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Sentenza storica Khmer rossi condannati per genocidio

Centinaia di teschi accatastati con, in primo piano, un uomo intento a spolverarne uno

Teschi recuperati da una fossa comune in uno dei campi di lavoro istituiti dagli Khmer rossi

(Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved.)

In Cambogia, i due più alti dirigenti ancora in vita degli Khmer rossi sono stati condannati venerdì alla prigione a vita per genocidio. Un capo d'accusa considerato per la prima volta dal tribunale speciale sostenuto dalle Nazioni Unite.

La condannaLink esterno giunge a quarant'anni dalla caduta del regime che ha causato la morte di circa due milioni di persone.

L'ideologo del movimento ultra-maoista, il 92enne Nuon Chea, era il braccio destro del dittatore Pol Pot, insieme al quale "deteneva il massimo potere decisionale", ha osservato il giudice Nil Nonn.

L'altro imputato Khieu Samphan, 87 anni, era invece capo di Stato del Paese chiamato allora Kampuchea Democratica" e ha "incoraggiato", "incitato" e "contribuito alle purghe".

Genocidio delle minoranze

L'accusa di genocidio è stata accolta in relazione alle uccisioni di massa di membri della minoranza vietnamita, di quella musulmana Cham e di altre minoranze religiose (non contempla cioè i massacri di Khmer perpetrati da Khmer).

Foto composta da due ritratti - primi piani di uomini anziani; uno indossa occhiali da vista, l'altro da sole

Gli imputati.

(Keystone)

L'obiettivo, ha detto il giudice, era "stabilire una società atea e omogenea, eliminando tutte le differenze etniche, nazionali, religiose, razziali, di classe e culturali".

Gli avvocati dei due imputati -che stanno già scontando una condanna all'ergastolo per crimini contro l'umanità- hanno annunciato che ricorreranno in appello.

L'ultimo processo

Alcune centinaia di persone, tra cui membri della minoranza Cham e monaci buddisti, hanno raggiunto il tribunale per ascoltare il verdetto di quello che, probabilmente, sarà l'ultimo processo intentato contro ex-membri del regime.

(1)

Servizio del TG sulla condanna per genocidio dei due più alti dirigenti ancora in vita degli Khmer rossi

L'attuale primo ministro Hun Sen, anch'egli ex dirigente degli Khmer Rossi, ha chiesto che nessun altro sospetto sia rinviato a giudizio adducendo il rischio di disordini nel regno.

Si stima che in Cambogia, tra il 1975 e il 1979, morirono tra 1 milione e 700 mila e 2 milioni e 200 mila persone per carestia, tortura, sfinimento nei campi di lavoro, o massacrati in esecuzioni di massa.

Il tribunale specialeLink esterno Nazioni Unite/Cambogia è stato creato nel 2005, ma alcuni leader sono morti prima che il loro processo fosse concluso. Pol Pot era peraltro già morto nel 1998, senza essere mai stato giudicato.

tvsvizzera.it/AFP/ri con RSI (TG del 16.11.2018)

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