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Viaggio a Herat 1: Afghanistan, nuovo capitolo

Con la fine della missione ISAF, la responsabilità della sicurezza passa alle forze afgane, addestrate da militari italiani a scovare ordigni improvvisati

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 dicembre 2014 - 13:10

Reportage da Herat, a conoscere le tecniche di addestramento dei militari afgani da parte del contingente italiano, che ha il comando della regione ovest.

Un compito complesso e delicato, iniziato già alcuni anni fa allo scopo di trasferire il controllo del territorio alle forze di sicurezza afgane, in attesa dell'inizio della nuova missione della Nato, "Resolute Support", che dopo più di 13 anni sostituirà ISAF – International Security Assistance Force.

La forza composta dagli attuali 1.500 militari italiani si ridurrà fino a lasciarne sul campo circa 500. Questa, almeno, la proposta del governo italiano che deve però ricevere il via libera del Parlamento.

La nuova missione avrà come unico scopo quello di continuare a fornire assistenza e consulenza alle forze dell'Afghanistan, l'Afghan National Army, l'esercito afgano, e alla polizia, ma col ritiro dei militari della coalizione internazionale il paese rischia di sprofondare nel caos. Troppi gli interessi che alimentano la corruzione, come la produzione di oppio, salita nel 2014 del 17% rispetto al''anno prima; corruzione oltretutto difficile da sradicare in un contesto di estrema povertà, analfabetismo e iniquità sociali a cui la politica non è stata in grado di sopperire, così come non è riuscita a frenare la violenza dilagante. Aumentano infatti gli attentati nei confronti delle forze di sicurezza afgane, colpevoli, secondo i talebani, di fare gli interessi dei governi stranieri e della coalizione.

L'Afghanistan però ha paura di restare solo, anche se allo stesso tempo sente il bisogno di costruirsi un'identità propria e forte, dopo dieci anni di occupazione sovietica (dal 1979 al 1989), la repressione dei talebani e infine la missione militare della Nato. Il suo cammino si prefigura tuttavia tortuoso e incerto, difficile predire il suo futuro, mentre si cominciano a chiudere le basi della coalizione, a mandare i soldati a casa, e a volgere lo sguardo, dopo tanti anni, in un'altra direzione.

Paola Nurnberg

Nel prossimo reportage, 'Viaggio a Herat 2', visiteremo Radio Bayan: il lavoro di una missione militare internazionale passa anche dalla comunicazione e questa emittente è affidata a un capitano donna dell'Esercito italiano. Alle donne soldato sarà dedicato l'ultimo reportage, 'Viaggio a Herat 3'.

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