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Corte europea boccia l'accordo USA-UE sulla privacy

Keystone / Julien Warnand

L'accordo sulla privacy tra Stati Uniti e Unione Europea non tutela in modo adeguato i dati personali dei cittadini del Vecchio Continente nei confronti delle autorità di Washington e per questo motivo deve essere rivisto, secondo quanto ha sentenziato la Corte di giustizia dell'UE.

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 luglio 2020 - 21:15
tvsvizzera/spal con RSI (TG del 16.7.2020)

La questione su cui si sono pronunciati i giudici lussemburghesi riguarda il "privacy shield", lo scudo UE-USALink esterno che consente a società come Facebook (ma anche migliaia di altre più piccole) di trasferire negli Stati Uniti i dati dei loro utenti europei.

La sentenza non significa l'interruzione immediata della gestione oltre Atlantico delle informazioni personali di centinaia di milioni di cittadini dell'Unione, ancora possibile per effetto di altre clausole contrattuali, ma crea un vuoto giuridico e richiede ai regolatori nazionali di intraprendere nuovi passi per garantire una protezione pari a quella europea.

Il servizio del TG:

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Ci sono conseguenze indirette anche per la Svizzera, che sta rivedendo la sua legislazione sulla privacy per renderla compatibile con quella dell'UE.

All'origine della decisione c'era l'azione intentata dal giurista austriaco Max Schrems prendendo di mira Facebook, la cui base europea è in Irlanda e che negli Stati Uniti è legalmente obbligata a fornire ad agenzie come FBI e NSA le informazioni sugli iscritti, senza che questi possano opporsi.

In sostanza, allo stato attuale delle cose le autorità statunitensi possono fare carta straccia della promessa di protezione fatta da una compagnia, mentre quelli europei hanno le mani legate.

Le azioni legali di Schrems avevano già ribaltato nel 2015Link esterno il predecessore del "Privacy Shield", l'accordo "Safe Harbour", complici le rivelazioni di Edward Snowden nel 2013. Il querelante si è detto molto soddisfatto, ritenendo che Washington sia ora costretta a cambiare le sue pratiche di sorveglianza.

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