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Raffica di bombe in Thailandia

Più di dieci esplosioni in poche ore, in quello che appare come un attacco coordinato a località turistiche; 4 morti, decine di feriti

Più di dieci bombe in poche ore sono esplose in Thailandia scuotendo il paese tra giovedì e venerdì mattina. Quello che appare come un attacco coordinato ha colpito alcune località turistiche nel sud del paese, fra cui Hua Hin e Phuket.

Il bilancio è di 4 morti e decine di feriti. Per il momento nessuno ha rivendicato l'attacco, ma le autorità escludono il terrorismo islamico.

Ci sono poliziotti dappertutto nelle strade di Hua Hin di solito affollate di turisti. La città costiera nel sud della Thailandia è la più colpita dalla serie di esplosioni. Due bombe ieri sera, due bombe questa mattina. Qui tra i feriti ci sono anche due italiani, due tedeschi e due olandesi.

"Sono molto preoccupato", ci dice Kevin McBeath, australiano residente a Hua Hin. "Questo è un posto tranquillo di solito. Molte persone vengono a vivere qui dopo la pensione come me. Adesso non so, è un problema per la città".

Ordigni azionati a distanza con dei telefonini sono esplosi anche Phuket, la principale località turistica thailandese, a Surat Thani e a Trang.

L'attacco sembra essere coordinato. Con nel mirino delle mete balneari. La matrice, invece, non è per nulla chiara. Nessuno ha rivendicato le azioni. Nel sud della Thailandia è attivo un gruppo separatista islamico, ma finora non ha mai colpito in questo modo.

"E' troppo presto per trarre delle conclusioni", spiega il portavoce della polizia Krissana Pattanacharoen, "ma siamo sicuri che non ci sono legami con il terrorismo internazionale. Si tratta piuttosto di atti di sabotaggio locale. Stiamo lavorando per identificare i responsabili".

Il clima nel paese è di forte repressione delle libertà dopo il colpo di Stato del 2014. Si indaga quindi su un possibile movente politico. La nuova Costituzione è appena stata approvata. Proprio oggi, venerdì, cade poi il compleanno della regina, e i militari al potere sono strenui difensori della monarchia.

L'attacco però potrebbe non essere mai rivendicato, come quello dell'agosto 2015 a Bangkok. Che con 20 morti è stato il più sanguinoso nella storia.

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