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Referendum sull'indipendenza La Nuova Caledonia ha scelto la Francia

Gli abitanti della Nuova Caledonia hanno detto "no" all'indipendenza dalla Francia. Il 56,4% dei votanti ha scelto di restare con Parigi, contro il 43,6% che ha espresso la volontà di diventare indipendenti.

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Servizio TG

Ben l'81% degli aventi diritto ha espresso la propria opinione. Commentando i dati ufficiali il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che "dimostrano fiducia nella Repubblica francese". "Sono veramente fiero che abbiamo superato questo passo storico insieme", ha sottolineato.

L'Accordo di Nouméa


Nel giugno del 1988 gli accordi di Matignon hanno dato il via a un processo di riconciliazione e di emancipazione della Nuova Caledonia.. Un processo basato su un riequilibrio economico e geografico e una condivisione del potere politico tra kanaki e caldoches. 

L'intesa di Matignon è stata consolidata dieci anni dopo dall'accordo di Nouméa, che prevedeva una cessione graduale delle competenze amministrative al governo della Nuova Caldedonia e un referendum sull'indipendenza entro al massimo vent'anni. 

L'intesa sanciva inoltre la possibilità di poter indire due nuovi referendum ogni due anni a partire dall'ultimo svolto. Un nuovo scrutinio potrebbe dunque avere luogo già nel 2020.

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Lunedì si è recato sul posto il premier Édouard Philippe, con l'obiettivo di proseguire un dialogo di riconciliazione iniziato trent'anni fa, dopo la crisi quasi sfociata in una guerra civile tra i Kanak, gli autoctoni, e i Caldoches, di origine europea. Philippe discuterà con tutti i partiti politici sull'avvenire del territorio, strategico per le sue riserve di Nickel. In seguito alla Brexit, inoltre, la Nuova Caledonia resterà l'unico territorio europeo nella regione. 

Nonostante la vittoria del "no", gli indipendentisti hanno ottenuto un risultato molto al di sopra delle aspettative, con quasi tutti i voti kanak a favore del referendum. All'annuncio dei risultati, "i perdenti hanno festeggiato di più dei vincitori", ha constatato Philuppe Gomès, leader del principale partito non indipendentista, Caledionie Ensemble (destra moderata).

I tre partiti loialisti, molro divisi tra loro, avevano sottolineato la protezione offerta da Parigi e gli 1,3 miliardi di euro di aiuti annuali. Speravano che una grande vittoria avrebbe allontanato lo spettro di ulteriori referendum, come previsto dall'Accordo di Noumea.


 ma il leader dell'Unione indipendentista al congresso, Lous Mapou ha già dichiarato: "Gli indipendentisti sono ancora più motivati di prima per chiedere un secondo e terzo referendum. Da domani cominceremo a preparare la sposa affinché nel 2020 sia ancora più bella".

tvsvizzera.it/Zz/afp con RSI (TG del 05.11.2018)

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