003 è in crescita. Oltre mille i corsisti che hanno frequentato 8 incontri di 3 ore per imparare civica, storia e geografia. Costo: 300 franchi.

In Ticino, dove è appena terminata la consultazione per la revisione della Legge d'applicazione cantonale, l'obbligatorietà di questa formazione divide.

Ma lo scontro è soprattutto su a chi spetta l'ultima parola, nella concessione della cittadinanza. Nel video, le considerazioni dei deputati al Gran Consiglio: Carlo Lepori (PS), Gianmaria Frapolli (Lega) e Giorgio Fonio (PPD, presidente della Commissione petizioni e ricorsi).

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