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Siria, i curdi cercano di resistere a Ras al-Ain

Giovani combattenti curdi a Ras al-Ain verso cui si concentra l'offensiva turca. Keystone


L'esercito turco ha proseguito sabato l'offensiva, giunta al quarto giorno, nel nord-est della Siria presidiato dalle milizie curde mentre si sono moltiplicate le condanne internazionali contro l'operazione militare.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 ottobre 2019 - 20:50
tvsvizzera/reuters/spal con RSI (Tg del 12.10.2019)

Il ministro della difesa turco ha annunciato che l'esercito nazionale siriano (i ribelli sostenuti da Ankara) ha preso il controllo del centro di Ras al-Ain, una delle due città a ridosso della frontiera verso cui si sta sviluppando l'offensiva. Ma le Forze democratiche siriane (FDS), dominate dalle unità di protezione popolare (YPG) curde, hanno smentito la notizia.

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Fonti curde hanno precisato che si è trattato solo di una momentanea "ritirata tattica" in seguito agli intensi bombardamenti turchi e che nella città sono ancora in corso combattimenti.

Sul piano diplomatico, dopo le minacce di sanzioni da parte di USA e Unione Europea, la Lega Araba ha condannato l'offensiva e minacciato a sua volta provvedimenti contro Ankara. Intanto la Germania ha annunciato la sospensione delle esportazioni di armi verso la Turchia.

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Ankara ha intanto fatto sapere che non intende accettare la proposta di mediazione statunitense di colloqui tra turchi e curdi. "Non negoziamo con i terroristi, l'unica cosa da fare per questi terroristi è quella di deporre le armi", ha affermato il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu.

Secondo l'Osservatorio siriano dei diritti umani 74 miliziani curdi, 49 ribelli siriani e 30 civili sono morti dall'inizio dell'avanzata mentre Ankara riferisce di 459 membri dell'YPG "neutralizzati".


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